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L’infinita lotta all’amianto e alle sostanze pericolose. Convocata a Ginevra la “Convenzione di Rotterdam”

E’ un killer che si nasconde, silenzioso e subdolo, che “si attacca al lavoro“. Le principali vittime dell’amianto, nel tempo, sono state coloro che hanno lavorato alla produzione del materiale, che lo hanno applicato, spostato, maneggiato ma anche tutti quelli che vivono o lavorano in ambienti dove il materiale è presente.

Oggi è ancora emergenza: 800/1000 morti l’anno. A tanto ammonta la mortalità per malattie correlate. E il fenomeno durerà, a quanto pare, fino al 2020. Domenica scorsa la Giornata Internazionale delle Vittime e il raduno nazionale in Piazza San Pietro organizzato dall’Osservatorio Nazionale sull’Amianto. Celebrazioni in memoria di chi è stato esposto ai danni dell’amianto, per evitare che altri ne rimangano vittima.

Risale invece a marzo scorso la pubblicazione del Piano Nazionale Amianto (PNA) che ha la funzione di fotografare la situazione attuale sul territorio italiano e di fissare gli obiettivi da perseguire a breve e lungo termine. Il documento attualmente è all’esame della Conferenza Stato-Regioni. Nel documento presentato dal Ministero, oltre ad un excursus storico sulle patologie legate all’esposizione all’amianto e ai danni ambientali provocati, vengono presentate 3 macroaree contenenti gli obiettivi e le azioni intraprese: tutela della salute; tutela dell’ambiente; aspetti di sicurezza del lavoro e previdenziali.

L’Italia è stata fino alla fine degli anni ’80 il secondo maggiore produttore europeo di amianto, in particolare di amianto crisotilo, dopo l’ex Unione Sovietica e il maggiore dell’Unione Europea, nonché uno dei maggiori utilizzatori.
Uno degli obiettivi principali che il nuovo piano si pone è ora il miglioramento della resa delle azioni già messe in campo – come la mappatura della presenza di sul territorio nazionale con l’acquisizione di dati georeferenziati, che, incrociati con quelli catastali, diano l’indicazione dei soggetti proprietari di strutture ancora contenenti amianto. Ulteriore passo è l’informatizzazione, mediante portali dedicati, dell’intero processo di bonifica. Nei siti ad alto rischio identificati dalla mappatura (scuole, ospedali etc…) è indispensabile poi velocizzare il processo di bonifica mediante fondi appositi messi a disposizione dai Ministeri della Salute, dell’Ambiente e del Lavoro.
Il Ministero dell’Istruzione verrà inoltre coinvolto per la messa in sicurezza degli edifici scolastici nell’arco di 3-5 anni. A livello nazionale deve essere favorita la cosiddetta “Micro raccolta”, per la raccolta dei Rifiuti Solidi Urbani. Semplificando le procedure di smaltimento e individuandone i siti e gli interventi legislativi per l’individuazione e l’apertura di nuovi. E’anche considerata importante la predisposizione di una “Prezziario Ufficiale” per lo smaltimento di materiali contenenti amianto in discariche autorizzate. Il Piano ritiene necessaria la ricostituzione della Commissione Nazionale Amianto e l’istituzione di un Programma Ufficiale Statale di Controllo Qualità per i laboratori pubblici e privati che si occupano di analisi amianto. Tra i vari interventi legislativi Piano propone, per le compravendite immobiliari, l’obbligo di certificazione attestante la presenza o assenza di amianto nell’edificio. Tra le proposte, infine, quella di attivare specifici sportelli nelle ASL e ARPA di ogni singola Regione e quella di istituire la figura del Responsabile Amianto, identificata con un patentino, a seguito di un corso di formazione e specifici corsi di aggiornamento.
Intanto in occasione della convocazione a Ginevra della Convenzione di Rotterdam l’ANDEVA (Associazione Nazionale per la Difesa Vittime dell’Amianto, Francia), l’AFEVA (l’Associazione Famigliari Vittime Amianto, Italia) e la ROCA (Rotterdam Convention Alliance, Rappresentanza di più Associazioni di varie parti del mondo) il 7 maggio organizzano un presidio per richiedere di includere nella lista delle merci pericolose la sostanza commerciale più letale per il mondo del lavoro e per l’ambiente cioè l’amianto crisotilo.
La Convenzione di Rotterdam è stata istituita dalle Nazioni Unite nel 2004 e il suo obiettivo principale è quello di individuare i prodotti (chimici) pericolosi, quale atto di condivisione e responsabilità fra i vari Paesi e tra le parti nel commercio internazionale, al fine di tutelare la salute umana e l’ambiente; ma anche promuovere lo scambio di informazioni per contribuire all’uso eco-compatibile di queste sostanze e istituire un elenco dei prodotti pericolosi per i quali l’esportazione possa avvenire solo con il consenso informato del Paese importatore. L’elenco dei prodotti nocivi, emanato finora dalla Convenzione di Rotterdam, contiene tutti i tipi di amianto tranne il crisotilo, appunto, che rappresenta il 95% dell’amianto utilizzato in tutto il mondo, cioè è ancora utilizzato nel 70% del nostro pianeta.

Come novità alla lotta all’amianto, nella sede universitaria di Casale Monferrato, è stato inaugurato lunedì 22 aprile il Master Universitario di I livello in “Analisi e gestione dei rischi da rifiuto contenente amianto per l’ambiente e la salute”. Ancora una lunga strada da percorrere visto che nonostante la legge sulla “cessazione dell’impiego dell’amianto” sia entrata in vigore da venti anni, sul territorio nazionale sono ancora presenti complessivamente diversi milioni di tonnellate di materiali e beni contenenti amianto; in particolare molte tonnellate di amianto friabile sono localizzate  in siti a destinazione industriale e residenziale, pubblici e privati. Una storia che appare infinita, e non necessariamente a lieto fine.
Francesca Fradelloni
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