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I benefici delle rinnovabili. Intervista a Agostino Re Rebaudengo (APER)

luglio 18, 2013 Idee, Nazionali, Politiche

Spesso vengono accusate di essere le principali responsabili del caro-bollette, ma in realtà le rinnovabili contribuiscono ad abbassare il prezzo dell’energia. Per la prima volta, domenica 16 giugno 2013, l’interno fabbisogno italiano è stato soddisfatto per due ore dalle energie pulite, portando il costo a 0 euro, zero! Per spiegare questo fenomeno APER, l’associazione che dal 1987 rappresenta i produttori di energia elettrica da fonti rinnovabili, ha realizzato lo studio “Le energie rinnovabili e il mercato elettrico – I benefici delle rinnovabili sul prezzo dell’energia”, che sarà presentato oggi a Milano.

Nel documento si analizza il rapporto tra la presenza di fonti rinnovabili nel mercato dell’energia elettrica e l’abbassamento del prezzo dell’elettricità, ovvero il fenomeno del peak shaving. Il presidente dell’associazione Agostino Re Rebaudengo anticipa gli elementi principali del report e spiega la sua visione del futuro: “La crescita della diffusione delle rinnovabili ha avuto un momento in cui ci sono stati alti incentivi, e questo ha gravato sul prezzo dell’energia, che però in prospettiva scenderà, un po’ com’è avvenuto con i televisori a schermo piatto”.

D) Dottor Rebaudengo, domenica 16 giugno, per la prima volta, le energie rinnovabili hanno soddisfatto, anche se per un periodo di tempo molto limitato, il 100% della domanda italiana, facendo crollare il prezzo dell’energia. Pensare a un futuro in cui le rinnovabili potranno contribuire, in buona parte, al fabbisogno elettrico italiano quindi non è più fantascienza?

R) Quanto accaduto il 16 giugno è stato possibile grazie a una serie di concause, tra cui particolari condizioni meteorologiche e una domanda bassa. Queste due ore hanno però rappresentato un segnale molto significativo, dando l’idea dell’importanza assunta dalle rinnovabili, che oggi coprono il 25% della domanda, nel soddisfare il fabbisogno energetico. Ma questo episodio ha reso evidente anche che è possibile, sulla rete, la convivenza di queste fonti, più discontinue, con quelle fossili.

D) Fotovoltaico ed eolico, attraverso il peak shaving, contribuiscono a ridurre il prezzo dell’energia in Borsa. Come incide questo sulla bolletta delle famiglie?

R) Il peak shaving non incide a breve termine, perché il prezzo dell’energia in bolletta non si basa sul prezzo di mercato, ma su una tariffa concordata tra fornitore e cliente. Nel medio periodo, però, il fatto di produrre energia svincolandosi dal costo del petrolio e del metano porterà a una diminuzione del costo dell’energia. Negli ultimi dieci anni, il prezzo del petrolio e del gas è aumentato in Italia di oltre quattro volte. Riuscire a produrre sul nostro territorio energia con un costo del combustibile pari a zero, perché acqua, sole e vento sono gratis, è ovviamente molto vantaggioso. La crescita delle rinnovabili ha avuto un momento in cui ci sono stati alti incentivi, e questo ha gravato sul prezzo dell’energia, che però in prospettiva scenderà, un po’ com’è avvenuto con i televisori a schermo piatto.

D) Dunque gli incentivi sono stati un buon investimento?

R) Direi che sono stati un ottimo investimento. Studi autorevoli come quelli realizzati dal Politecnico di Milano o dalla Bocconi, facendo l’analisi costi-benefici sul periodo che va dai cinque anni appena trascorsi ai prossimi dieci, hanno calcolato che le rinnovabili assicureranno un vantaggio economico di 40-60 miliardi di euro, senza contare gli impagabili benefici per l’ambiente e la salute. E pensare che il governo italiano sta diventando matto per trovare 5 miliardi di euro per non aumentare l’IVA!

D) Da poco è finito il Quinto Conto Energia. Di cosa ha bisogno il settore fotovoltaico per continuare ad espandersi?

R) Oggi la tecnologia fotovoltaica è riuscita a rendersi competitiva nei casi di autoproduzione e stiamo combattendo per ottenere, anche in Italia, una legislazione ad hoc su autoproduzione e produzione distribuita sul territorio. In quest’ottica, i 400.000 impianti sui tetti sono stati una piccola rivoluzione, e anche in futuro ci saranno meno grandi centrali di riscaldamento, e più cogenerazione a livello distribuito. I condomini, per esempio, useranno il gas non solo per produrre calore, ma anche energia elettrica.

D) Quali opportunità offrono la detrazione del 50% per le ristrutturazioni e lo “scambio sul posto”?

R) La detrazione del 50% continua ad essere una buona opportunità. Rendere gli edifici meno energivori e allo stesso tempo in grado di sfruttare l’energia di cui sono investiti è una tendenza molto importante. Anche lo scambio sul posto è conveniente, visto che le tecnologie per immagazzinare energia sono ancora care. Penso però che in futuro assisteremo a un proliferare di sistemi di storage domestici: non ci sarà più bisogno di dimensionare il contatore, perché il picco, dato dal tenere accesi in contemporanea diversi elettrodomestici, sarà coperto dall’autoproduzione, attraverso l’energia accumulata. Lo scambio con il mercato dunque si ridurrà, anche se credo sia importante mantenerlo.

D) Qual è invece lo stato di salute del settore eolico?

R) Finalmente alcune Regioni e alcuni Comuni si sono resi conto che rappresenta un’opportunità. L’introduzione delle aste e dei registri ha rappresentato però uno sbarramento molto forte allo sviluppo di questa fonte, motivo per cui auspichiamo che vengano aumentati gli slot per i nuovi impianti.

D) Quanto è lontana ancora la grid parity per l’energia del sole e del vento?

R) Per quanto riguarda il fotovoltaico, se si considera l’autoproduzione, risulta già conveniente economicamente, senza contare i benefici per l’ambiente e la salute. Se guardiamo invece solo ai costi di generazione dell’energia, le fonti fossili hanno ancora qualche vantaggio: oggi il petrolio costa 103-104 dollari al barile per via della crisi, ma quando le economie di Cina e India ricominceranno a tirare, risalirà e aumenterà la convenienza del solare. Nell’eolico, la grid parity non è lontana: l’energia sul mercato viene scambiata a circa 70 euro a MWh, mentre quella del vento ha un prezzo nelle aste di 110 euro a MWh. La differenza rappresenta la strada che ci separa dal raggiungimento della grid parity.

D) Negli ultimi anni, gli investitori stranieri delle rinnovabili sono fuggiti dal nostro Paese. Come vanno le cose adesso? Continuano a guardare il sistema Italia con scarsa fiducia, come Paese i cui è difficile investire?

R) L’Italia deve fare, a mio parere, alcuni sforzi: cercare di non cambiare troppo spesso le leggi fatte nel passato, e allo stesso tempo rendere il clima complessivo, in termini per esempio di fisco, rapporti con i lavoratori, procedure e autorizzazioni, più trasparente e più semplice. Oggi il nostro Paese spaventa perché tutto questo è diventato molto complicato.

Veronica Ulivieri

 

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