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Piogge artificiali: la Cina non corre da sola

dicembre 19, 2011 Internazionali, Politiche

Follia reale o fantascienza? Chi ha sentito parlare di pioggia artificiale, avrà probabilmente pensato a una leggenda metropolitana. Ma Pechino fa sul serio: qualche giorno fa ha annunciato un piano da un miliardo di yuan (circa 120 milioni di euro) per riuscire, entro il 2015, ad aumentare del 10% le precipitazioni nelle zone più aride. Gli ingranaggi della natura, a causa dei cambiamenti climatici a cui anche la Cina sta contribuendo pesantemente, si sono inceppati. Il Paese è afflitto dalla siccità e cerca di correre, disperatamente, ai ripari.

Un primo esperimento in tal senso era stato già condotto, nel febbraio 2009, quando diverse regioni erano state irrorate da una pioggerellina leggera, generata da agenti chimici sparati nell’atmosfera con 2.392 razzi e 409 cannoni, in grado di creare nuvole cariche di pioggia. Più precisamente, le nuvole ‘adatte’ alle precipitazioni vengono ‘seminate’ con ioduro d’argento, un agente chimico che favorisce l’aggregazione delle molecole d’acqua per creare grandi gocce abbastanza pesanti da cadere al suolo.

La tecnologia, in realtà, non è nuova. I primi esperimenti in tal senso cominciarono negli anni della Guerra Fredda, alimentati dalla competizione tra potenze. Durante la guerra del Vietnam, gli Stati Uniti lanciarono l’operazione Popeye per cercare di intensificare i monsoni sul sentiero di Ho Chi Min, la rete di strade che andavano dal Vietnam del Nord al Vietnam del Sud passando per Laos e Cambogia usate dai Vietcong e dai loro sostenitori. Nel 1978, però, gli esperimenti per far piovere artificialmente negli Usa furono interrotti, in seguito a una grave inondazione causata dal bombardamento chimico delle nubi. Sembra però che negli ultimi anni siano ripresi, e ne abbia usufruito anche Los Angeles. Israele stimola le nuvole dal 1961 e riesce così a rendere fertili e rigogliose terre di per sé aride.

La pioggia artificiale è caduta anche sul Medio Oriente. Nel giugno 2008, negli Emirati Arabi, alcuni bimotori hanno disseminato il cielo con ioduro d’argento, sali igroscopi ed altre sostante chimiche capaci di esaltare la capacità di condensazione del vapore acqueo. Il risultato è stata una pioggia intermittente di alcuni minuti. Niente di eclatante, è vero, ma non male per un Paese dove le precipitazioni sono rare e concentrate nel periodo tra gennaio e marzo.

In futuro basterà dunque bombardare le nuvole per far piovere a comando? «Nel mondo ci sono diversi esperimenti in corso di questo tipo, ma ancora le basi scientifiche sono molto deboli, e siamo lontani dal poter dire di essere in grado di controllare la pioggia. Il problema è che una volta effettuato l’esperimento non è possibile sapere se la pioggia che si verifica è frutto della ‘semina’ o se invece sarebbe caduta lo stesso», spiega Sandro Fuzzi dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Cnr di Bologna. Remota, a quanto pare, la possibilità di effetti collaterali, perché «questo tipo di azioni si svolge su una scala ridotta, al massimo di qualche decina di chilometri mentre eventuali fenomeni distruttivi, come le alluvioni, riguardano fronti di centinaia e anche migliaia di chilometri. Al momento anche Usa e Israele stanno cercando il modo di aumentare artificialmente le piogge, mentre in Italia si è fatto qualche tentativo fino agli anni Settanta, soprattutto per il controllo della grandine, ma poi i progetti sono stati abbandonati».

L’ultima frontiera consiste nel bombardare le nuvole dal basso con dei laser. L’esperimento è stato condotto un anno e mezzo fa in laboratorio e poi replicato a Berlino da un gruppo di ricercatori dell’università di Ginevra e pubblicato sulla rivista Nature Photonics. Con un laser di grande potenza, una specie di cannone energetico, i ricercatori hanno colpito ed “eccitato” le molecole di gas presenti nell’aria. Il risultato è stata la formazione di nuclei di condensazione attorno ai quali si sono create piccole gocce di acqua. Anche allora, però, Fuzzi era rimasto cauto: «La vera difficoltà sta nelle dimensioni del processo naturale che si vuole innescare. Il raggio laser agisce su un punto, mentre per ottenere l’effetto voluto bisogna coinvolgere chilometri di nuvola. Siamo ancora lontani da un controllo dell’uomo sul tempo, ma l’esperimento condotto dai ricercatori svizzeri rappresenta un passo avanti per la ricerca». Inquietante.

A Teheran, intanto, per purificare l’aria dalle polveri sottili e combattere lo smog, hanno optato per una pioggia artificiale molto più rudimentale. Per due giorni, cinque aerei hanno lanciato  acqua sui quartieri più inquinati, mentre l’Iran sta anche pensando di investire in ricerche su come cambiare le rotte dei venti, in grado appunto di disperdere le particelle.  Dal meteo a comando, sembra però – per fortuna – che siamo ancora lontani.

Veronica Ulivieri

 

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