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Da Vicenza a Milano, FIAB progetta la mobilità ciclabile italiana

Con la bici in vacanza e in città e, perché no, per solidarietà con le popolazioni terremotate dell’Emilia. Sono molti gli spunti che Fiab, la Federazione Italiana Amici della Bicicletta (che conta 16mila soci e 130 sezioni locali) lancia, dal 5 al 7 aprile nel corso della sua Assemblea Nazionale a Vicenza, dove sono arrivati 200 delegati da 70 città italiane. Una località, quella del capoluogo berico, scelta non a caso: il Veneto, infatti, con la segnaletica predisposta in collaborazione con Fiab per oltre 1.000 chilometri di itinerari cicloturistici – primo intervento del genere in Italia – e il suo Piano di Valorizzazione del Cicloturismo, adottato tre anni or sono, si sta affermando sempre più come meta di escursioni in sella alla bici. E non è un caso nemmeno che il convegno internazionale di apertura, che si terrà sabato 6 aprile dalle 9.00, nel centro congressi di Confartigianato, sia intitolato proprio “Cicloturismo: risorsa per l’economia e il territorio“. Tra i relatori anche Richard Weston, docente all’Università inglese di Central Lancashire, che illustrerà la ricaduta economica della rete ciclabile europea EuroVelo. Dal palco di Vicenza sarà lanciata anche l’iniziativa “Bibiclette a fiumi”, nata dalla sinergia tra il Circuito delle Città d’arte della Pianura Padana e Fiab, che realizzerà una rete cicloturistica nelle aree terremotate dell’Emilia per una ricostruzione solidale.

“Il Veneto sta diventando sempre più una regione turistica a due ruote. Gli stessi tour operator la propongono tra le prime due regioni ai turisti stranieri”, commenta il presidente uscente di Fiab Antonio Dalla Venezia, che domenica lascerà il posto alla lombarda Giulietta Pagliaccio. Molti i percorsi attivi nel territorio della Serenissima per varie esigenze di tempo e allenamento: sette escursioni giornaliere per ciascuna provincia (dalla Lunga via delle Dolomiti all’Anello ciclabile dei Colli Euganei, dalla ciclovia delle isole di Venezia ai paesaggi del Palladio) e quattro itinerari settimanali divisi per tappe (Lago di Garda – Venezia lungo l’Adige, il Bacchiglione e il Brenta, l’Anello del Veneto passando per le città murate e i colli asolani, la Via del mare da Adria a Bibione, la Dolomiti – Venezia passando per le colline del prosecco). “La nostra collaborazione con la Regione Veneto, iniziata nel 2002, è l’esempio di un lavoro di marketing, accompagnamento e partnership che facciamo con molte amministrazioni locali in Italia per progettare piste ciclabili e percorsi di turismo in bici. Domani presenteremo  lo stato dell’arte del progetto nazionale BicItalia e delle iniziative messe in campo con il Ministero dell’Ambiente, che prevede, tra vari percorsi, anche una ciclovia lungo il Po”.

A dire il vero, un itinerario da Venezia a Torino lungo il grande fiume italiano, VenTo, è stato presentato un anno fa anche dal Politecnico di Milano, ma fatica a decollare. “Non eravamo stati coinvolti nella stesura di quel progetto ma come Fiab, se serve, ci saremo. Essendo da venticinque anni sulla piazza, siamo ormai un punto di riferimento per le istituzioni”, assicura Dalla Venezia.

Puntare sulle ciclovie è una questione di necessità economica oltre che ambientale. Il settore del turismo slow e sostenibile è una delle pochissime forme di turismo in crescita; negli ultimi cinque anni le agenzie hanno registrato un aumento annuo che va dal 10 al 20%, sia verso l’Italia sia verso l’estero. “Un dato confermato anche da molti albergatori, insieme alla destagionalizzazione dei flussi turistici con prenotazioni anche a maggio e ottobre”, racconta il segretario organizzativo di Fiab Michele Mutterle. Le ricadute economiche diffuse sul territorio sono rilevanti. Un’indagine della Provincia Autonoma di Trento sui cicloturisti nel 2009 calcolava che i flussi lungo le quattro principali ciclovie trentine avevano generato un indotto di 79 milioni di euro. I 350 km di ciclabile lungo il Danubio, da Passau a Vienna, costata negli anni 200 milioni di euro, produce ogni anno una ricchezza dello stesso importo su tutto il territorio coinvolto dall’itinerario. “L’Italia è una meta ambita ma, escluse poche eccezioni, non ci sono infrastrutture adeguate e interconnesse. Pensare che solo conteggiando i tedeschi potremmo essere appetibili per 5 milioni di turisti”, è il rammarico di Mutterle.

Non solo turismo però all’assemblea annuale. Tra le varie battaglie di Fiab per il 2013 c’è anche la campagna contro i furti, deterrente forte all’uso della bici in città. Secondo l’associazione su 11mila utilizzatori di bici, il 60% ha subito un furto e il 40% due. Le iniziative su questo fronte sono molte, dalla punzonatura o marchiatura dei telai ai parcheggi per le bici in luoghi strategici delle città, come ad esempio i bicipark nelle stazioni ferroviarie, fino alla sensibilizzazione dei ciclisti per l’acquisto di lucchetti dotati di allarme.

In tema di mobilità sostenibile nelle aree urbane il 4 maggio a Milano arriverà invece la manifestazione indetta dalla rete di Mobilità Nuova (con relativo hashtag su Twitter #mobilitanuova) “Pedali, Pedoni e Pendolari”. Partenza dalla Stazione Centrale, poi in corteo lungo le vie meneghine per la prima “critical mass”. Perché i cittadini che in Italia si spostano a piedi, su mezzi pubblici o bici sono una maggioranza inconsapevole di esserlo. Lo stesso giorno la rete lancerà una raccolta firme per una legge di iniziativa popolare per modificare l’allocazione delle risorse pubbliche destinate alla mobilità. Nata dall’iniziativa Salvaciclisti del 2012, quest’anno la rete porterà in piazza cittadini e associazioni diverse, da Legambiente a Slowfood, da Cittadinanza Attiva ai sindacati, che chiedono politiche di trasporto non auto-centriche. Un unico punto programmatico: spostare le risorse destinate alla mobilità dalle grandi opere, come autostrade, tangenziali e alta velocità ferroviaria, per efficientare la mobilità delle aree urbane, dove si sposta la stragrande maggioranza delle persone. “Spostare i soldi dove si sposta la gente, ossia nei sistemi di trasporto locale – chiosa Alberto Fiorillo, responsabile Aree Urbane di Legambiente e promotore della manifestazione - Mentre il 97,2% della popolazione italiana si sposta all’interno di città e per brevi tragitti, lo stato destina il 75% delle risorse pubbliche a quel 2,8% di persone e merci che quotidianamente si spostano per tragitti superiori ai 50 km. La nostra visione apre uno scenario politico e progettuale diverso dal passato, verso città più accessibili, più ciclabili, con meno incidenti, meno sprechi e più salute”. Il calo del 20% della vendita di auto sarebbe, secondo la rete, non un effetto della crisi economica ma di una crisi di senso nei confronti dell’auto privata, cinquant’anni fa opportunità oggi problema. “Chiunque viva in città, dal pedone al motociclista, è vittima di una condanna immeritata dovuta all’incapacità di scelta degli amministratori locali, che hanno lasciato che i centri si auto-organizzassero nel caos, e a quelli centrali che, come se non bastassero quelli che già ci sono in Italia, han approvato altri 2mila km di autostrade. Forse, a pensar male, nei grandi appalti c’è maggior possibilità di ‘mangiare’ o giocare poco chiaro”.

Il problema principale in ambito di mobilità resta in altre parole la coerenza, come sosteneva lo stesso Fiorillo nel suo libro “No bici“, in merito alle due ruote date in premio all’automobilista: “Ricevere una bicicletta coi bollini del carburante è un po’ come aggiudicarsi una bibbia a una gara di bestemmie”.

Alessandra Sgarbossa

 

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