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Governo M5S-Lega: le prospettive del cambiamento di passo sulla green economy

Venerdì 1 giugno, dopo quasi tre mesi di travaglio e un’inedita interferenza del Presidente della Repubblica – che ha rischiato di far saltare tutto – si è insediato ufficialmente il nuovo governo, espressione della maggioranza M5S-Lega emersa dalle ultime elezioni politiche e suggellata dal “contratto“ di programma raggiunto nella seconda metà di maggio.

L’esecutivo guidato dal Prof. Giuseppe Conte, al di là dell’evidente novità di portare per la prima volta al governo del Paese una forza, come il M5S, che ha da sempre l’ambiente come una delle proprie “stelle”, insieme alla Lega – più sensibile alle esigenze delle PMI, dei professionisti, degli artigiani e degli agricoltori, piuttosto che della grande industria - lascia ben sperare su un’accelerazione della “green economy”, a cui è dedicato esplicitamente un capitolo del Contratto.

Il riconoscimento stesso – nero su bianco – da parte di un esecutivo che gode di un’ampia maggioranza in Parlamento, che ci sia bisogno “di portare la questione ecologica al centro della politica” e che uno dei compiti del “Governo del Cambiamento” sia quello di “sostenere la green economy” è già un buon punto di partenza, tanto più se si tiene conto dell’ormai totale irrilevanza dei Verdi sulla scena politica nazionale e di altri tentativi velleitari e pasticciati degli ultimi anni, come quello di “Green Italia” (in cui avevamo creduto), due realtà che, nei fatti, non hanno mai saputo distaccarsi dalla sinistra e dal Pd, con l’esito che conosciamo.

Se la destra ai tempi dell’egemonia di Forza Italia non ha mai mostrato interesse ai temi ambientali (non ne ha mai capito le potenzialità economiche), la sinistra ha fatto ben peggio: ha voluto “marchiarli” come di propria competenza per poi relegarli in un cassetto o stravolgerli con operazioni di facciata che di “ecologico” avevano solo il nome del provvedimento. Basti pensare alle posizioni di Renzi e Galletti in occasione del “referendum sulle trivelle“.

Al M5S va riconosciuto il merito di aver traghettato l’ambiente al di là della destra e della sinistra, come dovrebbe essere ormai naturale nel 2018. Alla green economy non serve infatti ideologia, serve concretezza, serve il riconoscimento dell’improrogabilità delle scelte dettate dai pericoli dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici, serve la comprensione del fatto che l’economia verde, se ben impostata, genera opportunità (economiche e occupazionali) e non solo costi.

Questi principi vanno ora vanno incarnati in un’azione di governo, senza aspettare Godot… E sapere che a capo del Ministero dell’Ambiente siede ora Sergio Costa, un generale dei Carabinieri Forestali che ha combattuto contro il degrado della “Terra dei Fuochi” e che “dopo una vita trascorsa a denunciare problemi” ha dichiarato di aver intenzione di “portare soluzioni“, favorisce un certo ottimismo.

Costa ha fatto sapere di voler lavorare per ridare “centralità” al Ministero dell’Ambiente, grazie anche alla sinergia con le associazioni del territorio, i comitati e le imprese più sane. Sicuramente ha le competenze e la determinazione per poter riuscire nella missione, anche se la malafede di qualcuno, gli interessi in ballo e il rischio di un’opposizione pretestuosa da parte di chi deve recuperare, ad ogni costo, un ruolo che ha perso con le proprie mani, non gli renderanno la vita facile.

Andrea Gandiglio

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