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Greening-washing: le promesse tradite della nuova PAC

giugno 28, 2013 Internazionali, Politiche

In pubblico, Dacian Ciolos si è mostrato soddisfatto dell’accordo raggiunto sulla PAC mercoledì scorso tra Consiglio, Commissione e Parlamento europei, ma chi ricorda bene la sua proposta iniziale e ha seguito da vicino le trattative di questi tre anni, pensa che il Commissario all’Agricoltura sia molto deluso per i compromessi che hanno annacquato i buoni propositi con i quali era partito. Una politica agricola comune “più giusta, sostenibile, efficace e trasparente”, in grado di dare maggiore forza agli agricoltori: i punti fermi iniziali hanno trovato attuazione solo in parte nella versione finale, ma tra tutti quello che forse ha suscitato più delusione  degli operatori dell’agricoltura sostenibile è il cosiddetto greening.

Su questo aspetto, l’accordo prevede, come recita il comunicato della Commissione, che “il 30% dei pagamenti diretti sarà subordinato al rispetto di tre pratiche agricole benefiche per l’ambiente: diversificazione delle colture, mantenimento dei prati permanenti e conservazione del 5%, e successivamente del 7%, delle zone di interesse ecologico a partire dal 2018, o misure ritenute quantomeno equivalenti in termini di benefici per l’ambiente”. Inoltre, per quanto riguarda il secondo pilastro, “almeno il 30% del bilancio dei programmi di sviluppo rurale dovrà essere attribuito a misure agroambientali, ad aiuti all’agricoltura biologica o a progetti legati a investimenti o misure di innovazione benefici per l’ambiente”.

Un’impostazione che però non convince le associazioni ambientaliste e degli agricoltori biologici, convinte che il capitolo sul “rinverdimento” sia afflitto da vari vincoli, soglie e deroghe che, di fatto, lo svuotano di gran parte dell’efficacia. Un esempio su tutti, l’articolazione della norma sulla differenziazione delle colture: “Per accedere ai finanziamenti del greening sono esentate le aziende al di sotto di 10 ettari (33% della superficie agricola in Europa) e tra i 10 e 30 ettari sono necessarie solo 2 colture, con la coltura principale che non copre più del 75% della superficie (questo significa che il 46% della superficie agricola europea è esente da uno dei tre requisiti del greening); le aziende sopra i 30 ettari sono obbligate a tre colture, con la principale copertura massima del 75% e le due principali colture insieme per massimo del 95%”, spiegano le 14 associazioni italiane (AIAB, FAI, Federbio – Upbio, FIRAB, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Slow Food, Touring Club Italiano, Pro Natura, Società Italiana Ecologia del Paesaggio, WWF) impegnate da mesi per una riforma più aperta alla sostenibilità ambientale. La stessa dinamica si ritrova anche per la creazione delle aree di interesse ecologico, con il risultato che il 35,5% della superficie agricola in Europa viene escluso dalla misura, comprese molte aziende italiane, visto che nel nostro Paese la dimensione media è 8 ettari.

E anche se si considerano nel merito i singoli interventi, le critiche sono tante: “La diversificazione prevista è cosa ben diversa dalla rotazione delle colture, che è una delle pratiche di sostenibilità agricola”, spiega la presidente del comitato scientifico di Firab Maria Grazia Mammuccini. A non convincere è anche il fatto che la nuova PAC considera sostenibili molte altre pratiche in realtà distanti dall’idea di un’agricoltura a basso impatto ambientale: “Si è scatenato un gioco al ribasso, e dentro è finito un po’ di tutto. Si veda per esempio l’esenzione dei frutteti dagli obblighi del greening, fatta passare dal governo italiano”, riflette il presidente di Federbio Paolo Carnemolla. Il risultato, per Carlo Bogliotti, direttore della rivista di Slow Food “Slow” e osservatore attento delle trattative sulla PAC, è che “chi mette già in atto pratiche sostenibili non se ne avvantaggia per niente, mentre chi non le ha adottate finora troverà anche in futuro mille scappatoie per evitarle”. Facendo sì che, spiega Andrea Ferrante, presidente del Consiglio direttivo federale di Aiab, “a prendere i finanziamenti siano sempre le stesse grandi aziende che hanno una concezione industriale dell’agricoltura, attraverso un sistema ancora concentrato sui premi per ettari”.

Sollecitato dai giornalisti sull’argomento, in conferenza stampa, Ciolos ha difeso l’accordo, ma senza rispondere nel merito: “Si tirano conclusioni su misure ancora sulla carta. In realtà il greening apre una nuova era, perché un grosso importo del bilancio sarà d’ora in poi vincolato a pratiche di sostenibilità”.

Molto dibattuto è anche il fatto che la riforma conferisce maggiori libertà di decisione agli stati membri rispetto al passato su questioni fondamentali, come il supporto ai piccoli agricoltori, il tetto massimo e la riduzione dei pagamenti più ingenti in favore di chi riceve meno (l’80% degli agricoltori europei), lo spostamento di risorse dal pilastro riservato allo sviluppo rurale in favore di quello, già preponderante, legato ai pagamenti diretti. Ma quali stati avranno effettivamente l’interesse a sostenere piccole aziende agricole? Nelle trattative future, così come in quelle appena concluse, prevarranno “lobby trasversali a tutti i Paesi che puntano al massimo imput chimico ed energetico“, sottolinea Mammuccini. “L’UE ha perso un’occasione importante. Era l’unica che poteva dare il via a un cambiamento forte, mentre ha demandato molto agli stati per non assumersi la responsabilità di certe scelte”, continua Bogliotti.  Generando però, un quadro abbastanza negativo, in cui, a detta degli operatori, ci sono poche note positive (tra di esse il sostegno ai giovani e la semplificazioni per i piccoli produttori).

La possibilità di provare a recuperare risiede ora nelle negoziazioni a livello nazionale. “L’ipotesi in Italia è di fare un unico PSR (Piano di Sviluppo Rurale, ndr), e non più una ventina di PSR regionali com’è avvenuto finora. Questo uniformerebbe la situazione e renderebbe più facili le trattative”, rivela Carnemolla. Su tutto pende però la precarietà del governo: “Molto – conclude il presidente di Federbio – dipenderà dagli interlocutori politici che ci troveremo davanti”.

Veronica Ulivieri

Greenews.info ha dedicato al tema della riforma della PAC il Workshop IMAGE 2012. Guarda qui il video di sintesi degli interventi.

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