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La plastica della discordia. Continua il braccio di ferro ANCI-Conai sui corrispettivi

Le trattative per la definizione dell’Accordo Quadro Anci-Conai 2014-2018 sono ancora in corso. Il precedente Accordo è scaduto il 31 Dicembre 2013, ma per consentire di raggiungere un’intesa sul suo aggiornamento ne era stata concordata la proroga fino al 31 marzo.

Per capire il punto della questione è utile ricostruire brevemente il funzionamento del sistema. Nel nostro Paese, il recupero degli imballaggi provenienti dalla raccolta differenziata avviene principalmente attraverso il sistema Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi), che si basa sull’attività di sei Consorzi di filiera che rappresentano diverse tipologie di materiale (CiAl – alluminio, Comieco – carta, Corepla – plastica, Coreve – vetro, Icrea– acciaio, Rilegno – legno). I Consorzi di filiera hanno la funzione di coordinare, organizzare e incrementare il ritiro dei rifiuti di imballaggi raccolti dal servizio pubblico, la raccolta dei rifiuti di imballaggi delle imprese industriali e commerciali, il riciclaggio e il recupero dei rifiuti di imballaggi, la promozione della ricerca e dell’innovazione tecnologica finalizzata al recupero e riciclaggio.

Il meccanismo istituito prevede che i Consorzi associno i produttori e gli utilizzatori di imballaggi, i quali versano al Conai un contributo ambientale (conosciuto come CAC) per ogni tonnellata di imballaggi immessa al consumo. Quando gli imballaggi raccolti attraverso la differenziata vengono consegnati ai consorzi di filiera, ai Comuni viene “restituito” il CAC attraverso i corrispettivi Conai. Ed è proprio intorno a quest’ultimo passaggio che è scaturito, negli ultimi mesi, un acceso dibattito.

L’Associazione Nazionale Comuni Virtuosi, nel 2013, ha infatti redatto un dossier, in collaborazione con E.S.P.E.R., nel quale ha indicato, motivandole, alcune proposte da portare all’interno delle trattative per il nuovo Accordo Quadro Anci Conai. Le proposte sono state sottoscritte da oltre 220 comuni e 4 consorzi, per un totale di oltre 4.500.000 di cittadini rappresentati.

La necessità di ridefinire in modo profondo e radicale l’Accordo nazionale Anci-Conai – si legge sul sito dell’associazione – è dimostrato dal fatto che a partire dal 2011 i quantitativi conferiti dai Comuni nell’ambito dell’accordo quadro sono diminuiti mentre in precedenza erano sempre aumentati. Per gli imballaggi in carta i Comuni che negli ultimi tre anni sono usciti dall’Accordo quadro hanno ottenuto ricavi spesso raddoppiati. Il motivo principale che ha determinato questa situazione paradossale era già stato individuato nel 2008 dall’Antitrust con il rapporto IC26 affermava che la RD degli imballaggi è “una risorsa economica che i Comuni italiani non riescono a sfruttare e che potrebbe invece, con un opportuno ricorso al mercato, garantire ai cittadini un servizio di raccolta migliore e tariffe più basse…”.

E ancora: “negli ultimi anni il valore di mercato dei materiali conferiti dai Comuni italiani al sistema Conai è arrivato a superare i 200 milioni di euro (anche se l’Antitrust ritiene che alcuni consorzi non abbiano cessato di conferire gratuitamente ai propri associati una parte consistente di quanto gestito). Questi introiti, secondo l’Antitrust, dovevano essere incassati dai Comuni italiani ed invece hanno determinato un enorme avanzo di bilancio del sistema Conai (nel 2011 erano già 317 milioni i fondi a riserva dei consorzi di filiera e del Conai)”.

Su queste premesse, l’Associazione nazionale Comuni Virtuosi chiede che nel nuovo Accordo quadro siano riconosciuti pienamente ai Comuni italiani “i valori di mercato dei materiali conferiti e che il corrispettivo venga riconosciuto solo per rimborsare i costi di raccolta degli imballaggi (come succede nel resto d’Europa), o i maggiori oneri di raccolta come stabilito in Italia a seguito dell’approvazione del Decreto Legislativo 152/2006”.

L’Associazione ritiene inoltre che ANCI (l’Associazione Nazionale Comuni Italiani), che siede al tavolo delle trattative, debba assumere posizione su alcuni punti imprescindibili, come l’aumento dei corrispettivi, l’aumento del CAC, la rimodulazione del CAC in relazione alla effettiva riciclabilità degli imballaggi.

In linea con l’approccio adottato, l’Associazione ha infine ribadito più volte di non essere disponibile ad avvallare nessun accordo che premi economicamente, in misura maggiore, l’avvio all’incenerimento rispetto al recupero della materia, né che penalizzi economicamente le gestioni virtuose in linea con gli obiettivi europei e nazionali (che hanno una percentuale di RD oltre al 65% ed una elevata qualità dei materiali raccolti) rispetto alle gestioni meno efficienti.

Sulle prospettive del nuovo Accordo è intervenuto, nei mesi scorsi, anche l’ATO Rifiuti Torinese: il direttore Paolo Foietta ad inizio 2014 ha infatti sottoscritto con l’Associazione nazionale Comuni Virtuosi un appello ad Anci ed al suo presidente Piero Fassino, sindaco di Torino, con la richiesta di evitare di chiudere l’accordo al ribasso: “I comuni italiani devono portare a casa da questo accordo risorse aggiuntive, almeno 150.000.000 €/anno in più rispetto a quanto erogato loro complessivamente nel 2012, per coprire anche se ancora solo parzialmente, i costi reali che gli stessi sostengono per le raccolte, il trasporto e la selezione di imballaggi”.

Tema sul quale Foietta è tornato anche pubblicamente, durante un convegno organizzato a fine gennaio a Beinasco (TO) da Covar 14 ed ACR+, e nel quale ha accusato Conai di avere accantonato negli anni milioni di euro: “Corepla, in particolare, ha messo da parte 223 milioni. Risorse sottratte ai comuni, che anzi, per poter avere i contributi, hanno dovuto affrontare sempre maggiori costi di prepulizia per cercare di rientrare nelle fasce di qualità stabilite”.

Contestazioni respinte fermamente da Luca Piatto, responsabile dell’Area Rapporti con il Territorio per Conai, che era presente tra il pubblico e ha ricordato come “negli anni passati è accaduto che alcuni consorzi di filiera siano andati in deficit, avendo sostenuto maggiori costi rispetto ai ricavi. Dal 2009 tale situazione è stata aggravata dalla crisi economica. Per questa ragione nel 2010 sono stati aumentati i CAC (contributi ambientali) e questo ha determinato maggiori ricavi rispetto ai costi sostenuti, che in parte sono stati usati per ripianare l’esposizione degli anni precedenti, in parte per sostenere l’aumento dei conferimenti da raccolta differenziata negli anni successivi”.

Il tema, quindi, resta bollente e genera grande attenzione, per gli interessi economici coinvolti, soprattutto tra i Comuni. Ma non soltanto.

Per capire il lavoro che c’è dietro la raccolta dei materiali differenziati – spiega Fiorenzo Borlasta, direttore di Cosmo S.p.A., società pubblica che gestisce rifiuti urbani nell’area del Monferrato casalese – occorre ragionare su alcuni dati: nel caso degli imballaggi in plastica, ad esempio, un carico di questo materiale, che è estremamente leggero, pesa circa una tonnellata. Ma occorrono circa sei ore di lavoro per arrivare a riempire uno dei nostri camion per la raccolta rifiuti. A questi costi di raccolta si aggiunga il costo del lavoro successivo di prepulizia manuale ed i conti sono presto fatti”.

Un lavoro, quello di prepulizia, irrinunciabile. Allo stato attuale, infatti, secondo quanto previsto dall’Accordo in fase di rinnovo, il corrispettivo per la plastica prevede un sistema a fasce: se nel materiale conferito a Corepla sono presenti impurità in misura inferiore al 4% il contributo ammonta a circa 300 euro a tonnellata, se le impurità sono ricomprese tra il 4 ed il 15% diminuisce a 190 euro, se si supera il 15% il materiale viene declassato e non vengono riconosciuti corrispettivi.

Visti i riflessi sul nostro lavoro – aggiunge Borlasta – seguiamo con estrema attenzione l’evoluzione della trattativa. La nostra associazione di categoria, Federambiente (Federazione Italiana Servizi Pubblici Igiene Ambientale), ci tiene costantemente aggiornati e ci conferma una volta di più come le maggiori problematiche riguardino il riconoscimento di maggiori corrispettivi per la raccolta degli imballaggi in plastica, sul quale parrebbe che Anci e Conai si siano arenati”.

Non ci resta che attendere la fine della giornata per capire come evolveranno le  cose e se, e soprattutto se e come, la trattativa verrà chiusa.

Marina Maffei*

* Avvocato, consulente del Consorzio Casalese Rifiuti

 

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