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Consigli per ecomamme: quinta puntata, muoversi in città

Con la carrellata sui servizi di mobilità ecologica in alcune città del Nord Italia riprende il viaggio della nostra corrispondente bolognese, Cristina Gentile, attraverso gli strumenti e i servizi per l’infanzia, per tutte le mamme attente agli aspetti ecologici e di salute della vita quotidiana.

Muoversi in città, con passeggino o bicicletta e bebè al seguito, significa guardare tutto da un’altra prospettiva. Senza ricorrere all’auto (avete mai provato, tra l’altro, a parcheggiare mentre l’ugola di un bimbo affamato protesta dal seggiolino di dietro?) diventano preziosissimi autobus facilmente accessibili, pensiline coperte, marciapiedi con scivoli e asfalto in buono stato, piste ciclopedonali, scale accompagnate da scivoli o ascensori, bagni attrezzati per il cambio negli edifici pubblici.

In un recente convegno del Centro Antardide, a Bologna, l’architetto urbanista Gisella Bassanini ha presentato dati che fanno riflettere: negli ultimi anni si registrano meno spostamenti per ragioni di lavoro e più per la gestione familiare, le donne si muovono di meno e per tragitti più brevi degli uomini, ma con percorsi zigzaganti e “multistop” (disbrigo pratiche, accompagnamento dei figli, spesa ecc.). E mentre il 16% degli uomini va in bici o a piedi, diretto alla destinazione prescelta, il 28 per cento delle donne sceglie le due ruote o una sana passeggiata.

La scelta delle modalità di spostamento e dei percorsi - ricorda Bassanini -  è collegata ai motivi che spingono a muoversi (lavoro, necessità familiari, tempo libero ecc). E’ dunque indispensabile tener conto di questi aspetti per ragionare su come organizzare i servizi, ripensando i centri urbani.

Quali realtà offrono oggi le nostre città? Abbiamo provato a testare “l’attenzione per l’infanzia” in alcuni centri del nord Italia di medie dimensioni, con Torino come riferimento per le grandi città, comparando indicatori come accessibilità e impronta ecologica dei mezzi pubblici, presenza di reti ciclabili, servizi dedicati alla prima infanzia, risorse investite dalle Amministrazioni per la mobilità sostenibile.

“Riuscire a costruire una città in cui i bambini tornino a muoversi in autonomia e sicurezza – dichiara Paolo Gandolfi, assessore alla mobilità del Comune di Reggio Emilia - è l’obiettivo più alto che possiamo darci. Significa recuperare fiducia nel rapporto tra la città e la comunità”. A Reggio, patria di un modello d’eccellenza nella gestione degli asili nido, l’educazione alla sostenibilità ambientale è avviata sin dall’età prescolare nelle scuole d’infanzia comunali. Un’indagine statistica del Comune rileva che il 60 per cento dei bambini e dei ragazzi utilizza mezzi alternativi all’automobile: bicicletta (40 per cento), autobus di linea o scuolabus. E’ anche il risultato del BiciBus, un progetto cui hanno aderito 18 scuole elementari e circa 300 genitori e nonni che scortano i trasferimenti casa-scuola di 565 bambini. BiciBus si sviluppa lungo le ciclabili, con punti segnalati in cui i bambini si radunano per attendere l’arrivo della carovana in bicicletta, guidata da genitori o nonni volontari, che raggiunge la scuola. L’esperienza ricorda i pedibus bolognesi e l’analogo progetto Piedibus, un tipo di percorso sicuro casa/scuola  che a Torino copre finora circa 24 km di strade. Inoltre 22 scuole torinesi, tra elementari, medie e superiori, stanno elaborando un piano di mobilità scolastica sostenibile per ridurre l’uso delle autovetture in favore di una mobilità leggera. Il Piano di Mobilità Scolastica Sostenibile è un programma d’intervento avviato nell’ambito del progetto Smart School in Torino Smart City.

Modena però batte tutti, estendendo simili pratiche anche ai piccolissimi: sin dalla scuola dell’infanzia (polo Valli) è possibile partecipare a Vado a scuola con gli amici, percorsi segnalati e accompagnatori adulti per educare alla mobilità sostenibile. Da quest’anno inoltre un sistema a punti premia le scuole con più partecipanti. In tema di sicurezza, Modena ha inoltre adottato il modello delle “zone 30″ per la circolazione del centro storico (limitazione ai 30 km/h). Sia Bologna che Modena e Reggio prevedono spazi bimbo, fasciatoi e menù ad hoc nei centri gioco, biblioteche ed esercizi pubblici.

Il capoluogo estense dichiara inoltre 154,4 km di ciclabili e ciclopedonali, con altri tratti in via di completamento, e quasi 14 km di percorsi naturalistici in parchi urbaniReggio vanta la rete ciclabile più estesa in Italia in rapporto al numero di abitanti (187 Km di piste ciclabili e 0.26 Kmq di aree pedonali). Torino invece mette a disposizione dei suoi 911mila abitanti 180 km di piste ciclabili e ben 415 km quadrati di aree pedonali. In questa mini-classifica, Bologna è ultima con 102,5 km di piste ciclabili, 31,5 km di percorsi naturalistici, come gli argini dei canali recuperati a pedoni e ciclisti, e 5 km di corsie preferenziali per bus e biciclette.

In generale però, a spasso per la pianura padana, non si respira una buona aria. Le condizioni morfologiche non consentono una buona ventilazione e l’area è tra le più inquinate d’Europa. Ma quanto incide il traffico? A Torino circolano 561.590 auto private su 911.823 abitanti: 61,58 auto ogni 100 abitanti. Reggio Emilia, nonostante le dimensioni più contenute, registra un indice di motorizzazione di 66,70 vetture ogni cento abitanti, per un totale di 114.511 automobili private. Modena conta 115.887 auto per 156mila abitanti: circa 74,3 auto ogni 100 residenti. Siamo insomma ben lontani dalla virtuosissima Berlino (36 auto ogni cento abitanti). Non a caso, gli sforamenti dei limiti di legge per le polveri sottili sono una drammatica costante di molte città emiliane: Modena per esempio ha raggiunto gli 85 sforamenti annui, nel 2012, contro i 35 tollerabili per legge; Reggio Emilia 76 sforamenti di media. Per questo molte città ricorrono al blocco del traffico in determinati giorni della settimana o a limitazioni della circolazione – così le “domeniche ecologiche” a Modena e i T-days nel week end a Bologna.

E’ per questo apprezzabile l’impegno delle Amministrazioni locali nel rinnovo del parco automezzi. A Reggio Emilia, dei 153 autobus in servizio nel 2011 il 46% poteva definirsi ecologico (59 a gas e 9 elettrici o ibridi), con un’età media di 10,92 anni.  A Modena l’età media dei 175 mezzi di trasporto pubblico è di 12 anni e mezzo, ed il 44% di essi è in classe ambientale Euro 2, il resto varia da Euro 3 a Euro 5, e solo in minima percentuale in classe ULEV (Ultra Low Emission Vehicle, veicolo a bassissime emissisoni nocive) e EEV (Enhanced Environmentally friendly Vehicle, veicolo ecologicamente avanzato). Ma quasi tutti i mezzi (160 su 175) hanno una buona accessibilità, grazie a pianali ribassati e pedane elevatrici (su 79 bus) idonee al trasporto di disabili. Torino sale sul podio per il trasporto pubblico più giovane e green: con i nuovi 182 autobus ecologici, dismetterà nel 2013 tutto il parco veicoli Euro 0.  A partire dal 2010, infatti, il Gruppo Torinese Trasporti ha attuato un robusto piano investimenti e introdotto 364 nuovi veicoli ecologici in tre anni . Questo ha permesso inoltre di ridurre significativamente l’età media del parco veicoli: 9,6 anni per gli autobus urbani, e 8,8 anni gli extraurbani. Dal Comune sottolineano che i 182 nuovi veicoli faranno ottenere in un anno una riduzione di circa 2 mila tonnellate di CO2: tutti i mezzi acquistati sono infatti diesel e con caratteristiche EEV – le emissioni di particolato e di idrocarburi incombusti sono ridotte del 99% rispetto a un bus Euro 0, quelle di monossido di carbonio del 98% e quelle di ossidi di azoto dell’89%. Inoltre i veicoli sono attrezzati per le persone disabili con una postazione per carrozzelle e la pedana o il sollevatore per il raccordo con il marciapiede in fermata.

La ex capitale sabauda spende complessivamente per la manutenzione straordinaria del suolo una cifra pari a 5.319.417 euro. Quest’anno saranno affidati appalti per un importo di 420.000 euro per la creazione di un percorso ciclabile di 1,5 km e il miglioramento di collegamenti tra piste ciclabili esistenti. Altri 772.380 euro sono destinati a realizzare una nuova pista ciclabile nell’ambito del Piano integrato Urban Barriera di Milano, e quasi 300mila euro per interventi per l’abbattimento di barriere architettoniche. Invece la quota del bilancio reggiano destinata a ciclabili, marciapiedi e infrastrutture per la disabilità prevede quest’anno circa 500mila euro per nuove opere e centomila euro per la manutenzione. Ma dal 2004 sono stati investiti per la ciclabilità 1 milione e mezzo di euro l’anno, per un totale di circa 12 milioni di euro – da qui il primato reggiano – come pianificato nel BiciPlan, programma per la progettazione di percorsi secondo una gerarchia d’importanza rispetto alle direttrici e ai flussi di traffico.

A Bologna, infine, registriamo una buona idea: il Comune da due anni regala ai bambini residenti, dai 4 ai 10 anni di età, l’abbonamento annuale al trasporto pubblico per tutto l’anno scolastico. Palazzo d’Accursio, che quest’anno conta di coinvolgere oltre 20mila bambini e dichiara una spesa di 110 mila euro per questa voce, accompagna l’invio degli abbonamenti gratuiti con una lettera alle famiglie su Bologna “green city. Una città pulita, attenta alla salute dei suoi abitanti, leggera per l’ambiente (…) un luogo migliore dove poter giocare, studiare, lavorare, muoversi, vivere”. Un libro dei sogni? Speriamo piuttosto un’assunzione d’impegno per un futuro prossimo.

Cristina Gentile

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