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Quinto Conto Energia: il derby inizia prima del fischio

Le bozze del Quinto Conto Energia, che tanto scompiglio hanno creato in questi giorni tra gli operatori del fotovoltaico, sarebbero confermate, almeno indirettamente: «In pratica, ci hanno fatto capire che la bozza è quella», ha commentato Giorgio Ruffini, presidente di Azione Energia Solare, a margine dell’incontro riservato tenutosi ieri a Roma tra i rappresentanti delle associazioni degli imprenditori del fotovoltaico, delle associazioni ambientaliste ed esponenti dei dicasteri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente. Per poter accedere agli incentivi, dunque, sarebbero confermati anche l’introduzione di un registro obbligatorio per gli impianti fotovoltaici con potenze superiori ai 3 chilowatt e i limiti di spesa: un limite semestrale e un tetto massimo di spesa per gli incentivi al fotovoltaico, fissato in 7 miliardi di euro all’anno.

La maggior parte delle critiche al Governo e, quindi, le richieste di mediazione, riguardano l’introduzione del registro, definita «la più grave delle ignominie» nel corso dei cosiddetti «Stati Generali delle rinnovabili», organizzati da Kyoto Club e Ises Italia e tenutisi nel pomeriggio, prima dell’incontro con gli esponenti dei ministeri. Tra le altre richieste fatte al Governo, però, c’è anche quella di far partire il Quinto Conto Energia non già dal mese di luglio, come scritto nelle bozze circolate, bensì al raggiungimento della soglia dei 6 miliardi di spesa annua. Un obiettivo da cui non saremmo lontani (stando al contatore del GSE, infatti, gli incentivi erogati finora per il fotovoltaico ammonterebbero già a 5,6 miliardi di euro) ma che assicurerebbe, in ogni caso, un passaggio più graduale dal Quarto al Quinto Conto Energia. Dagli “Stati Generali dell’energia e del risparmio energetico” è stata lanciata anche l’idea di una giornata unitaria di protesta (confermata per il prossimo 18 Aprile alle ore 11, in Piazza Montecitorio), e la proposta di costituire un tavolo di confronto permanente tra le associazioni che si occupano di fotovoltaico e ambiente.

Sul piano politico, però, non mancano le voci favorevoli all’azione del Governo Monti in tema di riduzione degli incentivi per il fotovoltaico e le rinnovabili. Ad esempio la deputata radicale in Commissione Ambiente, Elisa Zamparutti, è d’accordo con l’ipotesi di riduzione dato che è stato «superato già l’anno scorso l’obiettivo di 8.000 megawatt originariamente fissato al 2020». Secondo quanto riferito dall’agenzia Agenparl, l’Onorevole  Zamparutti ritiene che vi sia una campagna di disinformazione in atto e che ci siano inutili allarmismi, creati da chi ha interessi corporativi. Esattamente l’opposto dell’accusa che Kyoto Club rivolge alla lobby delle fonti fossili: “Questa prospettiva – si legge nel comunicato di mobilitazione del 18 aprile, in riferimento ai cambiamenti positivi che le rinnovabili stanno generando nel Paese – è in pericolo, proprio perché sta mettendo in crisi i grandi gruppi energetici e gli impianti di produzione di energia elettrica da carbone, petrolio e gas. E’ in corso una campagna mediatica che sta mettendo in luce solo i rischi e gli impatti in bolletta di questa crescita e non gli enormi vantaggi per il Paese, i cittadini e le aziende da una prospettiva di investimento in un modello energetico pulito, efficiente, distribuito”. Eppure la deputata radicale invita il Governo a procedere nella propria azione, riconoscendogli di aver semplicemente preso atto delle «storture del sistema e dei connessi rischi ambientali».

Nei giorni precedenti anche l’ex Ministro Maurizio Gasparri era intervenuto sulla questione ponendo l’accento sul consenso trasversale di cui gode il fotovoltaico in Parlamento. Circostanza che, secondo Gasparri, è sospetta, tanto da ipotizzare una “lobby” del fotovoltaico e invitare i presunti lobbisti a palesare le proprie intenzioni uscendo allo scoperto. Dall’area del Pdl, poi, è arrivato un ulteriore appoggio alla tesi della riduzione degli incentivi al fotovoltaico, ritenuti troppo generosi anche dal Sen.Andrea Fluttero, secondo il quale gli incentivi sono tra i responsabili dell’aumento delle bollette dell’energia elettrica. Sempre secondo Agenparl, Fluttero avrebbe richiamato la necessità di un riequilibrio degli incentivi per le energie rinnovabli a favore delle fonti «non fotovoltaiche», citando anche la mozione presentata da due senatori di opposti schieramenti, Simona Vicari (Pdl) e Francesco Ferrante (Pd), volta proprio a  «istituire un tavolo di confronto aperto con il Parlamento e gli operatori per calibrare i sistemi di sostegno alle diverse fonti rinnovabili».

Da registrare anche l’intervento dell’ex Sottosegretario allo Sviluppo Economico, Stefano Saglia, buon conoscitore del sistema, che ha difeso il Quarto Conto Energia varato dal Governo Berlusconi. Secondo l’agenzia giornalistica Agi, Saglia ha dichiarato che il provvedimento del precedente governo aveva posto le basi per «una crescita armoniosa delle fonti energetiche rinnovabili», con l’entrata in vigore, a partire del 2013, di un sistema di riduzione degli incentivi «a calare, seguendo i miglioramenti tecnologici». Secondo Saglia, l’unica modifica ragionevole dovrebbe dunque riguardare la migliore definizione della questione del “ Made in Europe”.

Ma non è finita qui: un altro ex Ministro, di orientamento politico opposto, ha voluto far sentire la sua voce. Edo Ronchi, già Ministro dell’Ambiente, ha dichiarato che sono i costi dei combustibili fossili a pesare maggiormente sulle bollette degli italiani rispetto a quelli per favorire le rinnovabili, riprendendo, in questo modo, una tesi chiaramente espressa, pochi giorni fa dal Ministro in carica Corrado Clini. Secondo Clini, infatti, per abbassare le tariffe, “bisogna innanzitutto pulire le bollette eliminando gli oneri impropri” – a partire da quanto ancora paghiamo per il Cip 6, per il nucleare e per gli sconti concessi alle grandi industrie energivore del Paese, come le acciaierie. Mettere in contrapposizione la riduzione della bolletta energetica e il sostegno alle fonti rinnovabili, dice Clini, è “un errore strategico”. Ronchi è andato oltre e, secondo l’agenzia Asca, ha ricordato che i costi dei combustibili fossili sulle bollette elettriche, per il 2011, ammontano a 58 miliardi di euro, con una crescita di 8,3 miliardi rispetto al 2010. A parere dell’ex ministro è dunque bene «tener presente che le fonti fossili costeranno sempre di piu’ (in particolare il petrolio), mentre i costi delle rinnovabili (e degli incentivi) sono in diminuzione».

Sulla medesima falsariga si inserisce l’iniziativa dei Senatori del Pd Francesco Ferrante e Roberto della Seta, i quali hanno presentato un disegno di legge per modificare la struttura delle bollette elettriche, con l’obiettivo di eliminare 4 miliardi di euro di oneri impropri. «Oggi – hanno dichiarato i senatori del Pd – le famiglie e le imprese pagano circa 4 miliardi per la messa in sicurezza dei siti nucleari, per i sussidi alle acciaierie, per regimi tariffari speciali alle Ferrovie. Questi costi vanno tolti dalle bollette e sostenuti con la fiscalità generale perché non hanno nulla a che fare con il finanziamento di un sistema energetico moderno ed efficiente». Infine la Cgil ha chiesto al Ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, l’apertura di un tavolo di confronto in merito all’intenzione del Governo di intervenire sul sistema degli incentivi per le rinnovabili, per valutarne attentamente sia il costo  che «il suo riflesso sulla bolletta energetica». L’estate è ancora alle porte ma il dibattito sulle rinnovabili sembra già destinato a diventare rovente.

Andrea Marchetti

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