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Biosur: la trasformazione sostenibile dei distretti passa dalle concerie

maggio 27, 2013 Aziende, Pratiche

Eliminare gli odori degli scarichi industriali della lavorazione del cuoio nel distretto conciario toscano di Ponte a Egola, vicino a Firenze, dove vengono raccolti gli effluvi di circa cento aziende. È l’obiettivo del progetto triennale co-finanziato dall’Unione europea  Life+ “Biosur” (Rotating bioreactors for sustainable hydrogen sulphide removal) per la rimozione biologica dell’idrogeno solforato, che coinvolge come partner il Consorzio Cuoiodepur, il dipartimento di Biologia dell’università di Pisa, il dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell’università di Firenze e Italprogetti Engineering spa.

L’impianto di depurazione nel quale verrà sperimentata la nuova tecnologia è quello gestito dal consorzio stesso nel comune di San Miniato.  “Si tratta di un processo che consentirà il passaggio dalla rimozione di sostanze inquinanti con reagenti chimici costosi e con un impatto ambientale alto, a un  utilizzo di microrganismi già presenti nell’impianto che sono in grado di rimuovere l’idrossido solforato”, spiega Gualtiero Mori, project manager della Cuoiodepur e coordinatore e responsabile del procedimento nell’impianto. Il carattere innovativo della tecnologia consiste nella peculiare tipologia di reattore, ovvero un “bioreattore a letto mobile rotante” in grado di realizzare elevati rendimenti, unico nel suo genere e che richiama per certi aspetti il modello del bottale, reattore tipico delle lavorazioni conciarie.

Ciò che tutti i partner di questo progetto dovranno valutare è “l’affidabilità dell’innovazione rispetto ad altri progetti, capire cioè se è maggiormente usufruibile anche per il distretto e qualora la tecnologia fosse capace di portare benefici, anche la possibilità di esportarla in altri settori industriali dove l’idrossido solforato è presente a livelli alti, come quello cartario”, prosegue il project manager. Non solo in Italia: “Abbiamo preso accordi per andare in Spagna e cercheremo di promuovere i risultati anche in altre zone d’Europa”, laddove sono presenti altri distretti conciari – oltre a Spagna e Italia anche Portogallo e Turchia – in cui gli l’idrossido di sodio si elimina con un processo chimico.

“E’ la prima volta che questo tipo di sperimentazione viene fatta su scala reale, quindi con un reattore vero e proprio. Lo scopo del progetto è sostituire la tecnologia con una più sostenibile”, aggiunge Claudia Vannini, responsabile scientifica per il dipartimento di Biologia dell’università di Pisa del progetto Biosur. “La tecnologia usata oggi nel distretto delle concerie usa dei reattori che utilizzano molto idrossido di sodio e ossigeno, sostanze che costano molto e che per essere prodotte hanno bisogno di un importante dispendio energetico”, prosegue. Per ragioni storiche, principalmente legate a problemi relativi alla sicurezza e alla presenza di cattivi odori, l’approccio al trattamento delle acque reflue nei grandi distretti conciari come quello toscano prevede la rimozione del solfuro mediante ossidazione a solfato, attraverso il dosaggio di ossigeno nel primo step della filiera di trattamento dei reflui. Con la tecnologia messa a punto dal progetto Biosur, cambia tutto. “Si tratta di un nuovo processo di trattamento biologico con microrganismi che fanno reazioni. L’efficienza è molto alta con costi più bassi anche per l’ambiente”. Perché oltre ai benefici economici – l’idrossido di sodio e l’ossigeno sono sostanze molto costose – c’è anche un beneficio ambientale: “Gli impianti di vecchio stampo utilizzano grandi quantitativi di acqua , ora si attuerebbe una sorta di riciclo. Inoltre, meno idrossido di sodio vuol dire anche meno emissioni di anidride carbonica”.

In questi giorni si sta finendo la fase di progettazione, si sta monitorando il livello di zolfo negli impianti e la start up è prevista tra luglio e agosto: “Con settembre – aggiunge Mori – finiremo la fase dei test e pensiamo di avere i primi risultati della fase preliminare tra la fine dell’anno e l’inizio del 2014”.

Marta Rossi

 

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