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Comuni ricicloni 2012: la buona pratica che combatte la crisi

Siamo oltre la sperimentazione. Ma ancora a qualche passo dall’obiettivo pieno. La mappa dei Comuni Ricicloni 2012, presentata a Roma da Legambiente, con la premiazione delle amministrazioni virtuose, ci consegna uno scenario di enti pubblici decisamente “avanti”, un gruppo intermedio orientato verso l’efficienza e un migliaio fermi all’anno zero.

In tutto, i Comuni “ricicloni” sono 1.123, circa uno su sette: 998 al Nord, 59 al Centro, 66 al Sud. Si tratta di quelli che hanno superato la soglia del 65% di raccolta differenziata, richiesta per legge, a partire da quest’anno (nel 2011 era pari al 60%). Ma se alla squadra di Comuni virtuosi, fa notare il vicedirettore di Legambiente, Andrea Poggio, “aggiungessimo i 365 che sono in regola con il tetto del 60% in vigore lo scorso anno, arriveremmo a quota 1.488”: un’amministrazione su cinque, pari al 18 per cento dei Comuni italiani, è dunque “in regola con la legge dello Stato”. Un risultato non eclatante, ma promettente. Da una parte c’è la crisi economica che ha determinato una diminuzione nella produzione dei rifiuti pari a circa il 4,4%, dall’altra, un processo virtuoso volto al contenimento dei rifiuti alla fonte. Che, gradualmente, si sta diffondendo in tutto lo Stivale.

La classifica stilata dall’associazione ambientalista tiene conto, oltre alla soglia minima di raccolta differenziata finalizzata al recupero – condizione per essere considerato “riciclone” – dell’Indice di Buona Gestione, che rappresenta l’insieme di azioni intraprese da una amministrazione per governare i rifiuti prodotti dai cittadini: viene così considerata la produzione totale di rifiuti pro capite, la separazione di rifiuti pericolosi, i metodi di raccolta e l’efficienza del sistema. In poche parole, si legge sul dossier, la sostenibilità ambientale, sociale ed economica del servizio.

E l’edizione 2012 dell’indagine di Legambiente sulla raccolta differenziata, la diciannovesima, stabilisce che i migliori sistemi di raccolta dei rifiuti urbani comunali sono nel Nord-Est del Paese: nelle prime 50 posizioni, 46 sono i comuni che appartengono a quest’area geografica: 33 in Veneto, 11 in Trentino Alto Adige, 2 in Friuli Venezia Giulia. A questi si aggiungono due comuni piemontesi, uno marchigiano e uno laziale. Gli unici capoluoghi di provincia a essere virtuosi per la gestione dei rifiuti urbani, sono Pordenone, Novara, Verbania, Belluno e Salerno, unico capoluogo del Sud a spiccare, con il 68% di differenziata. Quanto alle grandi città, Milano è stabile attorno al 34%, mentre Torino – pur non rientrando nella graduatoria di comuni ricicloni – supera il 40%, grazie alla raccolta porta a porta in alcuni quartieri (nel resto della città la percentuale è invece ferma sotto il 30%).

Dato interessante, quest’ultimo, fanno notare da Legambiente, perché sottolinea l’efficacia del servizio anche nei grossi centri urbani, e contribuisce a combattere il luogo comune secondo cui i costi della raccolta a domicilio siano troppo elevati nelle città grandi. Roma si conferma al palo, portando a smaltimento la stragrande maggioranza di rifiuti, ed è a rischio crisi a causa dell’esaurimento della discarica di Malagrotta.

I dati raccolti indicano alcune tendenze: non esiste più una sostanziale differenza tra città grandi e città piccole, oppure tra Nord e Sud. Centrale è, piuttosto, la volontà politica di far partire il servizio di raccolta differenziata, indicatore – spiega Ermete Realacci, deputato Pd e presidente onorario di Legambiente – di “un buon rapporto tra cittadini e amministratori, allo stesso modo in cui i commissariamenti rappresentano il frutto peggiore della cattiva politica”.

Per il terzo anno consecutivo, al primo posto della classifica c’è Ponte nelle Alpi, comune di 8.500 abitanti, circondato dalle Dolomiti bellunesi. Con la raccolta porta a porta, dal 2003 ad oggi, la percentuale di differenziata si è impennata dal 22,4% all’87,7%, di cui solo il 2,5% non è riciclato. In tre anni, i costi sono diminuiti del 14%. La nuova sfida lanciata dal comune è ora il riciclo dei pannoloni per anziani e dei pannolini per bambini: è già attivo il servizio gratuito di ritiro in contenitori dedicati, a prova di odori, ed è stato siglato un accordo con l’azienda che produce per il marchio Pampers, la Fater, che coinvolge i consorzi dei comuni trevisani e il Centro Riciclo Vedelago.

La green economy parte anche da qui: stando al rapporto Riciclo ecoefficiente 2012 presentato pochi mesi fa e realizzato dai consorzi di riciclaggio, il nostro settore industriale del recupero rifiuti è secondo in Europa, solo dopo quello tedesco, che cresce nonostante la crisi, con 5.000 imprese e 150.000 occupati.

Ilaria Donatio

 

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