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La corsa più pazza del mondo, contro la CO2

Lo Scienziato Pazzo, Courtesy of Davide Pravettoni, Flickr.comSecondo le stime del rapporto International Energy Outlook 2010 della EIA (l’Energy Information Administration americana), diffuso nei giorni scorsi, le emissioni di anidride carbonica sono destinate a crescere se non si interverrà tempestivamente con leggi e normative che regolino il consumo di carburanti fossili e che puntino a rafforzare la diffusione delle rinnovabili.

Il rapporto rende infatti noto che le emissioni globali di diossido di carbonio cresceranno del 43% entro il 2035, qualora non si intervenga sugli attuali standard di consumo applicando restrizioni a livello globale.

L’incremento delle emissioni sarà determinato, per il 49%, dal consumo crescente di energia a livello mondiale, mentre lo sviluppo industriale dell’Asia contribuirà all’aumento per il 35%.

Nel frattempo a Bonn, in Germania, sono ripartiti, da ieri, i negoziati sul clima in ambito Onu, con la sessione ufficiale della Convenzione Quadro per i Cambiamenti Climatici (Unfccc) in cui 182 governi e oltre 4.500 partecipanti (tra delegati governativi, rappresentanti di imprese e industria, organizzazioni ambientaliste e istituti di ricerca) riprenderanno, fino all’11 giugno, il discorso lasciato aperto alla Conferenza delle Nazioni Unite di Copenaghen (Cop15).

Sempre ieri la Commissione Europea ha autorizzato l’Olanda a fornire 10 milioni di euro di aiuti alla Nuon Energy Sourcing NV per un progetto dimostrativo per la cattura e lo stoccaggio delle emissioni di anidride carbonica, sostenendo che si tratta di aiuti di Stato in linea con le regole comunitarie, perché “gli effetti positivi di questa misura sono superiori rispetto alle possibili distorsioni della concorrenza” e incoraggiando l’operazione come parte del pacchetto europe0 clima-energia per raggiungere gli obiettivi ambientali fissati per il 2020.

Sembra dunque non esserci altra soluzione: per recuperare il controllo del clima globale occorre in qualche modo raffreddare l’atmosfera, eliminando i gas ad effetto serra, partendo dalla CO2.

Nella maggior parte dei centri di ricerca si fa tuttavia largo l’idea che contenere al ribasso le immissioni di anidride carbonica non sia affatto sufficiente. Il vero salto di qualità starebbe nel riassorbire le quote di CO2 ormai rilasciate.

E’ su questo presupposto che gli ingegneri climatici, a livello mondiale, si sono scatenati dando il massimo della creatività. Vediamo alcuni esempi recentemente riportati da Il Sole 24 Ore:

- a Silicon Valley, negli Usa, si sta valutando la possibilità di rilasciare nelle acque degli oceani enormi quantità di particelle di ferro con il compito di stimolare la proliferazione del fitoplancton, che a sua volta potrebbe assorbire la CO2, rilasciando nel contempo ossigeno. Un calcolo che va sicuramente bene su carta, ma i cui effetti reali sull’ambiente sono tutti da dimostrare.

- Nei giorni scorsi, sempre negli Usa, è stata annunciata la creazione di cellule che si autoriproducono, alle quali c’è chi pensa di affidare una supercrescita di alghe in grado di divorare la CO2.

- All’Università di Calgary, in Canada, si ipotizza invece la copertura dei grandi edifici nelle aree urbane con filtri impregnati di soluzioni chimiche fissanti, in grado di afferrare l’anidride carbonica e trattenerla.

- Ma alla Columbia University si va ben oltre, con il progetto di creazione di alberi sintetici, capaci di inghiottire mille volte più CO2 di qualsiasi vegetale naturale per poi liquefare il gas e ottenerne un carburante.

- C’è poi anche chi propone di creare nuvole artificiali per schermare le radiazioni solari e aiutare il raffreddamento della superficie del pianeta Terra: a Edimburgo, in Scozia, si studia la possibilità di mettere in mare una super flotta di almeno 1500 navi (costo stimato intorno ai 5mld$) che dovrebbero aspirare l’acqua degli oceani e poi “spruzzarla” nell’atmosfera, come un gigantesco aerosol, per aumentare il volume di nubi globale.

- Merita rilievo anche la proposta di immettere particelle di zolfo nell’atmosfera servendosi di aerei, sulla base del fatto che nel 1991 l’eruzione del vulcano Pinatubo (le cui nubi, come quelle di tutti i vulcani, contenevano zolfo) portò ad un abbassamento di circa mezzo grado della temperatura media in zona, per alcuni anni.

- Last but not least, il progetto delirante di inviare nello spazio una flottiglia di satelliti – o miliardi di dischi – dotati di grandi specchi riflettenti, allo scopo di deviare gran parte delle radiazioni del Sole, senza per altro alcuna idea dei possibili effetti collaterali sul clima.

Certe volte anche gli scienziati farebbero bene a pensare di più prima di parlare.

Andrea Gandiglio

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