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CSR e ambiente, la Commissione UE chiede più trasparenza alle grandi aziende

Le tematiche ambientali sono sempre più legate alla Responsabilità sociale d’impresa (CSR). Cioè a quella pratica che vede le aziende inserire temi etici e di sostenibilità all’interno della loro visione strategica. Come, per esempio, l’uso consapevole ed efficiente delle risorse ambientali in quanto beni comuni, o la capacità di valorizzare le risorse umane contribuendo allo sviluppo della comunità locale.  Tuttavia, sono pochissime le norme a livello europeo e nazionale che rendono trasparenti queste pratiche.

Data la centralità che la CSR riveste ormai da parecchio tempo non solo dal punto di vista strettamente economico, la Commissione europea ha di recente proposto una modifica della normativa vigente in materia di contabilità al fine di migliorare la trasparenza di alcune grandi società sulle questioni sociali e ambientali. Le imprese interessate avranno l’obbligo di rendere note tutte le politiche, i rischi e i risultati riguardanti le scelte di corporate social responsibility. Azioni legate al lavoro, al rispetto dei diritti umani, alla lotta contro la corruzione e naturalmente all’ambiente. Le nuove norme si applicano soltanto alle grandi società con più di cinquecento dipendenti, perché i costi che le piccole e medie imprese (PMI) dovrebbero sostenere per ottemperare alla nuova normativa probabilmente supererebbero i benefici. Secondo la proposta, le imprese individuate dovranno pubblicare informazioni rilevanti e concrete in materia ambientale e sociale nelle relazioni annuali.

Questo approccio garantisce che gli oneri amministrativi siano ridotti al minimo. Invece che una vera e propria relazione di “sostenibilità” dettagliata, si pubblicheranno informazioni sintetiche, utili a comprendere l’evoluzione, i risultati e il posizionamento dell’impresa. Nel caso in cui la pubblicazione dei dati relativi a un determinato settore non sia rilevante per l’impresa, non ci sarà alcun obbligo di informativa, ma soltanto quello di motivare la scelta. Inoltre, è possibile pubblicare i dati a livello di gruppo, invece che per ogni singola società del gruppo. Il provvedimento proposto è stato concepito in un’ottica che lascia ampia flessibilità alle imprese, le quali possono divulgare le informazioni più pertinenti nel modo che ritengono più utile. Le società possono avvalersi delle linee guida nazionali o internazionali che ritengono più opportune, per esempio, il Global Compact delle Nazioni Unite.

Il commissario per il Mercato interno e i servizi Michel Barnier ha dichiarato: “Si tratta di aspetti importanti per la competitività dell’Europa e per la creazione di nuovi posti di lavoro. Occorre che le migliori pratiche diventino la regola”. Gli obblighi imposti dalla vigente normativa, infatti, si sono dimostrati non chiari e inefficaci, con un’applicazione difforme nei diversi Stati membri. In particolare la quarta Direttiva sul diritto societario, che disciplina la pubblicazione delle informazioni non finanziarie, lascia alle imprese la facoltà di rendere noti i dettagli sugli aspetti ambientali, sociali e di altra natura che riguardano le loro attività. Attualmente meno del 10% delle grandi imprese dell’UE pubblica con regolarità questo genere di informazioni. Col tempo alcuni Stati membri hanno introdotto obblighi che vanno al di là della direttiva, ma senza che nessuna norma sia armonizzata a livello UE.

Beatrice Credi

 

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