Home » Internazionali »Politiche » IFAD: la biodiversità è nelle mani dei popoli indigeni:

IFAD: la biodiversità è nelle mani dei popoli indigeni

febbraio 20, 2015 Internazionali, Politiche

Cinquanta rappresentanti di organizzazioni di popolazioni indigene di tutto il mondo si sono incontrati nei giorni scorsi, a Roma, presso la sede del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), per discutere dell’importanza delle conoscenze tradizionali per sconfiggere la povertà e la fame e trasformare le comunità rurali. Si tratta dei rappresentanti di oltre 370 milioni di persone, originarie di circa 70 paesi in tutto il mondo, che si identificano come indigene e che per la maggior parte vivono in aree rurali.

“Ascoltare le popolazioni indigene ci aiuta a sostenere meglio i loro sistemi alimentari tradizionali attraverso i nostri programmi e i nostri progetti”, ha dichiarato Antonella Cordone, specialista tecnico e coordinatrice per le questioni indigene e tribali dell’IFAD che lavora con la popolazioni indigene da molto tempo e, in qualità di facilitatore, sostiene la loro partecipazione ai processi di definizione delle politiche e la preservazione del loro patrimonio culturale.

D) Tra i temi che il Forum sui popoli indigeni ha affrontato, c’è il contributo essenziale rappresentato dai metodi di sussistenza delle popolazioni indigene – basati sulle conoscenze tradizionali e sulla gestione collettiva del lavoro – alla gestione sostenibile delle risorse, della biodiversità e degli ecosistemi. Ci spiega meglio?

R) Da dieci anni, IFAD lavora con i popoli indigeni, ascoltando il loro punto di vista, cercando di comprendere la loro diversità anche rispetto alle altre comunità rurali per capire meglio quale contributo avremmo potuto offrire loro. Quello che abbiamo scoperto, in tutti questi anni, è innanzi tutto, la loro rivendicazione all’autodeterminazione in quanto popolo. Ma la scoperta del loro tratto distintivo riguarda proprio la loro organizzazione collettiva, la rivendicazione dei diritti collettivi rispetto alla terra. E la terra, per loro, non è solo un campo su cui lavorare ma è territorio, non è solo una commodity, qualcosa da sfruttare per renderla produttiva, ma qualcosa da nutrire perché a sua volta perché sia fonte di vita per il popolo.

D) Sulla sostenibilità avete un programma specifico?

R) All’interno di un dialogo più ampio che IFAD ha con i popoli indigeni, c’è anche la sostenibilità: oltre a questo Forum sui popoli indigeni, l’IFAD ha anche il Forum contadino e poi ci sono i parteneriati internazionali all’interno dell’ONU, singoli progetti. Poi a livello Paese, lavoriamo come supporto tecnico provando ad avere un approccio olistico, secondo la prospettiva stessa dei popoli che è quella secondo cui l’ambiente, il sociale, l’economico non sono separati ma fanno parte di una stessa “cosmogonia”.

D) I sistemi alimentari delle popolazioni indigene sono messi a rischio dall’assenza di una forma giuridica specifica di tutela dei diritti di proprietà collettiva delle terre?

R) Dire che non esiste una forma giuridica specifica di tutela dei diritti di proprietà collettiva delle terre non è del tutto corretto, o almeno lo è solo in alcuni contesti. A livello internazionale, sono stati fatti passi avanti: c’è stato un riconoscimento del diritto collettivo alla terra da parte della Dichiarazione dei diritti dei popoli indigeni delle Nazioni Unite – approvata dagli Stati membri nel 2007 – che completa la Carta dei diritti umani. Stesso riconoscimento è contenuto nelle ultime guide volontarie sviluppate della Fao ma soprattutto dalla Convenzione ILO 169 (adottata nel 1989 dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro) che, ratificata dai governi, diventa automaticamente legge. A livello nazionale, diversi Stati riconoscono il diritto collettivo alla terra, come Panama, Bolivia, soprattutto in America Latina. Ma il punto più critico è che proprio non esista riconoscimento dei popoli indigeni in alcuni paesi…

D) Questo rende i terreni di questi popoli più vulnerabili al land grabbing, all’accaparramento delle terre?

R) Certo. Per questo, per la diversità di leggi da Paese a Paese, la legislazione internazionale sta cercando di andare avanti. Questa spinta internazionale dei popoli indigeni è merito delle stesse popolazioni che hanno fatto lobbying per essere riconosciute e vedere tutelati i loro diritti. Anche nel settore privato, molti riconoscono uno dei diritti fondamentali dei popoli che è quello del consenso previo, libero e informato rispetto alle attività che poi devono essere messe in pratica nei territori dei popoli. Il fenomeno del land grabbing purtroppo riguarda soprattutto (ma non solo) i popoli: se è vero che l’80% della biodiversità è mantenuta, oggi, proprio in quelle zone dove vivono i popoli indigeni, lo è grazie alla loro sostenibilità e alla capacità di preservare la natura, che è madre, per le future generazioni. In un momento in cui le risorse naturali scarseggiano per tutti, una tale opera di conservazione della biodiversità crea tensioni, causate dai  grandi interessi di chi vorrebbe accaparrarsi quelle risorse.

D) Qual è in questo senso il ruolo di IFAD?

R) IFAD, in questo contesto, cerca di giocare un ruolo soprattutto di dialogo: questi popoli hanno storie di diritti negati che stentano a trovare spazi di dialogo con i governi. Non sempre ci riusciamo ma negli ultimi anni abbiamo più volte avuto la capacità di far sedere tutti intorno a uno stesso tavolo per discutere delle questioni più importanti: ed è ancora più difficile per i popoli indigeni, nell’ambito di processi globali tanto complessi, essere realmente ascoltati.

D) Avete provato a mappare i diversi fattori di pressione esterna che contribuiscono alla riduzione della biodiversità ed erodono le conoscenze tradizionali, minacciando la sicurezza alimentare non solo delle popolazioni indigene ma di interi paesi?

R) Sulla base dello scambio che c’è stato, alla grande ricchezza di conoscenze che c’è all’interno delle popolazioni indigeni purtroppo corrisponde una grande minaccia che esiste ed è rivolta contro i diritti alla terra. Perché se questi sono riconosciuti anche le conoscenze  tradizionali – pratiche agricole, saperi che si tramandano – hanno chance per essere preservate. Un altro aspetto evidenziato è il fatto che i sistemi di produzione industrializzata non riconoscono la diversità delle colture di ciascun popolo – fondamentale per far fronte al cambiamento climatico. Se tutta questa ricchezza si disperdesse – di colture e di conoscenza pre-scientifica che i popoli hanno – sarebbe la fine. Faccio un esempio: quando c’è stato lo tsunami, le uniche tribù che si sono salvate nel Sud dell’India, sulle isole Andamane, sono state proprio le tribù dei popoli indigeni che hanno riconosciuto i segni dello tsunami e si sono ritirate sulle montagne. Si perde questo: un patrimonio dal valore inestimabile che nessun computer potrà mai soppiantare.

Ilaria Donatio

 

 

 

Share and Enjoy:
  • Print
  • PDF
  • email
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • del.icio.us
  • Digg
  • Twitter
  • LinkedIn
  • Current
  • Wikio IT
  • Netvibes
  • Live




PARLA CON LA NOSTRA REDAZIONE

Newsletter settimanale


Notizie dalle aziende

Mais OGM? No, grazie. La risposta di Greenpeace allo studio dell’Università di Pisa

febbraio 16, 2018

Mais OGM? No, grazie. La risposta di Greenpeace allo studio dell’Università di Pisa

Commentando lo studio scientifico sul mais OGM reso noto ieri dalle Università di Pisa e Scuola Superiore Sant’Anna, l’associazione ambientalista Greenpeace sottolinea come le colture OGM, considerate “una panacea per la produzione di cibo”, costituiscano in realtà un freno per l’innovazione ecologica in agricoltura. Sottopongono l’agricoltura al controllo e ai brevetti di poche aziende agrochimiche e [...]

In diretta Facebook da un’auto elettrica: Margot Robbie online grazie alla batteria di una Nissan Leaf

febbraio 15, 2018

In diretta Facebook da un’auto elettrica: Margot Robbie online grazie alla batteria di una Nissan Leaf

Margot Robbie, attrice e produttrice australiana, di recente candidata al Premio Oscar 2018 come “Miglior attrice protagonista” per la sua interpretazione di Tonya Harding nel film “I, Tonya” (2017) è stata protagonista, in qualità di ambasciatrice dei veicoli elettrici Nissan, della sua prima diretta streaming su Facebook. Una diretta molto speciale perché alimentata per la prima [...]

“Sulle tracce dei ghiacciai”: stessa prospettiva ma cent’anni dopo. I cambiamenti climatici in due foto gemelle

febbraio 9, 2018

“Sulle tracce dei ghiacciai”: stessa prospettiva ma cent’anni dopo. I cambiamenti climatici in due foto gemelle

ll clima continua a cambiare e i ghiacciai proseguono nel loro inesorabile arretramento. Per aumentare la consapevolezza pubblica su questo devastante fenomeno il fotografo ambientalista Fabiano Ventura ha avviato, a partire dal 2009, un progetto internazionale fotografico-scientifico decennale, articolato su sei spedizioni, che documenta gli effetti dei cambiamenti climatici sulle più importanti catene montuose della Terra [...]

Guida ecologica: il Ministero dell’Ambiente propone una certificazione per le autoscuole

febbraio 5, 2018

Guida ecologica: il Ministero dell’Ambiente propone una certificazione per le autoscuole

Una certificazione per la guida ecologica. È quanto annunciato sabato 3 febbraio dal Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, per ridurre le emissioni di inquinanti nell’aria attraverso un nuovo approccio alla guida delle auto. Lo smog è infatti una vera e propria “spada di Damocle” che pende sulle grandi città italiane, in particolare del Nord Italia, [...]

Giornata Nazionale contro lo Spreco Alimentare: ogni famiglia butta via 85 kg. di cibo all’anno

febbraio 5, 2018

Giornata Nazionale contro lo Spreco Alimentare: ogni famiglia butta via 85 kg. di cibo all’anno

Il 2018 sarà l’anno zero per le rilevazioni sullo spreco del cibo in Italia: perché per la prima volta arrivano i dati reali sullo spreco alimentare nelle nostre case, integrati da rilevazioni nella grande distribuzione e nelle mense scolastiche. Gli innovativi monitoraggi, su campione statistico di 400 famiglie di tutta Italia e su campioni significativi [...]

Ricerca Schneider Electric: le grandi aziende fanno progressi sulla sostenibilità ma non sono ancora “smart”

febbraio 1, 2018

Ricerca Schneider Electric: le grandi aziende fanno progressi sulla sostenibilità ma non sono ancora “smart”

Una nuova ricerca resa nota da Schneider Electric, leader mondiale dell’automazione e trasformazione digitale dell’energia, rivela che benché la gran parte delle grandi aziende si sentano pronte per affrontare un futuro decentralizzato, decarbonizzato e digitalizzato, molte, in realtà, non stanno ancora prendendo le necessarie misure per integrare e fare evolvere i loro programmi energetici e [...]

Greenpeace: “è criminale non agire contro lo smog”. Azione dimostrativa a Bruxelles

gennaio 30, 2018

Greenpeace: “è criminale non agire contro lo smog”. Azione dimostrativa a Bruxelles

Attivisti di Greenpeace sono entrati in azione stamattina a Bruxelles, scoprendo il loro petto e mostrando un lavoro di body art che ritrae i loro polmoni, per chiedere aria pulita e provvedimenti contro lo smog ai Paesi convocati d’urgenza oggi dal Commissario europeo per l’ambiente Karmenu Vella. Nel 2017 la Commissione europea aveva già messo [...]

Visualizza tutte le notizie dalle Aziende