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Heike Platter e il potere dei fiori: “Ecco come i giardini possono portare ricchezza e turismo”

Negli anni Ottanta, Merano era una cittadina deliziosa, ma un po’ addormentata: le persone arrivavano soprattutto per le cure termali, ma non c’erano vere e proprie attrazioni turistiche e nessuno aveva mai pensato di risollevare l’area dal suo sonno costruendo un giardino botanico. Oggi i Giardini di Castel Trauttmansdorff, ideati nel 1988 dall’ingegnere meranese Manfred Ebner e aperti nel 2001 grazie anche all’assessore provinciale all’Agricoltura e poi presidente della Provincia Luis Durnwalder e al direttore del Podere provinciale Laimburg Klaus Platter, contano 400.000 visitatori nei sette mesi e mezzo di apertura, con importanti ricadute economiche: 285 nuovi posti di lavoro (di cui 130 diretti) e un indotto turistico di 40 milioni di euro. Realizzati sui 12 ettari di terreni che circondano Castel Trauttmansdorff, dove la principessa Sissi veniva a passare le vacanze, i Giardini hanno ricevuto in questi anni diversi premi: nel 2005 sono stati eletti “Parco più Bello d’Italia” e, l’anno successivo, sono arrivati al sesto posto nel concorso Briggs & Stratton’s Best Parks, che ogni anno valuta i parchi più belli e amati d’Europa, fino a ottenere nel 2013 il riconoscimento come Giardino Internazionale dell’Anno alla International Garden Tourism Conference a Toronto. “I nostri risultati  dimostrano che è possibile dare impulso turistico a un luogo attraverso un giardino, un parco, un garden festival, una mostra di fiori: l’importante è offrire un’esperienza unica che renda la botanica fruibile, interessante, divertente”, spiega Heike Platter, dal 2005 direttrice Marketing and Corporate strategy dei Giardini di castel Trauttmansdorff.

D) Dottoressa Platter, in meno di quindici anni di attività i Giardini Trauttmansdorff hanno raggiunto numeri importanti, riuscendo a competere con attrazioni turistiche dello stesso tipo nel Nord Italia e in altri Paesi europei vicini all’Alto Adige. Su quali strategie avete puntato per riuscirci?

R) Per prima cosa, abbiamo puntato sull’autenticità e l’unicità dei Giardini, che sono stati creati  in un anfiteatro naturale, su un dislivello di 100 metri, ai piedi delle cime innevate del gruppo Tessa. Un altro elemento importante è l’idea di mediare la botanica in maniera innovativa e con servizi di altissima qualità. Lo facciamo in molti modi, dai “Padiglioni artistici” alle “Stazioni sensoriali“, fino ai diversi eventi gastronomici e musicali che organizziamo sempre: aperitivi, serate di world music, i brunch delle “Colazioni con Sissi“, cene con visita guidata e garden workshop, in cui le persone possono vedere da vicino come avviene la cura delle piante e sperimentare loro stesse. Proponiamo sempre cose nuove: abbiamo per esempio un percorso sotterraneo di 200 metri che permette di osservare come crescono le piante, mentre nella serra abbiamo realizzato un terrario per osservare gli insetti. L’obiettivo è offrire ai visitatori un’esperienza unica. Per accedere ai giardini c’è un ponticello, che è anche il simbolo dell’ingresso in un altro mondo, in cui si entra liberi dalla routine e dai pensieri negativi. Inoltre, dal 2005 ci siamo impegnati per rendere i Giardini Trauttmansdorf attrattivi anche per le persone locali: oggi i meranesi frequentano molto i giardini e dalle altri valli le persone arrivano da noi per festeggiare l’arrivo della primavera.

D) Il progetto si sostiene anche economicamente?

R) Sì, dal secondo anno di apertura in poi le entrate coprono le spese correnti: un risultato di cui siamo molto fieri, e che ci rende unici in Italia, considerando che i Giardini sono pubblici. Questo è stato possibile grazie a un ottimo team e a una gestione imprenditoriale della struttura. In quest’ottica, abbiamo aggiunto ai Giardini altre strutture che offrissero ai visitatori un’esperienza unica e non noiosa, rendendoli così più attrattivi di un normale giardino. Il centro visitatori, per esempio, è stato realizzato in stile anglosassone: insieme al servizio informazioni, c’è anche uno shop. Ci sono poi un ristorante e un café, dati in gestione, mentre Castel Trauttmansdorf ospita il Turiseum, ossia il Museo del Turismo sulle Alpi. Far parlare tutte queste strutture con una voce sola è stata una sfida importante. I nostri risultati però dimostrano che è possibile dare impulso turistico a un luogo attraverso un giardino, un parco, un garden festival, una mostra di fiori: l’importante è offrire un’esperienza unica che renda la botanica fruibile, interessante, divertente. Proprio per questo penso che l’espressione “turismo del verde”, usata da tutti in Italia, non sia corretta.

D) Come potremmo chiamarlo?

R) Userei l’espressione “garden tourism”. Il turismo del verde è infatti solo un pezzettino di un fenomeno più ampio, che non comprende solo la mera osservazione delle piante, ma molto di più: come dimostra il caso dei nostri Giardini, il garden tourism è fatto anche di tutte quelle iniziative che mediano la botanica in molti modi diversi. Di solito in Italia e in altri Paesi europei si ha la percezione del giardino come luogo da visitare insieme a un castello. In Gran Bretagna, invece, il giardino è visto come un luogo dove trascorrere il tempo libero: per permettere alle persone di farlo, però, è necessario offrire servizi, attività ed esperienze. Oggi le persone vanno a visitare questi luoghi per conoscere un territorio attraverso il giardino…

Veronica Ulivieri

Leggi la seconda parte dell’intervista nella sezione Tuttogreen di LaStampa.it

Di turismo nella natura e garden tourism parlerà anche il 5° Workshop Nazionale IMAGE (Incontri sul Management della Green Economy) organizzato da Greenews.info e Associazione Greencommerce a Torino a maggio 2015, con il titolo “Ecoturismo: natura, sport, enogastronomia


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