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Csr manager Italia: verso una low carbon economy

febbraio 23, 2011 Aziende, Eventi, Nazionali, Politiche, Pratiche

Courtesy of l'enefer, Flickr.comIl territorio è malato, il reddito è da fame. La bolla finanziaria dopo che si è sgonfiata ha lasciato per strada economie in frantumi. L’ambiente è diventato non una risorsa in pericolo, ma la risorsa più scarsa. Clima e finanza, due mondi, due crisi, una sola soluzione. “Low carbon economy” è la ricetta di Csr manager network Italia, l’associazione nazionale che raduna i professionisti di imprese, fondazioni d’impresa, società professionali, Pubblica amministrazione, enti non profit che si dedicano alle problematiche socio-ambientali e di sostenibilità connesse alle attività aziendali. Il network, con il suo presidente Caterina Torcia, si è dato appuntamento martedì 22 febbraio alla Cattolica di Milano per discutere di strategie, strumenti e nuove frontiere. “L’impresa ha un ruolo importante, non si può limitare solo a far quadrare i bilanci, ha una responsabilità sociale”, dice Edo Ronchi oggi a capo della Fondazione per lo sviluppo sostenibile. “Le aziende – continua l’ex ministro – soprattutto in questo mondo globalizzato, devono saper guardare oltre, il globale. Per uscire da questa crisi, anzi da queste crisi, bisogna avere coraggio, saper guardare oltre. Di solito a scommettere sul futuro ci si azzecca”. E il futuro è una via trasversale, che non va né a destra né a sinistra, la tutela dell’ambiente non ha colori. “E’ dell’amministrazione Sarkozy il vasto piano di ampliamento della produzione di energia eolica grazie alla costruzione di una nuova rete di pale sulle coste atlantiche francesi per un valore di circa 10 miliardi di euro. Una svolta radicale per la politica delle energie rinnovabili francesi.

Ed era stato proprio il “verde-rosso” Daniel Cohn-Bendit, sul palco di Lione a siglare la nascita del nuovo partito ecologista francese frutto della fusione tra Verts e Europe Ecologie, a dire “saremo intransigenti con tutti i produttivisti, non saremo né di destra né di sinistra”. Così dovrebbe essere anche in Italia, non solo nel pubblico, ma anche nel privato. “Le imprese sono sempre un passo avanti della politica, la politica vive nella sua arretrattezza e per smuovere le coscienze bisogna fare leva sul dinamismo delle imprese”, ha concluso Ronchi. Un vitalismo rappresentato da tante realtà. Una di queste si chiama Barilla. “Con il Center for Food and Nutrition abbiamo affiancato alla più conosciuta piramide alimentare, una nuova piramide che classifica gli alimenti secondo il loro impatto ambientale per aiutare le persone a scegliere un’alimentazione che sia non solo equilibrata da un punto di vista nutrizionale ma anche sostenibile”, racconta Luca Ruini, HSE&E director della Barilla. “Abbiamo iniziato dieci anni fa, come produttori di largo consumo per me era necessario pensare a una trasformazione delle prospettive economiche. Oggi molti i passi compiuti come la diminuzione dei gas serra e la minimizzazione dell’impatto ambientale lungo la filiera, ma c’è anche l’incremento fino al 95% del packaging (impacchettamento e imballaggio) riciclabile”.

Innovazione e sostenibilità vanno a pari passo. Come racconta l’esperienza di Primo Barzoni, presidente e amministratore delegato Palm produttrice di greenpallet,protagonisti del Salone del Gusto di Torino 2010. La sua falegnameria si è trasformata in pochi decenni da impresa di provincia ad azienda leader del pallet in Italia, ma soprattutto è riuscito ha far diventare i “bancali” oggetti di design sostenibili. Vedere lontano e green anche se, come ricorda in chiusura il filosofo (coautore insieme a Jovanotti del libro “Viva tutto”) Franco Bolelli: “L’Italia è un Paese refrattario al nuovo, quando ci si avvicina troppo bisogna subito trovare una giustificazione con il passato. L’innovazione è nutrimento, è ciò che non ci fa deperire. Facebook, Skype, hanno trasformato le nostre vite. Non si può più vivere senza mandare una mail, scrivere un post, tutti siamo diventati creatori di contenuti. Rivoluzionario. Strumenti che non devono essere visti come la perdita di qualcosa, il trionfo della comunicazione fittizia. E’ la nuova comunicazione che implica qualcosa di più importante e da cui non si può più tornare indietro: la connessione. Oggi non esistono linee di confine, perché scegliere una cosa sola nel mondo connesso e globale. Perché le aziende dovrebbero solo fare fatturati e non sostenibilità?”.

Francesca Fradelloni


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