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A Pontedera si sperimenta il primo veicolo ad ammoniaca

Parla toscano il primo veicolo sperimentale ad ammoniaca: un mezzo per la raccolta porta a porta dei rifiuti che sarà presto utilizzato  a Pontedera, in Provincia di Pisa.

Il prototipo, un furgone con motore ibrido alimentato ad ammoniaca liquida, è stato presentato ufficialmente il 13 febbraio scorso, presso la sede di Pon-Tech, il Consorzio pontederese per la Ricerca Industriale ed il Trasferimento Tecnologico, che unisce soggetti pubblici e privati (tra cui Piaggio Spa). Pont-Tech è capofila del progetto “Savia” che, grazie ai fondi della Regione Toscana ha reso possibile una stretta sinergia tra soggetti pubblici e privati anche nella realizzazione del precedente prototipo ad idrogeno, attraverso una collaborazione con aziende ad alto contenuto tecnologico e di innovazione del territorio pisano (come Edi progetti, Acta Energy e Bigas Intrenational srl) e con enti come la Scuola Superiore di Studi e Perfezionamento Sant’Anna e l’Università di Pisa.

Dopo due anni di lavoro il nuovo veicolo è stato ultimato e si presenta come un autocarro da 35 quintali con una cilindrata di 1000 cc, adattato per poter funzionare con ammoniaca liquida che, arricchita con un 5% di idrogeno, è in grado di produrre energia elettrica per la trazione, grazie ad un generatore elettrico tradizionale unito a batterie di stoccaggio. Secondo gli esperti del progetto “Savia”, i costi di realizzazione non sarebbero più alti rispetto a quelli necessari per altri mezzi ibridi e, dunque, se, una volta messo su strada, il veicolo apparirà affidabile, potrebbero aprirsi interessanti prospettive di sviluppo e di mercato.

L’ammoniaca avrebbe infatti un prezzo simile a quello del Gpl, anche se attualmente in Italia è prodotta da una sola azienda, che ne immette in commercio circa 500 mila tonnellate all’anno. Tutto, però, a patto che si chiarisca anche quali procedure adottare per la regolare circolazione del veicolo, considerato che non esistono procedure per abilitare la messa su strada di mezzi di questo genere.

L’autocarro, che con un “pieno” di elettricità può percorrere circa 300 chilometri a una velocità di 70 chilometri all’ora, è dotato di un sistema detto “range extender” che, grazie ad un innovativo motore endotermico,  permette l’utilizzo dell’ammoniaca liquida arricchita da idrogeno (in fase di iniezione indiretta) per generare corrente elettrica e far muovere il veicolo ed alimentarne le batterie. L’idrogeno necessario alla combustione viene ricavato dalla decomposizione termica della stessa ammoniaca, grazie ad un apposito catalizzatore.

Le modalità di stoccaggio dell’idrogeno, a causa dell’elevatissimo volume specifico, sono sempre state considerate uno dei maggiori problemi per l’utilizzo a bordo di veicoli. Lo stoccaggio sotto forma di ammoniaca, invece, risolve almeno in parte il problema aumentando notevolmente la densità energetica per unità di volume e permette di stoccare l’ammoniaca liquida a temperatura ambiente, a circa 8 atmosfere. L’ammoniaca, infatti, da questo punto di vista ha caratteristiche analoghe al gpl. Il suo utilizzo , tuttavia, introduce problematiche legate alla sicurezza: l’ammoniaca, in determinate condizioni, può essere esplosiva. L’ammoniaca è inoltre un gas soffocante e irritante, le cui vie di penetrazione nell’organismo umano possono essere inalazione, ingestione e contatto. In concentrazione superiore a 400 ppm in volume, nell’aria, provoca azioni broncopolmonari acute, mentre, al di sotto di tale limite può provocare vari disturbi. La concentrazione massima ammissibile raccomandata nei luoghi di lavoro prevede 25 ppm.

Il sistema di monitoraggio per l’ ammoniaca è dunque fondamentale per la salvaguardia della sicurezza dei passeggeri all’interno dell’abitacolo (per evitare possibili esplosioni derivate da fughe o intossicazione) o al di fuori del veicolo (per segnalare possibili fughe durante il rifornimento) ed è stata prestata massima attenzione alla sicurezza e alle attività di rilevamento di eventuali fughe o concentrazioni eccessive di ammoniaca allo scarico. L’ammoniaca permetterebbe però di avere veicoli cosiddetti “ZEV”, ovvero “Zero Emission Vehicles” dato che la sua combustione restituisce come prodotti solo vapore acqueo ed azoto facilmente abbattibili con sistemi catalitici tradizionali.   

“Tutto è nato da un’iniziativa promossa dal Comune di Pontedera e dalla Provincia di Pisa, condivisa e finanziata dalla Regione Toscana – ha dichiarato  il Direttore di Pont-Tech Giuseppe Pozzana. Il protocollo d’intesa risale al 21 febbraio 2007 e da questo sono scaturiti i tre progetti in materia di mobilità a idrogeno, da cui deriva anche questo sull’ammoniaca”.

“Per questo primo prototipo – ha aggiunto Nicolò Doveri, General Manager E.D.I. Progetti e Sviluppo – abbiamo scelto di fare un veicolo di servizio. Rispetto ad altri ibridi, non ha costi di realizzazione superiori, con il vantaggio che un pieno ad “ammoniaca” costa la metà rispetto alla benzina: con 18 litri (tanto è capiente il serbatoio) si possono fare 100 km oltre ai 40 in cui il veicolo può andare a sola elettricità. Le prestazioni le abbiamo volutamente limitate visto il tipo di mezzo: va a 70 km/h se ad ammoniaca e a 40 km/h se ad elettricità e non produce polveri sottili, nessun idrocarburo o composti dello zolfo, né CO e CO2”.

Andrea Marchetti

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