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Dalle “Oil free zone” all’ennesimo slittamento del SISTRI: luci e ombre del Collegato Ambientale Top Contributors

Il “Collegato ambientale alla Legge di Stabilità 2014, titolato (poco modestamente) “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali“, approvato il 13 novembre dall’aula della Camera è già approdato nell’aula del Senato.

Un provvedimento indubbiamente eterogeneo ad oggi costituito da ben undici capi per un totale di cinquantasette articoli, in cui sono affrontati grandi questioni come quelle relative al green public procurement ed interventi di dettaglio come le novità in materia di sottoprodotti utilizzabili negli impianti a biomasse e biogas.

Vi è anche una delega al Governo per l’introduzione di sistemi di remunerazione dei servizi ecosistemici e ambientali. Degna di nota è anche l’istituzione delle Oil free zone, pensate per promuovere, su base sperimentale e sussidiaria, la progressiva fuoriuscita dall’economia basata sul ciclo del carbonio e di raggiungere gli standard europei in materia di sostenibilità ambientale. Si tratta di aree territoriali nelle quali, entro un determinato arco temporale e sulla base di specifico atto di indirizzo adottato dai comuni del territorio di riferimento, si prevede la progressiva sostituzione del petrolio e dei suoi derivati con energie prodotte da fonti rinnovabili. Dal testo attuale tuttavia non ci paiono essere particolari indicazioni (e destinazione di risorse) su come possa avvenire la progressiva sostituzione…

Tra le norme di sicura suggestione per il grande pubblico vi è senz’altro la sanzione, dai trenta ai centocinquanta euro, che entrerebbe in vigore dal 1° luglio del 2015, per coloro che getteranno per strada, nelle acque e negli scarichi mozziconi di sigarette e gomme da masticare. Ai Comuni toccherà provvedere a installare nei luoghi di aggregazione, nei parchi e nelle strade appositi raccoglitori. Mentre ai produttori, insieme al Ministero dell’Ambiente, spetterà la realizzazione di campagne informative sulle conseguenze negative per l’ambiente derivanti dall’abbandono delle gomme da masticare e delle cicche dei prodotti da fumo. Nulla da dire, naturalmente, sulla bontà della norma, resta però l’amara costatazione che ci sia bisogno di una legge, e di ulteriori campagne informative, per promuovere dei comportamenti che riguardano il mero (buon) senso civico.

Più significative invece dovrebbero essere le misure in materia di mobilità sostenibile dove per il finanziamento di progetti, predisposti da uno o più enti locali e riferiti a un ambito territoriale con popolazione superiore a 100.000 abitanti, per la realizzazione di percorsi protetti per gli spostamenti, anche collettivi e guidati, di programmi di educazione e sicurezza stradale, di riduzione del traffico, dell’inquinamento e della sosta degli autoveicoli in prossimità degli istituti scolastici o delle sedi di lavoro nonché di iniziative di car-pooling, di bike-pooling e di bike-sharing ci sarebbero ben 35 milioni di euro. Tra le possibile misure vi è anche l’introduzione dei “buoni mobilità” ai lavoratori che usano mezzi di trasporto sostenibili.

Manco a dirlo però – sempre che il testo del collegato non venga modificato in Senato – perché dai progetti si passi alle azioni saranno necessario almeno un decreto del Ministro dell’Ambiente che definisca il programma sperimentale nazionale di mobilità sostenibile casa-scuola e casa-lavoro nonché le modalità e i criteri per la presentazione dei progetti. Entro sessanta giorni dalla presentazione dei progetti, poi, con un altro decreto del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, sentito, per i profili di competenza, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, si provvederà alla ripartizione delle risorse e all’individuazione degli enti beneficiari. Pur apprezzando la misura, quindi, crediamo sia ancora troppo presto per esprimere un giudizio sulla sua reale efficacia.

Non poteva infine mancare un’altra ennesima (mitica) proroga del SISTRI! Il collegato ambientale, infatti, prevede lo slittamento di un anno dell’entrata in vigore delle sanzioni. Certo si può apprezzare il fatto che, a differenza delle scorse proroghe, il nuovo posticipo dell’entrata in vigore non è stato fatto l’ultimo giorno utile, tuttavia non si può non notare il pantano in cui ci si è cacciati. Il SISTRI ha collezionato, dalla sua prima introduzione nel codice dell’ambiente nel 2009, una delle maggiori serie di rinvii, proroghe, “semplificazioni”, slittamenti, modifiche. Condivisibili a tal proposito le parole del vicepresidente di Confindustria per la Semplificazione e l’Ambiente, Gaetano Maccaferri, ascoltato in commissione Ambiente del Senato sulla “particolare attenzione che dovrà essere rivolta al Sistri che, nato per garantire la tracciabilità dei rifiuti, si è rilevato fallimentare nella sua concreta attuazione e non è tuttora funzionante”. Il SISTRI, ha sottolineato Maccaferri, “è inefficace, superato, costoso e difficile da usare” e “senza chiarimenti ministeriali, le necessarie modifiche normative, le semplificazioni annunciate a più riprese, non si capisce come si possano imporre le sanzioni dal primo gennaio 2015”. Confindustria del resto aveva già evidenziato in passato come, per rendere funzionale il SISTRI, fosse indispensabile intervenire sia sull’impianto informatico, per semplificare le procedure, sia sulle disposizioni normative, per correggere numerose disposizioni tra loro contraddittorie o non chiare.

Posto dunque che un sistema di tracciabilità di questo tipo va fatto, non fosse altro perché è l’Europa che lo richiede, non sarebbe il caso di sospendere tutto, ripensare in toto il sistema SISTRI e poi farlo ripartire quando tutti i problemi di operatività siano risolti? Perché, anche se nel frattempo valgono le precedenti sanzioni previste per il cartaceo, una norma, penale, che non prevede sanzioni non ha ragione d’essere. È come dire: siete obbligati a fare una cosa, ma se non la fate, non siete punibili. Una beffa che, proprio in un settore delicato come quello della gestione dei rifiuti, davvero rende tutto molto poco credibile…

Mariagrazia Chianura* e Antonio Sileo**

*Avvocato

** Ricercatore IEFE-Bocconi @ilFrancotirator

 

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