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Il nuovo mondo degli ITS: come la mobilità intelligente può cambiare i comuni italiani

dicembre 5, 2012 Nazionali, Politiche, Smart City

Oltre ventimila chilometri di rete ferroviaria, 168 porti, più di 260mila km di rete stradale e autostradale, e 45 aeroporti certificati ENAC: questa la fotografia dell’Italia che viaggia e lavora, secondo Tts Italia promotrice degli “stati generali” degli operatori di sistemi per la mobilità intelligente, riuniti a Bologna il 3 e 4 dicembre per il secondo anno consecutivo.

Cos’è cambiato nel trasporto pubblico e privato delle città italiane, in questi dodici mesi? Tra le strette della spending review e i tagli dei trasferimenti statali nei trasporti, come riescono le amministrazioni a garantire i servizi e a far fronte a investimenti? Le esperienze di Verona e Perugia rivelano come gli scenari di spostamenti urbani veloci, semplificati e integrati dalle tecnologie degli Intelligent Transportation Systems (Its) siano, per alcune città, realtà concrete. Per altri centri si tratta comunque di soluzioni a portata di mano, mentre per altri ancora sono solo orizzonti futuribili.

“Progettare e implementare l’adozione di sistemi del genere vuol dire affiancare la pubblica amministrazione anche per diversi anni”, spiega Lorenzo Meschini, Ceo di SISTeMA, che cura per la città di Torino l’installazione di software per la simulazione e previsione dei flussi di traffico in tempo reale. “Una previsione del traffico e informazione all’utenza che sia tempestiva, affidabile e accurata sono un’esigenza drammatica per gli operatori stradali”, racconta. A partire da dati rilevati da sensori, gps e telecamere, i modelli matematici elaborano previsioni in grado di capire e quindi governare il traffico di breve periodo, per esempio orientando il cittadino verso percorsi meno congestionati, attraverso pannelli a messaggio variabile, sms o radio. “Gestire il traffico è un tema di enorme interesse anche all’estero, ma in Italia abbiamo prodotto esperienze molto avanzate a livello internazionale” spiega ancora Meschini, che oltre la realtà piemontese vanta, come committenti, le aziende di trasporto di Bruxelles, Londra, Bogotà e Mosca.

L’Italia resta “uno dei Paesi Europei a più alta densità di traffico interno”, si legge nel documento presentato da Tts e ora all’attenzione del Ministero dei Trasporti “ai limiti della saturazione”, perché distribuito in modo non uniforme lungo la rete di trasporti. Un sistema su cui grava un pesante squilibrio modale:il 91,86% degli spostamenti avviene su strada, mentre il restante 8,14% è suddiviso fra ferrovia/tranvie/metropolitane/funicolari/funivie (5,98%), aereo (1,72%) e vie d’acqua (0,44%)”. Sconfortante anche il bilancio del traffico merci con origine e destinazione interne al territorio italiano: quasi il 62 per cento viaggia su gomma, mentre il resto risulta distribuito fra ferrovia/oleodotti (13,02%) e vie d’acqua (24,58%). E le inadeguatezze infrastrutturali comportano “esternalità negative pesanti in termini di congestionamento, inquinamento ambientale e sicurezza”, concentrate lungo alcune direttrici critiche e nelle aree urbane e metropolitane, poli d’attrazione del 70 per cento dei veicoli. Un sistema, infine, di grande “vulnerabilità nel caso di eventi eccezionali, specie meteorologici, dovuta alla mancanza di percorsi alternativi su alcuni itinerari chiave della rete e di servizi di informazione all’utenza altamente efficienti”.

Necessaria quindi e non differibile una pianificazione più sostenibile della mobilità nazionale e locale. Spinta decisiva in tal senso è arrivata dalla Direttiva europea 2010/40, recepita nel Decreto Sviluppo-bis (“Dl 18 ottobre 2012, n. 179 recante Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese”), che impegna gli stati europei a investire in Its. La proposta di Piano d’Azione degli Its, elaborata da Tts Italia con le principali associazioni di settore (Anfia, Assoporti, AssTra, Federtrasporto), se approvata dal Ministero impegnerà il nostro Paese, in sede europea, a dare attuazione a un programma quinquennale d’investimenti.

“Lo scorso 4 ottobre è stato un giorno importante per il mondo delle tecnologie con l’approvazione del Decreto Sviluppo Bis – commenta Rossella Panero, presidente di Tts Italia – Un passo fondamentale, atteso da tempo, per aprire nuove opportunità all’intero settore”. Nel trasporto collettivo, dove Tts collabora con Club Italia per i sistemi di pagamento elettronici a microchip, le innovazioni più promettenti sono quelle capaci di “interoperabilità”: dall’infomobilità alla gestione del trasporto pubblico, dal mobile ticketing alle applicazioni sulla sosta e sul car e bike-sharing, sistemi diversi dovranno dialogare tra loro a misura di utente.

A Perugia i dispositivi adottati già da alcuni anni danno ottimi risultati. Leonardo Naldini, dirigente della Mobilità del capoluogo umbro, sostiene che  ”l’installazione di varchi elettronici per l’accesso alla Ztl ha abbattuto del 91 per cento gli ingressi abusivi al centro storico, mentre la centralizzazione semaforica attraverso l’Urban Traffic Controller ha ridotto i tempi di viaggio in città del 15 per cento, dimezzando le code ai semafori e diminuendo del 10 per cento le emissioni inquinanti da carburante”. Altrettanto efficaci si sono rivelati i sistemi di monitoraggio del trasporto pubblico, con semafori che danno priorità agli autobus, ma anche l’indirizzamento degli automobilisti verso i parcheggi ancora liberi, sistema che ha liberato l’impianto stradale perugino, fatto in gran parte di tracciati medievali, dal “traffico parassita”, il traffico di chi procede a caso senza arrivare a destinazione. In via di costruzione, invece, il monitoraggio degli autobus turistici, che saranno ammessi attraverso varchi automatici in determinate zone anche in base alla loro classe ambientale (la “euro 4″ avrà più possibilità delle più inquinanti ed obsolete euro zero, euro uno ecc.). Per il 2013 il Comune di Perugia ha messo a bilancio un budget di circa 3 milioni di euro per il rinnovo degli impianti di risalita al centro, le scale mobili per la Rocca Paolina. Negli ultimi 4 anni sono stati destinati alla mobilità circa 7 milioni di euro. “Già da anni riusciamo a garantire i servizi ricorrendo a canali straordinari di finanziamento, come progetti europei o fondi ministeriali su singoli progetti” spiega Naldini. “Siamo quindi in corsa per inventare nuove tecnologie con cui aggiudicarci fondi che compensino i mancati trasferimenti ordinari. Ma di questo passo non ci sono garanzie per il futuro, si rischia di alzare presto bandiera bianca” conclude il dirigente.

Altrettanto capaci di catalizzare fondi di diversa provenienza (Regione Veneto e Ministero dell’Ambiente) sono anche gli amministratori di Verona. Nel capoluogo scaligero, con il progetto City Pass “l’Amministrazione ha introdotto un sistema di rilascio dei contrassegni per disabili condividendo la banca dati delle targhe dei veicoli con tutti i Comuni della Provincia – spiega Bruno Pezzuto, responsabile della Centrale Mobilità del Comune – In tal modo ci si sposta liberamente, senza dover comunicare preventivamente per essere autorizzati alle Ztl”. Tecnologia davvero user friendly. Ma il passo successivo sarà dotarsi di dispositivi di radiodeterminazione RFID (Radio Frequency Identification) multifunzione: con un unico tag, un codice identificativo inserito in adesivi da applicare a vetro, si potranno trasmettere informazioni diverse (permessi per Ztl, contrassegni invalidi, pagamento della sosta ecc.). “L’utente chiede semplicità e flessibilità – spiega Pezzuto – perciò la risposta è nella standardizzazione: dispositivi generici, condivisi tra più Comuni e che rispondono a più funzioni”. Attualmente Verona ha installato dispositivi RFID per il trasporto merci, ma conta di estenderli a tutti i contrassegni. Tra spese correnti e investimenti, circa 7 milioni sono stati investiti dal 2004 a oggi a Verona, cofinanziati anche qui da risorse regionali e ministeriali.

A ostacolare il pieno decollo degli Its, infatti, sarebbero proprio i gap dovuti a “un’elevata parcellizzazione degli interventi e la mancanza di integrazione fra i sistemi a cui spesso si aggiunge la carenza di adeguati finanziamenti” fa eco Tts Italia. Tra le soluzioni individuate, “un programma nazionale di ricerca nel settore e la creazione di un database unico sui benefici delle diverse applicazioni, secondo un modello già in uso negli Usa. Ma anche riclassificare le strade in base alla loro dotazione tecnologica, biglietti elettronici per bus, tram e metropolitane utilizzabili in diverse città, aggiornare l’architettura telematica nazionale (Artist) con sistemi aperti e interoperabili.

Cristina Gentile

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