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Federbio insorge contro sentenza del Consiglio di Stato

febbraio 16, 2010 Nazionali, Politiche, Rassegna Stampa

Courtesy of rossogiallobianco (flickr)Con la sentenza n. 201000183 del 19 gennaio 2010 il Consiglio di Stato, supremo organo di consulenza giuridica-amministrativa dell’Esecutivo preposto alla tutela dei diritti e degli interessi legittimi dei privati nei confronti della Pubblica Amministrazione, ha autorizzato il ministero delle Politiche agricole a rilasciare permessi alla semina di organismi geneticamente modificati in Italia.

Sarà il vicepresidente di Futuragra, un’associazione friulana di imprenditori agricoli che vuole l’introduzione delle biotecnologie, Silvano Dalla Libera, il primo che potrà beneficiare di tale sentenza e seminare mais OGM, a condizione che si tratti di una varietà iscritta al catalogo comune.

La FederBio, Federazione Italiana Agricoltura Biologica e Biodinamica, che rappresenta 34 organizzazioni associate, è insorta e ha manifestato immediatamente il proprio dissenso. Nel comunicato stampa pubblicato sul sito internet la Federbio, voce del 40% dei produttori Bio italiani, dichiara che: “il Consiglio di Stato con questa sentenza dimostra di non aver tenuto in alcuna considerazione le necessità delle decine di migliaia di agricoltori che in Italia coltivano con metodo biologico i propri terreni, a favore dell’ambiente e della salute delle persone. L’introduzione della coltivazione degli OGM in Italia, in assenza di piani adeguati di protezione per le coltivazioni biologiche, mette a grave repentaglio la stessa possibilità di poter continuare a produrre in modo biologico, in quanto la facile contaminazione che può determinarsi sia per la fecondazione incrociata tra colture biologiche e OGM che per l’inevitabile contaminazione delle filiere comporterebbe la non possibilità di produrre e vendere prodotti biologici esenti da OGM, come la legislazione comunitaria richiede”.

Secondo gli operatori del comparto biologico in Italia sarebbe difficile anche rispettare la condizione di base che attiene alla distanza di separazione raccomandata, secondo il protocollo del Supply Chain Iniziative on Modified Agricultural Crops (Scimac) tra coltivazioni convenzionali e Gm, calcolato in 80 mt per il mais da foraggio e in 200 mt per il mais per l’alimentazione umana. Per questo le organizzazioni aderenti a FederBio invitano le Regioni a dichiarare i propri territori esenti da OGM, in modo da garantire lo sviluppo del biologico in Italia. Amareggiato nel constatare che il Consiglio di Stato ritenga la questione esclusivamente di natura economica, senza considerare gli ingenti vantaggi per la società, sia sotto l’aspetto ambientale che sotto l’aspetto economico, della biodiversità agricola e delle coltivazioni biologiche , il Presidente Paolo Carnemolla sottolinea che: “il biologico è sinonimo di prodotti di qualità, tracciabilità e trasparenza, requisiti richiesti da un numero sempre crescente di consumatori. Sia nei negozi che nei più grandi supermercati è possibile scegliere prodotti garantiti, contrassegnati dal bollino Bio. La normativa sul Bio vieta drasticamente l’impiego di OGM e derivati in ogni fase del processo produttivo, dunque il consumatore che non vuole mangiare OGM deve comprare biologico. Per questi motivi, la Federazione auspica una immediata e adeguata reazione da parte delle Istituzioni dopo la sentenza.”

Elena Marcon

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