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World Political Forum (seconda parte)

ottobre 9, 2009 Internazionali, Politiche

CopenhagenPrima della lettura dell’intervento di Gorbachev, Mercedes Bresso, in qualità – oltre che di padrona di casa – di co-Presidente del World Political Forum, ha rilasciato alcune importanti dichiarazioni sul futuro dell’economia, locale e internazionale: chi un tempo caricaturava la green economy, dopo l’elezione di Barack Obama ha cominciato a prendere atto di quanto sia necessario considerare seriamente quali possano essere le reali prospettive di sviluppo economico mondiale, vista l’impossibilità di continuare lungo una strada che porta all’esaurimento delle risorse disponibili. Energie rinnovabili, ICT e Green Economy sono i fattori che Bresso ritiene possano essere la base su cui costruire il futuro, per noi come per il resto del mondo. La disponibilità diffusa di fonti di energia svolgerà anche una fondamentale funzione di deterrenza dei conflitti internazionali, perchè l’energia è il perno attorno al quale ruota l’economia. E’ necessario unire le energie del pensiero, dell’intelligenza e della volontà di tutti.

Ashok Khosla, indiano, Presidente della International Union for the Conservation of Nature, ha reso omaggio alle iniziative di Aurelio Peccei, fondatore del Club di Roma, promotore del Rapporto sui Limiti dello sviluppo, pubblicato nel 1972. Due sono le crisi segnalate da Khosla, una è l’ambiente, ma l’altra è la povertà: il 20% della popolazione mondiale dispone dell’85% della ricchezza. E il divario continua ad aumentare. Anche la natalità deve essere ridotta con la pianificazione famigliare e con l’emancipazione femminile. Un intervento molto determinato il suo.

Bernard Laponche, francese, esperto di energia di Global Chance, invita le comunità e le amministrazioni locali ad approfittare degli spazi disponibili, e ad assumersi in prima persona le responsabilità, senza attendere le iniziative della politica nazionale e internazionale. Oltre all’ambiente occorre pensare a offrire a tutti un lavoro.

Martin Lees, britannico, Segretario Generale del Club di Roma, porta all’attenzione del pubblico le valutazioni di alcuni scienziati che prefigurano il cosiddetto Runaway Climate Change, vale a dire una evoluzione del cambiamento climatico non controllabile dall’uomo. Energico.

Ruud Lubbers, più volte primo ministro olandese, lavorò con Gorbachev alla Carta della Terra, una dichiarazione di principi etici fondamentali per la costruzione di una società globale giusta, sostenibile e pacifica nel 21° secolo. Lubbers ritiene che l’etica debba venire al primo posto e che su di essa debbano essere fondati gli accordi sull’ambiente e sulla sostenibilità.
Nel finale del suo intervento un apprezzamento per la rinascita del valore della spiritualità nel mondo. Malinconico e crepuscolare.

Maneka Anand Gandhi, nuora di Indira Gandhi ed ex ministro indiano dell’ambiente, spiazza l’uditorio invitando tutti a diventare vegetariani, anzi vegani, come lei, riducendo così immediatamente la produzione di gas metano da parte degli animali allevati per l’alimentazione umana. Ma poi confessa, piuttosto sfiduciata, che l’India fornisce carne a tutto il Medio Oriente. Incisiva ma, temiamo, velleitaria.

Gunter Pauli, controverso ma apprezzato economista belga, è il fondatore di ZERI, Zero Emission Research and Initiatives, istituto di ricerca sulle emissioni zero. La sua filosofia vede il processo produttivo come parte di un ecosistema intelligente. A suo parere sembra che il problema sia sostanzialmente che non usiamo abbastanza il cervello per trovare le soluzioni più adatte allo scopo. E documenta le sue asserzioni con casi concreti, instillando nell’ascoltatore il dubbio di essere un perfetto idiota. Panico in sala quando getta dal tavolo la bottiglia eco-sostenibile di acqua dello sponsor, invitando il pubblico a diffidare delle industrie. Metodi forti, forse non condivisibili, ma è suo ad ogni modo l’intervento più apprezzato dalla platea, con un applauso ripetuto che sembra non volersi interrompere. Lui ringrazia con un gesto orientale di omaggio, per poi riprendere in braccio il figlio di otto mesi. Appassionato e appassionante. Tutto il contrario del giustamente moderato moderatore.

Wolfgang Sachs, scienziato tedesco, seguace del grande filosofo e pedagogista Ivan Ilich, e ultimo relatore, dichiara il proprio timore di finire come l’ultimo della fila nelle barzellette tedesche, quello che viene morsicato dal cane (nessuno ride, ma lui risulta simpatico). Il suo intervento è centrato sul concetto di produzione di energia diffusa, contro la produzione di energia centralizzata. Per risollevare il morale del poco, troppo poco, nel pubblico rimasto, parla di una nuova era: l’Età Solare. Dopo due secoli (facciamo tre) di Età Industriale, siamo all’alba di una seconda Età Solare, della Conoscenza, la prima essendo quella dell’Età Solare Agricola. Piccolo è bello (cita anche Schumacher) ma solo se interconnesso. Visionario.

L’incontro si chiude con un giro di tavolo, sollecitato da Molinari, sulla Conferenza di Copenhagen del dicembre prossimo, incentrata sul cambiamento climatico. Quando Khosla e Gandhi si dichiarano indignati che la casalinga americana, che consuma 500 volte più della casalinga indiana, chieda a quest’ultima di limitare i consumi, e Sachs si infervora affermando che è assurdo chiedere ai paesi poveri di ridurre le emissioni quando agli italiani non interessa ridurre un bel niente, il moderatore manda tutti a casa, rimpiangendo, presumiamo, di non aver lasciato anzitempo il consesso. Peccato per gli assenti e per chi se ne è andato prima della conclusione: il convegno del World Political Forum è stato l’evento di più alto livello della manifestazione.

Roberto Camatel

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