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CITES 2010: la diplomazia del sushi

marzo 19, 2010 Internazionali, Politiche

Esemplari di tonno pinna blu, Courtesy of WWF.itLa “diplomazia del sushi”, messa in campo dal Giappone alla vigilia del voto sul bando alla commercializzazione del tonno rosso, ha prevalso ieri a Doha, in Qatar, dove è in corso la CITES, la 15°Conferenza delle Parti della Convenzione Internazionale sulle Specie a rischio di estinzione – nota anche come COP 15 (una sigla che non ha portato bene nemmeno a Copenhagen).

Secondo quanto riportato dal quotidiano economico Nikkei, l’ambasciatore nipponico in Qatar avrebbe offerto un sontuoso buffet a base di sushi e sashimi, il pesce crudo ormai di moda in tutto il mondo, invitando unicamente i rappresentanti dei Paesi giudicati da Tokyo come possibili alleati contro la proposta di bando commerciale, a livello internazionale, del tonno detto “pinna blu”, a rischio di estinzione.

Il ricevimento, che è riuscito a catalizzare circa 300 delegati da 50 Paesi, (principalmente da Africa, Asia, America Latina e Medio Oriente) ha visto esclusi Unione Europea, Stati Uniti e Monaco – tutti promotori dello stop internazionale al commercio – ai quali non è nemmeno pervenuto l’invito di partecipazione al ‘sushi party’. Protagonista del banchetto, manco a dirlo, il tonno rosso, che con estrema noncuranza (e cattivo gusto) gli organizzatori hanno offerto in abbondanza ai propri ospiti.

La strategia giapponese ha tuttavia centrato l’obiettivo: nonostante il 2010 sia l’Anno Internazionale della Biodiversità, dei 129 delegati governativi votanti ieri, 72 hanno votato contro la proposta di bando, 43 a favore e 14 si sono astenuti.

Il tonno rosso è attualmente ridotto sull’orlo dell’estinzione a causa di un eccessivo sfruttamento e della pesca illegale, dovuti essenzialmente alla rapida espansione del mercato di sushi e sashimi in Giappone, Europa e Stati Uniti. Gli stock mondiali si sono ridotti di oltre l’ 85% rispetto al livello in cui si è registrato il massimo storico della specie, tanto da convincere importanti gruppi della grande distribuzione europea, come Carrefour e Coop, a sospenderne l’acquisto e promuoverne l’interruzione della pesca, per consentire un progressivo ripopolamento.  

Il WWF ha già annunciato che porterà avanti un’azione di sensibilizzazione nei confronti di ristoratori, chef, dettaglianti e consumatori affinché interrompano l’acquisto e il consumo di questa specie a rischio – come ha già fatto, da un anno, il Principato di Monaco, il primo stato al mondo ad essere diventato interamente “bluefin tuna free“. 

Andrea Gandiglio

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