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Biciclette in treno, la petizione di Sara che scuote Regioni e FS

febbraio 10, 2015 Pratiche, Pubblica Amministrazione

Ripristinare l’abbonamento ferroviario per le due ruote e con regole uguali per tutto il territorio italiano. Chiede semplicemente questo la petizione di Sara Poluzzi, ingegnere, cittadina che da Bologna va tutti i giorni a lavorare ad Imola. E per farlo utilizza la bicicletta, caricandola su un treno, per poi inforcarla di nuovo dalla stazione fino in azienda. Come lei, sono 2 milioni 768mila i pendolari italiani (Rapporto Pendolaria 2014 di Legambiente) che ogni giorno usano il treno per gli spostamenti casa-lavoro.

“E’ un tragitto di 45-50 minuti – racconta Poluzzi – più o meno quanto impiegherei con l’auto. In più, in bicicletta non ci sono tempi d’attesa, si spende un decimo rispetto alla macchina e non si rischia di restare bloccati dal traffico. Sulla linea Bologna-Rimini i treni sono così frequenti che se uno è in ritardo salgo su un altro”. Così per 8 anni, e portando a spalla la bicicletta quando le stazioni erano sprovviste di ascensori, per un risparmio calcolato in circa 2 tonnellate di Co2 l’anno.

Ma a fine 2014 Trenitalia cancella il titolo di viaggio “bici+treno” in Emilia-Romagna: niente più abbonamento, ma un supplemento da rinnovare ogni giorno. Motivazione: lo scadere della convenzione con la Federazione Italiana Amici della Bicicletta (FIAB), alla base del precedente regime, e la scarsa domanda dell’utenza. Ma così, con un supplemento di 3,50 euro ogni giorno, l’aggravio stimato è di circa 700 euro, rispetto al vecchio abbonamento annuale di 122 euro.

Poluzzi non si scoraggia e lancia una petizione sulla piattaforma Change.org, che rimbalza sui social network e in breve conquista il sostegno di quasi 57.000 firme. Il movimento #Salvaiciclisti appoggia la campagna; si mobilita anche la FIAB, che di trasporto biciclette sui treni si occupa dagli anni ’80.

Alla Regione Emilia-Romagna presentano tre interrogazioni sul caso. Il neo-assessore ai Trasporti e Infrastrutture, Raffaele Donini, incontra Poluzzi e s’impegna a sottoporre la questione alla Conferenza delle Regioni (la data della prossima convocazione non è però ancora nota). E’ quella la sede decisiva perché, dopo la liberalizzazione del trasporto ferroviario, a cavallo tra gli anni ’90 e 2000, la competenza per i servizi di trasporto locale è andata in via esclusiva alle Regioni, per il relativo territorio. FS e le altre aziende ferroviarie sono concessionari, tenuti da contratti di servizio a rispettare la programmazione, gli orari, le tariffe stabiliti dagli Enti pubblici. Grazie ad accordi di servizio con le Ferrovie, per esempio, Viale Aldo Moro ha ottenuto negli anni scorsi che i ritardi registrati dai treni durante l’anno fruttassero ai pendolari emiliano-romagnoli un mese di trasporto gratuito a mo’ di ristoro.

Trenitalia nel frattempo si è detta disponibile a proporre soluzioni tariffarie omogenee per il trasporto di biciclette sui suoi treni. Ma ha ribadito, con una nota, che è “autonoma scelta delle singole Regioni di stabilire forme di abbonamento o altre agevolazioni per il trasporto delle biciclette, sostenendone il costo“.

Ad oggi, la disciplina del trasporto biciclette su ferrovia si presenta come uno spezzatino. Trenitalia prevede una disciplina differente a seconda che si salga su un treno nazionale, internazionale o locale. Sui treni regionali che permettono il servizio si paga il supplemento bici di 3,5 euro oppure un ulteriore biglietto di seconda classe. Trasporto gratuito per biciclette pieghevoli o con una ruota smontata e chiuse in una sacca (soluzione pratica, non c’è che dire!). Ma, fanno notare da FIAB, secondo le Condizioni Generali di contratto previste da Trenitalia, il personale di accompagnamento del treno ha la più ampia discrezionalità nel valutare se ammettere la bicicletta o meno. Se quel dato treno fosse un giorno troppo pieno, ad esempio, il personale FS potrebbe vietare l’accesso al mezzo a due ruote. A fronte di regioni come la Lombardia, in cui l’abbonamento bici+treno costa solo 60 euro l’anno, ve ne sono altre del tutto sprovviste. Se in Piemonte la carta dei servizi si pone come obiettivo dal 2013 di rendere l’89% dei treni idonei al trasporto bicilette, in Abruzzo la Carta servizi dichiara che il 98-100% dei treni può già effettuarlo, anche in assenza di “pittogramma”. Ma l’unica formula oggi possibile sembra quella del supplemento o del 2° biglietto. La Puglia prevede invece il trasporto gratuito ma limitato alle sole biciclette pieghevoli e di dimensioni pari a cm 80 x 110 x 40. E via di questo passo.

Insomma, sull’intermodalità nel nostro Paese sembra esserci ancora parecchio da fare. Secondo i dati Legambiente, tra il 2009 e il 2012 si è assistito al paradosso per cui mentre i passeggeri aumentavano del 17% le risorse statali per il trasporto regionale su gomma e ferro si riducevano del 25%. Ed il peggioramento del servizio è una delle ragioni che ha portato il numero dei pendolari su ferro a diminuire vistosamente. Sempre secondo Legambiente, 19 mila pendolari hanno abbandonato il treno nell’ultimo anno.

“Non mi aspettavo così tante adesioni – ammette Poluzzi – Ma evidentemente il tema è sentito. Se fosse più pubblicizzato, in tanti ricorrerebbero al servizio bici in treno. Quanti abitano entro i 3-5 km da una stazione e lavorano entro 5 km di distanza ne avrebbero convenienza. E in Emilia-Romagna si tratta del 60% della popolazione“. Sara, che ha viaggiato in sella alla sua bici da corsa sia lungo l’Appennino sia all’estero, non ha dubbi: “Se si potenziassero certe possibilità, come potersi appoggiare per una parte del viaggio a un treno, si darebbe vitalità anche ad un turismo più sostenibile. In Italia ci sono stazioni ovunque, o quasi. Si potrebbero visitare posti poco noti ma più interessanti di quelli premiati dal turismo perchè meglio attrezzati. Spostarsi e viaggiare in bicicletta sarebbe davvero alla portata di tutti”.

Cristina Gentile

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