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Dall’OCSE il toolkit per la “produzione sostenibile” delle PMI

aprile 26, 2012 Aziende, Pratiche

If you can’t measure, you can’t manage”. In italiano suona più o meno così: “se non puoi misurare, allora non potrai nemmeno gestire”, ed è il nuovo motto dell’Organizzazione per lo Sviluppo e la Cooperazione Economica (OECD, in inglese). L’OECD, infatti, ha lanciato il suo nuovo toolkit, “la cassetta degli attrezzi” per una Produzione Sostenibile (Sustainable Manufacturing), indirizzato principalmente alle start-up e alle piccole e medie imprese (PMI).

Andrew Wyckoff, direttore del settore per la scienza, la tecnologia e l’industria dell’OECD, ha dichiarato che “molte aziende hanno da tempo iniziato a muovere i primi passi verso una produzione che opera nel rispetto dell’ambiente, assicurandosi uno sviluppo economico e ambientale sostenibile. Queste aziende – continua Wyckoff – sono state delle vere pioniere e con la loro esperienza hanno dimostrato che i miglioramenti ambientali possono andare di pari passo con l’aumento del profitto e della competitività aziendale”.

Proprio l’esperienza di queste realtà è stata presa in considerazione dall’OECD per preparare il toolkit e per trasferire il buon esempio anche alle PMI. Wyckoff d’altronde sostiene che “molte delle piccole e medie imprese, che rappresentano approssimativamente il 99% delle aziende e i due terzi dell’occupazione nei Paesi membri dell’OECD, non hanno ancora abbracciato le grandi opportunità provenienti dalla green economy, e sono costrette quotidianamente ad affrontare problemi quali la pressione dei costi da sostenere, la perdita di know-how e di risorse da investire al fine di attuare un miglioramento produttivo che sia anche ambientale”. Proprio per far fronte a questi problemi, l’OECD ha creato una serie di strumenti che potrebbero aiutare le PMI ad attuare una produzione sostenibile e allo stesso tempo, migliorare il prodotto e l’efficienza produttiva, nonché aumentare il profitto.

Ma che cosa si intende per “produzione sostenibile”? A grandi linee il termine rappresenta, in concreto, un nuovo modo di fare impresa e creare valore. Non esiste una definizione singola e comune, anche se il Dipartimento Americano del Commercio, l’ha riassunta così: “la creazione di prodotti industriali caratterizzati da processi in cui vengono minimizzati gli impatti negativi sull’ambiente, viene effettuato un uso efficiente dell’energia e delle risorse, e allo stesso tempo sono sicuri per i lavoratori, la comunità e i consumatori e sono economicamente solidi”. Dunque, si tratta  di un processo produttivo in cui la dimensione ambientale e sociale assume lo stesso grado di importanza di quella economica.

Il toolkit, quale risultato di un processo di due anni di consultazioni con esperti del settore, è messo a disposizione dall’OECD attraverso la Start-up Guide scaricabile gratuitamente, e il sito web, che provvede a fornire spiegazioni dettagliate sugli indicatori e consigli tecnici sulle performance di gestione e amministrazione. “L’OECD – sempre secondo Wyckoff – ha voluto mettere a servizio delle PMI un set di strumenti applicabili su scala internazionale, al fine di misurare la performance ambientale del processo di produzione manifatturiera e, quindi, regolarsi di conseguenza”.

Quali sono concretamente le azioni che una PMI deve seguire per essere economicamente sostenibile? Il toolkit parla di sette azioni fondamentali racchiuse in tre macro-aree che rappresentano anche tre momenti: la preparazione, la misurazione e il miglioramento. La prima azione da intraprendere nel momento della preparazione è di formare un team interno di esperti che si occupi di calcolare l’impatto ambientale dell’azienda e di decidere un set di priorità. Questa sarà seguita dalla selezione di indicatori utili per l’attuazione di un miglioramento che sia continuo nel tempo e non circoscritto solo ad un determinato periodo. Finita la fase della preparazione, entra in atto quella della misurazione, caratterizzata dall’identificazione di come i materiali usati nella produzione influenzino la performance ambientale, dalla valutazione delle operazioni che possono facilitare tale performance (ad esempio l’efficienza energetica), e dalla valutazione del prodotto finale, sulla base di indicatori ambientale che ci dicono quanto lo stesso prodotto sia sostenibile o meno. Infine, una volta ottenuto un numero sufficiente di informazioni utili, entra in gioco la fase del miglioramento. In questo caso, l’interpretazione degli indicatori e dei risultati ottenuti, deve essere seguita dalle scelte opportune da mettere in atto per migliorare la performance produttiva e creare un piano d’azione.

Secondo l’OECD, le PMI seguendo questo schema potrebbero superare i problemi economici tipici a questa scala, come la lotta per la loro stessa sopravvivenza, e andare incontro ad una crescita rispettosa dell’ambiente ed economicamente stimolante. D’altronde i benefici economici provenienti dalla produzione sostenibile sono molteplici. Basti pensare che il 56% delle PMI del solo Regno Unito sono pronte ad investire nel settore e nelle strategie di crescita a basse emissioni di carbonio; senza pensare che dal 2009 i consumi “green” sono cresciuti a tal punto che la Walmart ha introdotto il nuovo indice della sostenibilità ambientale.

Donatella Scatamacchia

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