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Non solo USA: la mappa dell’elettorato “solare” in Australia e Italia

novembre 7, 2012 Idee, Internazionali, Nazionali, Politiche

La questione ambientale, climatica, energetica e della green economy che ne consegue – come possibile volano per uscire dalla crisi e creare nuovi posti di lavoro – è tornata in questi giorni alla ribalta.

Anche nella contesa elettorale statunitense – che si è conclusa stanotte con la rielezione al secondo mandato per Barack Obama - i cambiamenti climatici (e il conseguente inaspettato endorsement del sindaco di New York Bloomberg per il presidente in carica, complice l’uragano Sandy), sono stati un argomento caratterizzante di due posizioni che non avrebbero potuto essere più diverse: da un lato Obama, simbolo (non sempre a ragione) della green economy, con gli incentivi alle fonti rinnovabili e il potere conferito all’EPA (l’agenzia federale per l’ambiente); dall’altro lo sfidante Romney, negazionista dell’influenza umana sui cambiamenti climatici e insofferente ai vincoli ambientali imposti alle imprese americane.

Ma le elezioni statunitensi, per quanto avvincenti e significative, non sono l’unico segnale della necessità, o meglio profittabilità per le forze politiche, di rimettere la questione ambientale al centro dei propri programmi elettorali. Perché dunque, i politici mondiali dovrebbero ricominciare – anche nel loro interesse, se non altro – a parlare di ambiente?

In Australia, una serie di indagini e ricerche hanno messo in evidenza che il paese ha uno dei più alti numeri di impianti fotovoltaici di piccole dimensioni di tutto il mondo, secondo solo al Giappone. Per anni, tuttavia, molti politici australiani hanno bollato come un vezzo radical chic l’istallazione di impianti solari sui tetti delle abitazioni private. L’ultima cosa che si sarebbero aspettati, era che tale diffusione sarebbe diventata una questione politica rilevante, non solo su scala nazionale, ma anche all’interno del proprio elettorato. L’Australian Solar Council, la Solar Energy Industries Association e la comunità alla base del gruppo di pressione 100% Renewables, hanno unito le forze con il leader della consulenza nel mondo del solare in Australia, Sunwiz, per tracciare una interessante mappa dell’elettorato solare.

Attraverso un tool web interattivo la mappa mostra dove le famiglie stanno investendo in pannelli solari e sistemi solari di acqua calda sanitaria per ridurre il costo in bolletta. Nel sistema elettorale australiano – dove i collegi hanno ancora un’importanza strategica fondata sulle preferenze - la mappa è dunque progettata per aiutare i parlamentari federali a vedere quanti “elettori solari” ci sono nella loro zona e quanto sia importante la diffusione e sovvenzione delle energie rinnovabili per il loro elettorato.

L’elettorato con il maggior numero di tetti solari, si scopre, è a Wright nel sud-est del Queensland, bacino elettorale del Partito Nazionale Liberale, mentre il secondo è Lalor, da cui proviene il primo ministro Julia Gillard dell’Australian Labor Party con 25.829 impianti.

Quasi quattro milioni di australiani, e un milione di famiglie, hanno un sistema solare sul tetto, e almeno il doppio si stima li seguiranno nei prossimi due anni e negli anni a seguire. I gruppi di pressione a sostegno del solare sostengono che la gente voterà anche sulla base di quale partito li ha aiutati a installare l’impianto solare e gestire le proprie bollette, o di chi li aiuterà in futuro per ammortizzare il costo iniziale degli impianti. Il supporto al solare si prospetta quindi, inaspettatamente, come un tema letteralmente caldo per le prossime elezioni.

Vediamo cosa potrebbe succedere in Italia. Nel nostro paese il parco degli impianti a fonte rinnovabile installati è molto variegato e caratterizzato da fonti, tecnologie e taglia degli impianti differenti. Per quanto riguarda specificatamente il solare, dove l’incentivazione del mercato del fotovoltaico ha avuto inizio con il Decreto del 28 luglio 2005 (1° Conto Energia), fino al 5° attualmente in vigore, gli impianti installati nel 2011 sono stati 330.196, con una potenza efficiente lorda pari a 12.773 MW. Il parco degli impianti fotovoltaici è costituito dunque, principalmente, da impianti incentivati con il Conto Energia e da impianti installati prima dell’avvento di tale incentivo, che nella maggior parte dei casi godono dei Certificati Verdi o di altri incentivi. Di questi è interessante rilevare, secondo i dati del GSE diffusi a maggio 2012 (Solare Fotovoltaico – Rapporto Statistico 2011), che la quasi totalità, circa il 90% degli impianti istallati nel 2011 è composta da strutture di piccola taglia compresa nella fascia 1-20 kW. Di questa categoria fanno parte gli impianti fotovoltaici domestici (fino a 6 kW). Rispettivamente 110.577 impianti nella fascia da 1 a 3 Kw (sicuramente domestici) e 179.170 in quella da 3 a 20 Kw.

Va da sé che, anche nel nostro paese, l’attenzione della classe politica a questo tipo di fenomeno, al suo governo ed agevolazione, forse non andrebbe sottovalutata, insieme a tutte le istanze ambientali a cui tale fascia di famiglie è sensibile.

Ai nostri rappresentanti politici, o a coloro che si candideranno ad esserlo, andrebbe perciò ricordato che, secondo lIstituto per la Competitività, nel 2011, la competitività dell’Italia nell’innovazione energetica è diminuita: lo dimostrano i dati dei brevetti e degli investimenti in R&S nel settore. L’Italia investe poco e sempre di meno nella ricerca energetica: 1,2 i miliardi di dollari investiti in R&S nel 2010 (- 4,9% rispetto al 2009). A gravare sul risultato, l’abbassamento dei finanziamenti pubblici (-11,2%); più stabili quelli privati (-1,2%).

Nemmeno la crisi è un alibi per tale mancanza di lungimiranza, o lo è solo in parte: tra i grandi big europei, infatti, è solo il nostro paese a veder diminuire il budget. Gli investimenti spagnoli, per quanto più contenuti, sono cresciuti del 9,8% rispetto all’anno precedente. Nel Regno Unito vengono spesi invece 2,2 mld (con un significativo +11% rispetto al 2009). Sono però Francia e Germania a contendersi come sempre il primo posto, rispettivamente con 3,8 mld (+3,0%) e con 4,0 mld (+6,2%).

Allargando l’orizzonte al contesto mondiale, nel quale gli investimenti nella ricerca energetica crescono del 7,2% rispetto al 2009, non preoccupa però solo la posizione dell’Italia ma anche, più complessivamente, quella dell’Europa. Dei 65,2 miliardi di dollari spesi nel 2010, la maggiore fetta va infatti ascritta all’Asia, che supera, di slancio, il Vecchio Continente e gli Stati Uniti. La Cina, poi, nel 2010 ha conquistato il primo posto nella classifica mondiale, con 16,6 miliardi di dollari (l’89% da fonte pubblica), superando, così, Giappone (15,3 miliardi) e Usa (9,9 miliardi). Meditate politici, meditate.

Alessio Sciurpa

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