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Yes, we CANcun

dicembre 9, 2010 Internazionali, Politiche

Christiana Figueres e Ban Ki Moon,Courtesy of Flickr.comA Cancun la seconda e ultima settimana di negoziazioni sul clima apre scenari inediti, mentre trapela la speranza che si possa arrivare a decisivi passi avanti per un accordo su un trattato di riduzione delle emissioni di CO2. O almeno di arrivare a compromessi su alcuni nodi cruciali. I testi negoziali sono ancora aperti, con molte opzioni e incognite e alcuni Paesi mostrano (seppur tardivamente) le loro buone intenzioni.

Il colpo di scena arriva dalla Cina, che martedì ha annunciato di poter accettare impegni volontari ma vincolanti di riduzione delle emissioni di gas serra; a patto, chiaramente, che anche gli altri Paesi firmino analoghi impegni con obiettivi ambiziosi e che si arrivi a un accordo sui finanziamenti e sui trasferimenti di tecnologie pulite. Sembra, quella della Cina, la risposta alle dichiarazioni del Giappone della settimana scorsa, che aveva addirittura negato il suo appoggio a un prolungamento del Protocollo di Kyoto perché alcuni dei maggiori Paesi non ne fanno parte. Oggi la Cina ha fatto lievemente retromarcia, chiarendo che le loro riduzioni avranno carattere solamente volontario. Siamo ai tatticismi politici.

D’altra parte la Cina ha già annunciato di voler arrivare al 15% di produzione di energia da fonti non fossili entro il 2020 e sta considerando la possibilità di introdurre uno schema nazionale di riduzione delle emissioni industriali simile all’Emission Trading Scheme europeo.

Gli Stati Uniti per il momento tacciono, ribadendo la blanda offerta di ridurre le proprie emissioni del 17% rispetto al 2005 (ovvero solo del 5% rispetto al 1990, anno base del Protocollo di Kyoto). La dichiarazione ufficiale statunitense, comunque, arriverà nella giornata di oggi. Infatti, questa è anche la settimana con le “sessioni di alto livello”, ovvero le dichiarazioni ufficiali degli Stati, con la partecipazione di ministri e capi di Stato. Per l’Italia sarà presente il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, che pure interverrà in mattinata.

Giusto prima di partire, la Prestigiacomo ha annunciato che l’Italia ha finalmente provveduto ad onorare l’impegno di 200 milioni di euro previsti per il fast start degli aiuti ai Paesi in via di sviluppo per far fronte ai cambiamenti climatici. La morosità dell’Italia era stata fatta notare da alcune organizzazioni non governative internazionali e dalla stampa. Nel suo blog da Cancun, Andrea Cinquina,  che segue la delegazione italiana per la campagna tcktcktck , riporta come l’Europa stia portando avanti il suo impegno di convogliare finanziamenti per 7,2 miliardi di Euro, impegno preso a Copenhagen per il triennio 2010-2012: i membri dell’Unione Europea avevano già totalizzato quota 2,2 miliardi di Euro. Mancava solo l’Italia: “La cosa non passa inosservata e durante la conferenza stampa interviene un giornalista straniero che domanda al negoziatore belga, presidente di turno dell’UE, il perché l’Italia non abbia ancora adempiuto i suoi obblighi” riporta Andrea Cinquina, che prosegue “Già ero li pronto a vergognarmi per il mio paese, ma la diplomazia dei negoziatori dell’Unione evita un’altra brutta figura all’Italia: Peter Wittoeck (il delegato belga) ricorda infatti come questi dati risalgano al 17 di novembre, evidenziando come in realtà c’è ancora del tempo disponibile affinché paesi come l’Italia possano contribuire al fondo del fast start.” Ancora una volta ci siamo salvati in “zona Cesarini”.

Veronica Caciagli

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