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Parola agli amministratori, seconda puntata: Estella Marino, Assessore all’Ambiente di Roma

novembre 6, 2014 Nazionali, Politiche

Con l’intervista di Ilaria Donatio all’Assessore all’Ambiente, Agroalimentare e Rifiuti del Comune di Roma, Estella Marino – classe ’75, laureata in Ingegneria AmbientaleGreenews.info prosegue la serie di conversazioni con gli amministratori locali delle principali città italiane. Tutte le interviste saranno pubblicate sulla pagine TwitterFacebook di Greenews.info, dove chiunque potrà commentare o integrare le informazioni ricevute. NB – La seguente intervista è stata raccolta prima dei problemi legati al maltempo di questi ultimi giorni.

Il 14 ottobre scorso, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea con  sentenza C-323/13 Commissione/Italia, ha decretato che l’Italia ha violato ben due direttive (1999/31/CE e 2008/98/CE) e che non ha “creato, nella Regione Lazio, una rete integrata ed adeguata di impianti di gestione dei rifiuti, tenendo conto delle migliori tecniche disponibili”. Al centro dell’attenzione della Corte, la discarica di Malagrotta: la mega discarica che per anni ha accolto i rifiuti della Capitale e di parte della sua provincia e che è stata chiusa dal sindaco Marino il 30 settembre scorso, in seguito alle denunce alla Corte Europea di Giustizia presentate dalla Commissione Europea, in quanto parte dei rifiuti scaricati nella discarica non avrebbe subito il trattamento meccanico biologico richiesto per ridurne il volume e facilitare il relativo riuso. In particolare, la direttiva 1999/31/CE – che insieme alla 2008/98/CE è relativa alle discariche di rifiuti – si fonda sull’idea che l’interramento, analogamente a qualsiasi altro trattamento di rifiuti, debba essere controllato e gestito in modo da prevenire o ridurre i potenziali effetti negativi sull’ambiente nonché sulla salute umana.

D) Assessore, partiamo dalla questione ambientale più cruciale che è anche quella più problematica nella Capitale: i rifiuti. A che punto siamo dopo la chiusura di Malagrotta?

R) Roma era indietro di almeno un decennio sul ciclo dei rifiuti, perché prima della chiusura di Malagrotta quasi il 75% dei rifiuti finiva in discarica: dunque, dobbiamo tenere a mente, in questa analisi, le proporzioni dell’eredità ricevuta e da che punto partiamo. Rispetto a quella che era l’impostazione europea, infatti – riduzione e recupero dei rifiuti e, solo alla fine, valorizzazione in discarica – fino al 2013, noi avevamo completamente rovesciato la piramide. Chiudere Malagrotta per noi ha significato, non solo chiudere una discarica che era sotto infrazione europea, ma anche chiudere un sistema monopolistico di un settore industriale. Certamente, oggi, ci ritroviamo con poca impiantistica (su cui stiamo lavorando) perché conveniva a tutti buttare tutto in una buca mentre era molto più impegnativo investire in impianti di trattamento dei rifiuti (per la sola città di Roma parliamo di un milione e ottocentomila tonnellate l’anno di rifiuti)

D) Raccolta differenziata: su quali percentuali navighiamo?

R) La raccolta differenziata, negli ultimi anni, era ferma al 25% e nel 2012 aveva toccato il 30%: quando a giugno del 2013 sono entrata in carica, ho trovato in partenza – in alcuni Municipi – il nuovo piano Ama-Conai che prevede l’impiego dei bidoncini condominiali. Un piano – in questo non sono per niente ideologica – ampiamente condivisibile perché si rifà alle più avanzate realtà italiane (con le cinque frazioni di differenziata: carta, plastica, organico, vetro e indifferenziato) e la divisione in quartieri che passavano alla raccolta tramite l’impiego dei bidoncini condominiali e quelle in cui questo passaggio non poteva avvenire e restavano con i cassonetti per la differenziata in strada. Io ho dato l’ok a questo piano, iniziando a lavorare su alcune criticità, in particolare, sulla comunicazione e la formazione, che fino a quel momento erano state sottovalutate e che al contrario sono elementi fondamentali per il miglioramento della raccolta differenziata e del porta a porta in una realtà complessa come quella romana. Abbiamo ripreso in corsa, dunque, quei Municipi dove era già partito il sistema di raccolta con i bidoncini, e siamo arrivati al 38% a dicembre dell’anno scorso, che come dato di picco di raccolta differenziata (partendo dal 30% e in soli sei mesi di lavoro), mi pare un dato positivo. Abbiamo fatto partire i nuovi Municipi (XII, IV, VIII, X e XIV: cinque in tutto), quest’anno, con una preparazione maggiore e coinvolgendo associazioni, parrocchie e cittadini nel percorso di formazione, e ci proponiamo di arrivare almeno al 48% entro fine anno (l’obiettivo del Patto per Roma, siglato nel 2012, è del 50% a dicembre): Torino è al 42%, per fare solo un esempio ed è un risultato che la città piemontese ha raggiunto gradualmente. Certamente, non abbiamo trovato l’Ama (Ndr la public utility del Comune di Roma che si occupa della raccolta, del trattamento e dello smaltimento dei rifiuti urbani) in buone condizioni ed è evidente che cambiare il servizio a 900mila persone ogni anno non è un lavoro da poco.

D) Una delle critiche che le rivolgono è che ha mantenuto gli stessi dirigenti Ama nominati dall’ex sindaco Alemanno (la cosiddetta parentopoli Ama dopo che la magistratura ha contato circa 850 assunzioni a chiamata diretta avvenute in due anni): cosa risponde?

R) Lo spoils system non mi riguarda. Su una ventina di dirigenti, quasi tutti hanno cambiato ruolo, tre sono stati accompagnati alla porta e nei mesi scorsi, abbiamo proceduto a fare una valutazione sui quadri e i settimi e ottavi livelli che si sta chiudendo ora. L’idea è di premiare quelli bravi e di cambiare profili e incarichi a seconda degli obiettivi che si pongono. Abbiamo ridefinito subito con la parte sindacale dei dirigenti il contratto (con la diminuzione del 10% dello stipendio) e inserito la parte variabile ad obiettivo (i dirigenti Ama, prima, avevano solo quella fissa). In più stiamo lavorando sulle nuove linee guida del contratto di servizi, con un’impostazione più decentrata e maggiori responsabilità (in poteri e controlli) ai Municipi, dunque, ci saranno numerosi cambiamenti per l’azienda: col porta a porta il numero degli operatori necessari aumenterà ma sarà anche necessario puntare sulla formazione che negli ultimi due o tre anni non è stata realizzata (e per la quale sono utilizzati fondi di accantonamento che annualmente, se non impiegati, si perdono).

D) Cosa mi può dire dei Municipi più periferici? Le periferie sono, talvolta, l’anello debole di tutto il sistema urbano, per ovvie ragioni…

R) La città di Roma si articola di Municipi fatti a spicchio, per cui sullo stesso territorio, c’è una parte centrale e una periferica con problematiche e caratteristiche diverse e dove in alcuni casi abbiamo entrambe le tipologie di raccolta della differenziata. E’ chiaro che il porta a porta migliora il decoro urbano mentre i cassonetti sono sempre ricettacolo di sporcizia e di abbandono di rifiuti. A questo proposito, abbiamo reso gratuito (due volte l’anno per ciascun nucleo) il servizio del ritiro dei rifiuti ingombranti da parte dell’Ama, con un raddoppio del volume dei rifiuti. Purtroppo, è nelle zone più periferiche che ricorre il fenomeno dell’abbandono di rifiuti pericolosi o ingombranti (sanzionabile solo in flagranza di reato) e, spesso, è commesso dalle piccole ditte edili che lavorano in nero e che non conferiscono nelle discariche autorizzate, come dovrebbero, a pagamento (mentre le isole ecologiche sono gratuite e sono rivolte alle sole utenze domestiche). Stiamo provando a chiudere un protocollo d’intesa con l’associazione che riunisce i negozi che vendono materiale edile, per fare in modo che siano anche centri di raccolta e combattere questo fenomeno offrendo servizi in più, invitando i vigili (in particolare la sezione Pics, addetta al Decoro Urbano), ad aumentare i controlli e intensificare le attività di contrasto di attività illegali.

D) In alcune periferie – in particolare quelle ad Est della Capitale – i roghi tossici causati dallo sversamento illecito dei rifiuti, sono all’ordine del giorno. Come si combattono?

R) Quella è un’attività illecita e va quindi repressa e sanzionata: il lavoro maggiore che stiamo cercando di fare  - insieme ai Vigili Urbani e al Decoro – è l’intensificazione di task force per intervenire, cogliere sul fatto chi commette questi reati e per questo, è necessario il coordinamento anche con altre forze, come Polizia e Carabinieri. Dall’altra parte, c’è da fare un lavoro sulle Politiche sociali, perché spesso si tratta di fenomeni che ricorrono in corrispondenza di campi Nomadi e, al tempo stesso, stiamo cercando di mettere a sistema il lavoro svolto sulla questione rifiuti, avviando centri per il recupero e il riuso perché spesso arrivano in discarica oggetti, lasciati dai cittadini, che invece potrebbero avere una seconda vita come oggetti e non come rifiuti. Probabilmente formalizzando una rete per il recupero dei rifiuti, si toglie materiale d’interesse per attività illegali.

D) Il 4 settembre scorso, il Corriere ha parlato del progetto (presentato da privati) e attualmente sottoposto a VIA, di una nuova mega discarica che andrebbe a sostituire Malagrotta, a 40 Km dalla Capitale: è una notizia fondata?

R) Anch’io, come lei, ho letto sui giornali ma non so nulla di più: dopo aver chiuso Malagrotta abbiamo fatto una gara per conferire in altri impianti il nostro materiale, intanto, stiamo procedendo alla mappatura del territorio urbano per verificare esistano zone libere da vincoli idrogeologici, ambientali, archeologici, disponibili a ospitare sia discariche che impianti per il trattamento dei rifiuti. Il problema è che Roma è fortemente antropizzata e la scelta si riduce notevolmente: intanto, stiamo lavorando per ridurre drasticamente i volumi di materiale che andrà in discarica: più aumenta la raccolta differenziata, più diminuisce l’indifferenziato che va sottoposto a trattamento e solo quello che non si riesce a recuperare (esclusi metalli e la parte che può essere utilizzata come combustibile) andrà conferito in discarica.

D) Nella graduatoria stilata dal CREEF - il centro ricerche economiche di Federconsumatori - delle città con i tributi sui rifiuti più cari, Roma è undicesima, preceduta da quasi tutte città meridionali (Milano è 27esima). Da cosa dipende?

R) Ho visto: queste informazioni mi aiutano a sfatare alcune leggende metropolitane perché Roma è sempre stata considerata tra le più costose. Certo, confrontando con gli altri capoluoghi di provincia in cima alla graduatoria, è vero che la maglia nera è toccata alle province meridionali. Mi viene in mente che da un lato la raccolta e il trattamento dei rifiuti è spesso nelle mire della criminalità organizzata che non ha alcun interesse per una loro gestione efficiente e questo pesa anche sulle tasce dei cittadini; dall’altro, il Centro-Nord, da più tempo, ha convertito il proprio ciclo dei rifiuti, investito nella costruzione dell’impiantistica, del recupero e della raccolta differenziata. Naturalmente investire in tutto questo comporta notevoli costi però, nel medio periodo, si tratta di un investimento che conviene non appena il sistema entrerà a regime.

D) State investendo anche in programmi di educazione ambientale nelle scuole romane?

R) Stiamo rimettendo in campo tutta una serie di progetti avviati e poi persi o non valorizzati nelle scuole romane: è un aspetto fondamentale perché educare i bambini, su questi temi, serve anche ad educare le famiglie e serve anche a far diventare i bimbi, cittadini migliori in futuro. Il numero degli studenti coinvolti nell’anno scolastico 2013-2014 è pari a circa 38mila e stiamo potenziando i programmi soprattutto in quelle scuole dei Municipi che sono partiti, quest’anno, con la raccolta differenziata.

D) Le politiche della mobilità sono competenza di un altro assessorato – l’assessore ai Trasporti di Roma è Guido Improta - ma rispetto al tema della sostenibilità urbana e dell’inquinamento atmosferico, ci sono comunque iniziative comuni sulla mobilità, che ci vuole raccontare?

R) A parte le iniziative contingenti – ad esempio le domeniche a piedi, quando superiamo i limiti delle centraline – è ovvio che il tema vada affrontato in modo strutturale e questo lo può fare solo la Mobilità. Con l’assessore Improta abbiamo lavorato a stretto contatto perché il suo assessorato ha elaborato il nuovo piano generale del traffico urbano che non era aggiornato da oltre un decennio (l’ultimo risale al 1999) e che, appunto, contiene tutte le linee di indirizzo dei trasporti urbani, incluse quelle per una mobilità più sostenibile. L’obiettivo principale, naturalmente, è quello della diminuzione del trasporto privato su gomma (che è l’unico modo anche per abbattere l’inquinamento e la congestione del traffico) e aumentare non solo il trasporto pubblico ma anche tutte le nuove forme di mobilità ecologica, la ciclabilità, lo sharing, il mezzo condiviso, lo ztl, la pedonalizzazione. Questo piano, come è fisiologico, comporterà un progressivo cambiamento di mentalità – in particolare per i romani – che significa anche il cambiamento di abitudini negli spostamenti urbani che sono difficili da sradicare, al prezzo di alcuni prevedibili malumori. Credo che le indicazioni contenute in questo piano siano giuste nella loro impostazione ma ne va della stessa qualità della vita. E questo non vale solo per il centro storico ma anche per le periferie: certo, vanno aumentati e razionalizzati i servizi e vanno proposte anche altre opzioni che sono il car sharing e il bike sharing.

D) Le piste ciclabili?

R) Quelle erano poche e spezzettate: l’Amministrazione precedente aveva approvato il Piano quadro della ciclabilità però senza finanziamenti. Oggi l’assessore Improta sta iniziando a finanziare alcuni chilometri, soprattutto quelli che riammagliano pezzi di rete esistenti ma discontinue. Questo è tanto più meritorio, sebbene solo facendo un primo bilancio, in tempi di contrazione delle finanze pubbliche.

D) Sia il tema dell’efficientamento energetico (in capo dell’assessore Paolo Masini) che quello della riqualificazione urbana (tra le deleghe dell’Assessorato all’Urbanistica, guidato da Giovanni Caudo) sono interconnessi con la questione ambientale: avete progetti comuni?

R) Su questi temi sono necessarie sinergie continue: per questo, insieme ai colleghi, stiamo costruendo tavoli di lavoro comuni ai diversi dipartimenti (compreso quello guidato da Marta Leonori per le Smart Cities). L’Europa richiede che si lavori per temi e non per deleghe o dipartimenti. La nuova programmazione europea infatti ha molti assi di finanziamento su questi temi (ambiente, sostenibilità, adattamento) e dunque se vogliamo ottenere fondi – in questo periodo, preziosissimi – è necessario lavorare insieme.

Ilaria Donatio

 

 

 

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