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Rinnovabili: il Made in Italy che fa innovazione

settembre 14, 2012 Aziende, Nazionali, Prodotti

Ovunque si sente parlare della necessità di nuove tecnologie e innovazione per trasformare l’economia verso un futuro low carbon. A volte più che di vere innovazioni si tratta in realtà di miglioramenti ed evoluzioni di tecnologie precedenti, come avviene ad esempio per lefamiglie” di pale eoliche, che incrementano con il tempo la propria produttività; altre volte l’uovo di Colombo consiste nell’ibridazione di diverse tecnologie.

Una storia di innovazione tutta italiana viene dalla Toscana, dagli stabilimenti della Aria Srl di Prato: si chiama Lucciola ed è il primo generatore eolico al mondo in cogenerazione, ovvero che recupera l’energia termica. Su 50 kW di potenza, si potrà recuperare fino al 20% dell’energia: “Grazie ad un sistema brevettato a pompa di calore – hanno spiegano i responsabili di Aria nella presentazione a ZeroemissionLucciola, funzionando alla massima potenza, oltre a 50 kW/h elettrici potrà fornire ulteriori kW/h termici, circa 10, quindi con un rendimento complessivo ben superiore a quello di un normale aerogeneratore”. La realizzazione su licenza spetterà a un’altra azienda italiana, la Solaris Srl.

Un’altra applicazione di unione di tecnologie particolarmente funzionale è il pannello solare Easy Solar System, prodotto dall’azienda emiliana Italtherm: a prima vista sembra un normale pannello, ma è invece l’unico solare termico in Italia alimentato da un piccolo pannello fotovoltaico integrato che fornisce energia alla pompa elettrica. Questo permette chiaramente un risparmio in termini di energia elettrica, che viene prodotta dalle celle fotovoltaiche anzichè essere comprata in rete; ma il maggior vantaggio consiste nel non dover collegare il pannello all’impianto elettrico, ma solo all’entrata e all’uscita di acqua, con un risparmio nei costi di installazione e una maggiore applicabilità laddove un collegamento alla rete sia difficoltoso, come ad esempio nelle docce degli stabilimenti balneari, o nelle zone di montagna non raggiunte dalla rete elettrica.

L’azienda Italtherm tra l’altro ha una storia particolare: si descrivono come “un’araba fenice”, risorta dalle sue ceneri. Nel 1970 Paolo Mazzoni, l’attuale presidente, aveva fondato un’altra azienda, la Hermann. Qualche anno fa l’azienda era stata venduta a un gruppo internazionale, pensando che il vantaggio competitivo derivante dalla maggiore apertura all’estero avrebbe potuto assicurare un futuro roseo; invece dopo poco tempo il gruppo proprietario ha deciso per la chiusura della produzione italiana e delocalizzazione degli stabilimenti. “Quando sono stato informato di questa decisione, il vecchio team mi ha coinvolto per mantenere il gruppo di lavoro. – racconta Mazzoni nel blog dell’azienda. – All’inizio sembrava una grande pazzia, ma con l’impegno della vecchia squadra di collaboratori siamo ripartiti da zero e creato questa nuova realtà imprenditoriale. L’italianità ha prevalso: perciò l’abbiamo chiamata Italtherm.”

Veronica Caciagli

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