Home » Aziende »Pratiche » Georg Emprechtinger: a capo di un plotone di ingegneri e designer, per domare il legno:

Georg Emprechtinger: a capo di un plotone di ingegneri e designer, per domare il legno

febbraio 4, 2013 Aziende, Pratiche

Pochi soldi e sette bocche da sfamare, che fare? Quando Erwin Berghammer si pose, nel 1959, questo attualissimo interrogativo, trovò la soluzione nel “fare squadra” e fondare, a Ried, ai piedi delle Alpi salisburghesi, in Austria, una piccola falegnameria per la produzione di mobili, Team7 – in omaggio ai sette componenti della sua famiglia, ma anche alle sette essenze di legno utilizzate. Nel 1980 un’altra scelta determinante per il futuro dell’azienda: diventare pionieri nella produzione di mobili “ecologici”, in legno massello, trattato unicamente con procedimenti naturali. E poi ancora, nel 1999, il dilemma stilistico: restare fedeli all’impronta “rustica” delle origini o produrre arredamento “di design”? Oggi, grazie a questi tre momenti di crisi e alle ricette, di volta in volta, individuate dal management (fare squadra, puntare sulla sostenibilità e realizzare oggetti di design), Team7 fattura 79 milioni di euro, esporta in 30 paesi del mondo e riceve tra i 700 e i 1.000 ordini a settimana (+2% anche nel 2012, nonostante la pesantissima crisi del settore).

Raccontarlo, però, è certo più facile che farlo e Georg Emprechtinger, il nuovo proprietario e amministratore delegato – che nel 2006 ha definitivamente ricevuto, dal fondatore, le chiavi dell’azienda, dopo averla gestita per anni come general manager – non nasconde le difficoltà incontrate lungo il cammino e gli impegnativi momenti di scelta che hanno accompagnato la crescita dell’azienda. Lo abbiamo incontrato a Concorezzo, nel distretto brianzolo del mobile, dove da pochi giorni ha inaugurato, in collaborazione con Archilogo, un nuovo punto vendita per servire l’area milanese, che si aggiunge a una selezionatissima lista di distributori italiani, accomunati da una visione “green” del mobile, ancora molto pionieristica nel nostro Paese: Biogriva a Pinerolo (TO), Corti Progetto Natura a Treviglio (BG), la Bottega del Legno a Brescia, Grigiante Casa Bio a Dueville (VI), Nat – Arredare con la Natura a Trieste, Boiserie Riva a Roma. Tutti convinti che il futuro del mobile sia lungo la strada della sostenibilità ambientale tracciata da Team7, una sostenibilità, però, non austera, ma sposata alla salubrità e alla bellezza, che ricorda la recentissima dichiarazione di un altro austriaco (segno di un ritorno dell’Austria felix?), l’ex governatore della California, Arnold Schwarzenegger, secondo il quale l’ambientalismo e la green economy, se vogliono “ispirare il mondo”, devono adottareun nuovo stile, più sexy, più trendy“. Ecco, quello di Team7 sicuramente lo è.

D) Dott. Emprechtinger, come sintetizzerebbe il caso di successo di Team7?

R) Negli anni ’80 Erwin Berghammer, il fondatore, decise di convertire la produzione di mobili esclusivamente al “biologico” (organic, NdR), che per lui significava: legno massello, invecchiato, non trattato, sostenibile, durevole. Erwin era solito ripetere che un mobile deve durare almeno quanto l’albero ha impiegato a crescere. La sua filosofia (adottata a tutt’oggi) prevedeva inoltre di non usare materiali o componenti sintetici nocivi per la salute umana – come la formaldeide – ma unicamente colle all’acqua e oli naturali. In quegli anni l’azienda era in gravissima crisi finanziaria (quasi in bancarotta), ma si decise coraggiosamente di ristrutturarla puntando su qualcosa di completamente diverso dal mercato di massa allora dominante: qualità, salubrità e sostenibilità. L’idea di produrre mobili “biologici” fu assolutamente rivoluzionaria.

D) Un’ottima dimostrazione del fatto che perseguire seriamente la “sostenibilità”, abbinandola alla “qualità”, paga – anche dal punto di vista economico…

R) Esattamente, bisogna individuare la propria via e percorrerla. Competere con i cinesi sul prezzo, in una fascia bassa di mercato, sarebbe stato un suicidio. Ma le dirò di più: a mio avviso bisogna avere il coraggio di intraprendere le scelte più difficili anche per un altro motivo: più è complessa la tecnica che si sviluppa, più si diventa unici ed è difficile essere copiati. Guardi il sistema di allungamento brevettato per il tavolo Flaye, che abbiamo presentato alla fiera di ColoniaIl “green design” non è solo filosofia, funziona, ha successo, è sostenibile anche economicamente.

D) Questo è il lieto fine della storia (“a tree story”, come recita il vostro claim), ma immagino che arrivarci non sia stato immediato né senza problemi…

R) No, infatti. Quando entrai in azienda nel 1999 Team7 poteva già vantare una lunga storia di successo nel mobilio “biologico”, cresciuto negli anni ’80 e ’90, ma alla fine di quel periodo iniziò un calo delle vendite ed eravamo (come nel 1979) sul punto di perdere soldi. Si presentò dunque, di nuovo, la necessità di prendere una decisione su come procedere. Ci furono grandi discussioni, tra il management, ma anche con i rivenditori e con i clienti finali. A me fu chiaro che si dovesse seguire la via del “design”, che in Italia stava già ottenendo grande successo nel mondo – nonostante, ad essere onesti, molto “Italian design” fosse, paradossalmente, ispirato proprio al Bauhaus tedesco e austriaco! Decidemmo che bisognava insistere sui nostri valori fondanti e su quello che eravamo bravi a fare, ma di farlo aprendosi al design contemporaneo e alle tecnologie più innovative. Tenga presente che per il mondo del mobile “biologico” la tecnologia, all’epoca, rappresentava qualcosa di “cattivo”. Dovemmo quindi discutere per inserire, nei mobili, parti metalliche, in alternativa o in aggiunta a quelle in solo legno, come si era fatto sino a quel momento.

D) Fu dunque questo il punto di svolta per tornare a crescere?

R) Ci volle ancora un po’di tempo, in realtà. La nostra strategia – chiamata “design meets nature” – era chiara, ma come metterla in atto concretamente? La scelta fu di ricorrere a designer esterni, i migliori in circolazione. Ma non bastò nemmeno quello, perché non tutti sapevano come gestire un materiale vivente come il legno, che si evolve, si espande ecc. Non basta essere bravi designer, bisogna conoscere il legno, quello vero, il legno massello, non il falso legno che si trova solitamente nella maggior parte dei mobili. In ogni caso ci vollero altri tre anni prima di tornare a crescere, perché i nostri rivenditori dell’epoca non capirono né apprezzarono la scelta intrapresa, a partire da quella stilistica di avere spigoli, mentre il mobilio “biologico” al quale erano abituati i loro clienti (e ispirato alle forme della natura) era tutto “arrotondato” e smussato. Fu un brutto periodo, fatto di dubbi sul fatto che stessimo andando per la strada giusta e di errori da parte di alcuni designer, concentrati sull’aspetto estetico, ma non sulla funzionalità. Dovemmo sperimentare e imparare molto per venirne fuori. L’anno di svolta fu il 2003, ma non fu un grande salto, bensì una crescita progressiva, che continua tuttora.

D) Oggi il risultato è che il vostro arredamento non è solo più per case rustiche o di montagna, ma lo si può trovare anche in un appartamento a New York (o a Milano)…

R) Sì, oggi esportiamo anche negli Stati Uniti. In generale esportiamo l’84% della produzione, principalmente in Germania, Svizzera, Italia, Francia e Benelux.

D) Chi considerate i vostri competitors nel mondo dell’arredamento ecologico?

R) Se si tiene presente che tutti i nostri progetti partono dai boschi di nostra proprietà, che ogni progetto è, in qualche modo unico, su ordine, senza produzione seriale di massa,e che ogni pezzo è selezionato a mano, con una ricerca estrema della qualità, allora siamo unici al mondo. Si tratta di farlo comprendere al pubblico e questo è un altro problema – di comunicazione. Qualcuno, di fronte a un nostro tavolo, potrebbe dire “beh, è semplicemente un tavolo”, dobbiamo essere noi a spiegargli cosa c’è dietro, raccontando la tecnologia che lo accompagna, ma soprattutto facendola vedere e toccare con mano, così che ci sia anche una comprensione “emozionale”.

D) L’emozione di tradizione e innovazione unite insieme, che è anche una delle migliori strategie di successo, in tanti settori…

R) Esattamente. Ma in questo caso, dietro, non c’è solo design “di punta”, ma anche tecnologia “di punta”. Noi oggi dobbiamo evadere da 700 a 1000 ordini alla settimana – dalla cucina o camera completa, fino al singolo tavolino da caffè – e questo significa lavorare almeno 700 pezzi di legno a settimana, in forme e modi diversi. E’una grande sfida organizzativa, che richiede 630 persone, tra le quali un intero “plotone” di ingegneri, per essere sicuri che tutto sia perfetto e poter andare in produzione.

Andrea Gandiglio

 

Share and Enjoy:
  • Print
  • PDF
  • email
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • del.icio.us
  • Digg
  • Twitter
  • LinkedIn
  • Current
  • Wikio IT
  • Netvibes
  • Live




PARLA CON LA NOSTRA REDAZIONE

Newsletter settimanale


Notizie dalle aziende

“Made in Nature”, un progetto europeo da 1,5 mln di euro per raccontare il biologico

maggio 21, 2019

“Made in Nature”, un progetto europeo da 1,5 mln di euro per raccontare il biologico

“Made in Nature” è il progetto finanziato dall’Unione Europea con 1,5 milioni di euro per promuovere, nei prossimi tre anni (dal 1 febbraio 2019 al 31 gennaio 2022), i valori e la cultura della frutta e verdura biologica in Italia, Francia e Germania. Come indicato nel claim (“Scopri i valori del biologico europeo”), lo scopo [...]

MIUR: l’Italia avrà la sua nave rompighiaccio per studiare i mari polari

maggio 13, 2019

MIUR: l’Italia avrà la sua nave rompighiaccio per studiare i mari polari

Per la comunità scientifica italiana, in particolare quella che studia i Poli, si tratta di un grande risultato, che aprirà la strada a nuovi studi. L’OGS, Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – grazie ad un finanziamento di 12 milioni di euro ricevuto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – ha acquistato dalla norvegese Rieber [...]

Clean Cliff Project: il progetto di salvaguardia delle scogliere nato da due tuffatori estremi

maggio 4, 2019

Clean Cliff Project: il progetto di salvaguardia delle scogliere nato da due tuffatori estremi

Per la prima volta dalla nascita di questa competizione sportiva, uno speciale progetto di salvaguardia ambientale, accompagnerà la Red Bull Cliff Diving World Series, il campionato mondiale di tuffo da scogliere naturali, per lanciare un forte messaggio in difesa degli oceani, grazie alla volontà e tenacia di due giovanissimi campioni: Eleanor Townsend Smart, high diver americana, e Owen Weymouth, [...]

Amianto: sono ancora 125 milioni i lavoratori esposti al “killer silenzioso”

aprile 29, 2019

Amianto: sono ancora 125 milioni i lavoratori esposti al “killer silenzioso”

Domenica 28 aprile si è celebrata la “Giornata Mondiale delle Vittime dell’Amianto”, una ricorrenza per ricordare che, ancora oggi, sono circa 125 milioni i lavoratori esposti alla fibra killer, che provoca non meno di 107.000 decessi ogni anno (secondo le stime OMS), di cui circa 6.000 solo in Italia. Una guerra al “killer silenzioso” che non può essere vinta [...]

Grande successo della Formula E a Roma. Campionato elettrico in crescita

aprile 15, 2019

Grande successo della Formula E a Roma. Campionato elettrico in crescita

Il neozelandese Mitch Evans, del team Panasonic Jaguar, si è aggiudicato sabato 13 aprile il Gran Premio di Roma, settima tappa del campionato mondiale ABB FIA Formula E, “la formula 1 delle auto elettriche”. Al secondo posto Andrè Lotterer su DS Techeetah e al terzo Stoffel Vandoorne del team HWA Racelab. Secondo le stime degli organizzatori la gara è stata seguita [...]

ECOMED Green Expo: Catania apre la via della green economy al Mediterraneo

marzo 29, 2019

ECOMED Green Expo: Catania apre la via della green economy al Mediterraneo

Dall’11 al 13 aprile la città di Catania si prepara a ospitare ECOMED, la prima “green expo” siciliana dedicata ai temi della green economy e dell’economia circolare, riletti in prospettiva mediterranea (e non solo nazionale). Per tre giorni il più grande centro fieristico ai piedi dell’Etna – le suggestive “Ciminiere” – sarà la casa di [...]

Vendemmia 2099 in anticipo di 4 settimane. In Trentino uno studio indaga l’effetto dei cambiamenti climatici sulla viticoltura

marzo 15, 2019

Vendemmia 2099 in anticipo di 4 settimane. In Trentino uno studio indaga l’effetto dei cambiamenti climatici sulla viticoltura

Come sarà la viticoltura in Trentino nel 2099? A causa dei cambiamenti climatici tra 80 anni si vendemmierà con un anticipo fino alle 4 settimane. A calcolarlo è uno studio interdisciplinare condotto da Fondazione Edmund Mach e Centro C3A con l’Università di Trento e Fondazione Bruno Kessler. Lo studio indaga l’impatto dei cambiamenti climatici sulle fasi [...]

Visualizza tutte le notizie dalle Aziende