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Valutazione di Impatto Sanitario: un primo passo per tutelare salute e lavoro

febbraio 18, 2015 Nazionali, Politiche

La Valutazione dell’Impatto sulla Salute (VIS) secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità (WHO) è “una combinazione di procedure, metodi e strumenti attraverso i quali è possibile valutare i potenziali effetti sulla salute della popolazione di una politica, di un piano o programma e la distribuzione di tali effetti tra la popolazione”.

A livello internazionale, la VIS è richiesta per legge solo in alcuni paesi – come Stati Uniti, India e Cina – mentre in Europa è stata istituzionalizzata solo nei paesi dell’Est – come Bulgaria, Repubblica Ceca, Lituania, Slovacchia – ed è attivabile, su base volontaria in altri, come Danimarca, Finlandia, Irlanda, Regno Unito, e Svezia.

La normativa europea prevede la necessità di adeguarsi alla valutazione di impatto sanitario e ciascun Paese lo ha fatto o, come nel caso italiano, si sta ancora attrezzando per farlo: ad esempio, in Francia, hanno una bozza più matura della nostra e con la previsione di un numero di impianti superiore”. A parlare è il deputato del M5S Alberto Zolezzi, che nel luglio scorso ha presentato insieme al suo gruppo un emendamento al disegno di legge n. 2093 “Collegato Ambientale” alla legge di stabilità 2013, relativo all’introduzione della valutazione di impatto sanitario (VIS) nel Codice Ambientale.

In Commissione Ambiente alla Camera iniziò così una discussione che si concluse con un testo condiviso, entrato in quello definitivo del “Collegato”,  il 13 novembre scorso, dopo l’approvazione alla Camera: “Si tratta di un testo riformulato dal relatore di maggioranza che risponde solo parzialmente alle istanze iniziali del Movimento 5 Stelle – che prevedevano la valutazione dell’impatto sanitario per tutte le autorizzazioni di interesse nazionale, e non solo per quelle relative a nuove raffinerie e grandi impianti termoelettrici (superiori a 300 MW), però è un primo passo verso una normativa che tuteli ambiente, salute e occupazione ed è la prima volta, in una normativa nazionale, che è stato inserito il concetto di valutazione di impatto sanitario prima che il progetto industriale sia avviato”.

Gli emendamenti che introducono la previsione della VIS – definita nel testo come “Studio di Impatto Sanitario” – nascono dalla proposta di legge n. 2405, a prima firma di Zolezzi (medico dell’ISDE)presentata il 23 maggio 2014, “Modifiche al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in materia di procedure di valutazione ambientale“, Titolo II-Ter.

Come gruppo politico stiamo riscrivendo una nostra versione di Codice Ambientale“, chiarisce Zolezzi, che poi è il testo che contiene le Norme in materia di ambiente, il Dl 152 del 2006 e successivi aggiornamenti.

“Abbiamo già riscritto la Parte I che contiene i principi generali e la Parte II che riguarda le autorizzazioni ambientali”. “In questi giorni”, prosegue, “abbiamo depositato anche alcuni titoli della Parte IV che riguardano la gestione dei rifiuti ma sono ancora al vaglio della Rete per raccogliere contributi e commenti e poi selezionarli e tirare le somme. Sottolineo che tutto il lavoro svolto sul Codice Ambientale è dell’intera Commissione Ambiente, è dunque un lavoro di gruppo e non singolo. Io sono il primo firmatario della proposta di legge che modifica questa seconda parte sulle autorizzazioni, in cui c’è anche la questione della valutazione di impatto sanitario. La ragione è che, a nostro parere, è fondamentale mettere in rete informazioni e dati raccolti e ormai pubblici: è piuttosto evidente che il dramma della Terra dei Fuochi o le emissioni inquinanti dello stabilimento Ilva di Taranto hanno inquinato non solo l’ambiente ma hanno anche provocato un danno di tipo sanitario ai lavoratori e alle popolazioni che vivono sul territorio circostante. Questo comporta costi economici che includono anche quelli relativi al trattamento delle patologie provocate dall’inquinamento”. Secondo l’indagine di ECBA Project (Environmental Cost-Benefit Analysis) sui costi ambientali e sanitari delle emissioni dei settori di attività economica in Italia – presentata in occasione del Workshop IMAGE 2014 – la stima totale dei costi esterni, nel 2012, famiglie incluse, ammonta infatti a 48,3 miliardi (pari al 3,1% del PIL).

La proposta dei Pentastellati cerca dunque di “tenere insieme dati diversi: di tipo economico, ambientale e sanitario“: a meno che non fossero espressamente previste da norme regionali – ad esempio quelle pugliesi nel caso Ilva di Taranto – le autorizzazioni in passato erano infatti “concesse senza che fosse preso in considerazione l’aspetto sanitario”. Proprio da questa considerazione nasce la previsione di uno “studio di impatto sanitario”, ovvero l’obbligo di valutare l’impatto delle conseguenze sulla salute dell’uomo, prima di autorizzare progetti industriali di un certo tipo (la lista è inserita negli allegati 2 e 3 della parte seconda del decreto legge 152: come l’impianto di gestione amianto, quello di raffinazione , di produzione energetica…). Questo perché, la “valutazione dei danni provocati dalle emissioni inquinanti, fatta ex post, come è avvenuto finora, è di scarsa utilità mentre esistono software altamente affidabili che, in base al tipo di emissioni, in acqua o in atmosfera, al tipo di materiali utilizzati, al corpo idrico superficiale, restituiscono l’evidenza dell’eventuale impatto sulla salute“.

Quanto ai soggetti coinvolti, “l’Istituto Superiore di Sanità – spiega Zolezzi – avrà un ruolo di interfaccia per le imprese e la Pubblica Amministrazione, che valuterà i dati raccolti di tipo sanitario mentre l’Ispra e le Arpa regionali avranno una funzione di controllo dei dati ambientali”.

Rispetto alle reazioni del mondo produttivo, non è difficile presumere che le imprese temano che un ulteriore peso, a loro carico, rischi di rallentare l’iter burocratico-autorizzativo già abbastanza oneroso – è previsto infatti che “La redazione dello studio di impatto sanitario, insieme a tutti gli altri documenti elaborati nelle varie fasi del procedimento, e i costi associati siano a carico del proponente il piano, programma o progetto”. ”In realtà”, sostiene Zolezzi, “questo della VIS è l’unico modo per comprendere se un dato territorio sia in grado – per numero di impianti, tipologia, emissioni, qualità dell’aria e del suolo – di ospitare un ulteriore impianto o questo, al contrario, sia inutile o addirittura dannoso“. Pensiamo alla Pianura Padana rispetto a cui, per l’area del mantovano, esiste già la valutazione di SIN – sito inquinato di interesse nazionale – ed è dunque chiaro che le nuove valutazioni ne tengano conto.

Risale, del resto, al maggio scorso, il terzo rapporto degli epidemiologi dell’Istituto Superiore di Sanità sulle conseguenze sanitarie dell’esposizione ambientale nei SIN: si tratta di un aggiornamento dello studio “Sentieri, realizzato già negli anni 2010 e 2011, che approfondisce il livello di compromissione della salute dei 5 milioni di italiani che convivono coi fumi dei camini delle centrali a carbone, intorno alle discariche tossiche o in prossimità delle industrie chimiche che hanno sversamento per anni i loro veleni contaminando terreni e acque. La VIS insieme alle procedure di VAS (Valutazione Ambientale Strategica) e VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale), se introdotta per legge, darebbe finalmente diritto di cittadinanza a una dimensione cruciale – quella della salute – nel processo decisionale per la realizzazione di opere, infrastrutture o gestione del territorio ad alto impatto ambientale.

Ilaria Donatio

 

 

 

 

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