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Copenhagen, atto secondo

gennaio 14, 2010 Internazionali, Politiche

In vista dell’appuntamento del 31 gennaio, pubblichiamo un breve aggiornamento di Veronica Caciagli, Climate Change Officer della rappresentanza diplomatica britannica a Milano, che inaugura uno scambio di contenuti tra Greenews.info e il blog sui cambiamenti climatici del Consolato Generale Britannico in Italia.

Smoke Staks, Picture of Albert Palmer, Courtesy of USA Library of Congress, FlickrSecondo l’Accordo di Copenhagen, siglato il 18 dicembre scorso, gli Stati aderenti dovranno formulare i propri target di riduzione delle emissioni di gas serra entro il 31 gennaio – con l’obiettivo di arrestare l’aumento delle temperature globali entro i 2 gradi centigradi.

Ai Paesi industrializzati, chiamati “Annex I Parties” dal Protocollo di Kyoto, e’ richiesto di fissare degli obiettivi di riduzione quantificabili, espressi in termini percentuali rispetto a un anno base (“Quantified economy-wide emissions targets for 2020”).

I Paesi emergenti o “Non-Annex I” si impegneranno invece con azioni di mitigazione appropriate al caso specifico (“Nationally Appropriate Mitigation Actions”, o NAMA), che potranno consistere, ad esempio, nella riduzione della deforestazione di una certa percentuale, o nell’aumento dell’efficienza energetica.

Molti Stati hanno espresso le loro intenzioni rispetto agli obiettivi che intendono assumersi entro il 31 gennaio. Vediamo come apparirebbero le tabelle (oggi in bianco) nelle Appendici I e II dell’Accordo di Copenhagen, sulla base delle dichiarazioni fatte:

tabelle

Bastera’ al mondo per scongiurare un aumento della temperature superiore ai 2 gradi centigradi? Secondo il Climate Action Tracker sviluppato da Ecofys questi propositi non sono sufficienti: implementando le attivita’ proposte dagli Stati, la concentrazione delle emissioni di CO2 nell’atmosfera raggiungerebbei 650 ppm entro il 2100, a fronte degli attuali 390 ppm. A tali livelli di concentrazione, la temperatura crescerebbe di almeno 3 gradi, con un 25% delle possibilita’ che l’aumento ecceda i 4 gradi centigradi.

Risulta chiara, quindi, la necessita’ di impegni piu’ ambiziosi.

Veronica Caciagli

Climate Change Officer British Consulate General Milan

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