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Lolla di riso: da scarto agricolo a soluzione per il florovivaismo

Da problema a risorsa per prodotti e pratiche più sostenibili. La lolla, scarto della sbramatura del riso, è l’insieme dei gusci dei singoli chicchi. In Italia se ne producono ogni anno dalle 260.000 alle 280.000 tonnellate, oggi utilizzate in alcuni casi per la produzione di lettiere destinate agli allevamenti e in buona parte bruciate negli impianti a biomasse. Dal 2006, infatti, quando un decreto del Ministero dell’Agricoltura l’ha eliminato dall’elenco dei rifiuti sottoposti ad attività di recupero semplificata, viene liberamente commercializzata, con prezzi rilevati nelle borse cerealicole di Milano, Pavia e Vercelli.

Negli ultimi tempi, tuttavia, si stanno cercando strade per valorizzare la lolla in modo più sostenibile, a partire dal suo utilizzo nel settore del vivaismo. In Veneto, nel 2011 è partito il progetto FloSo, che coinvolge, tra gli altri, l’Università di Padova, due aziende produttrici di piante, e l’associazione Florveneto, co-finanziato dalla Regione al 75% per circa 175.000 euro nell’ambito del Programma di sviluppo rurale 2007-13. L’obiettivo, spiega Paolo Sambo, docente al Dafnae (dipartimento di Agronomia Animali Alimenti Risorse Naturali e Ambiente) dell’ateneo padovano e responsabile del progetto, “è individuare e testare sul campo dei sostituti più sostenibili alle due risorse non rinnovabili su cui si basa oggi la coltivazione di piante ornamentali: la torba e la plastica dei vasi”. La lolla può venire in aiuto, offrendo dei validi sostituti per entrambi gli usi. Nel caso del substrato in cui cresce la pianta, la lolla può rimpiazzare, in quantità variabile, la torba: “La lolla è ricca di alcuni minerali tra cui potassio e silicio, e sembra avere un effetto di protezione della pianta dai patogeni, come funghi e insetti. Essendo molto leggera, pone alcuni problemi di gestione idrica, ma con alcune specie, come la stella di Natale funziona bene e può essere miscelata con la torba al 50%. Con le altre piante che stiamo studiando, il ciclamino e il geranio, ha dato risultati peggiori: non è consigliabile superare una porzione del 25-30%. Inoltre, il silicio contenuto nella lolla, favorisce un maggiore isolamento termico delle radici: un bene per le colture in periodi caldi, peggio in inverno”.

Ma la lolla può essere anche la materia prima di vasi biodegradabili e compostabili, in grado di non sgretolarsi dopo pochi giorni. “Ci sono diversi tipi di vasi biodegradabili, da quelli fatti con le piume dei polli a quelli ricavati dal letame. In FloSo abbiamo deciso di testare i vasi Vipot, prodotti unendo amalgami vegetali alla lolla di riso, che danno i risultati migliori in termini di resistenza”, continua Sambo.  I contenitori “hanno dimostrato di funzionare bene tanto quanto quelli in plastica, richiedendo solo una gestione un po’ diversa dell’acqua. Il materiale, essendo biodegradabile, assorbe l’umidità ed è più poroso: per questo è necessario irrigare più spesso”.

I vasi in lolla sono stati inventati al Centro di Ricerca Agrozootecnica di Zhuhai, vicino a Hong Kong, alla fine degli anno Novanta, e sono protetti da un brevetto internazionale. La società bresciana TotalPackaging, fornitrice dei vasi per FloSo, sviluppa e commercializza in esclusiva i prodotti a marchio Vipot in tutta Europa. Per adesso i contenitori in lolla di riso sono ancora prodotti in Cina, ma presto potrebbero diventare a chilometro zero: “Vorremmo aprire uno stabilimento in Italia, sicuramente in una zona produttrice di riso: stiamo pensando al Piemonte, in particolare all’area del vercellese”, spiega Marco Baudino, AD della società.

Nel 2011, Vipot ha ricevuto una menzione speciale dell’ambito della versione italiana del premio Cradle to Cradle, organizzata in occasione del salone milanese Change Up!, per il fatto di essere prodotto con un materiale di scarto e di potersi trasformare in risorsa per la produzione di energia in impianti a biomassa alla fine del suo ciclo di vita. A gennaio scorso, a Essen, in occasione della Fiera Internazionale di Vivaismo, è stato lanciato Eutopia, “un marchio di piante aromatiche e ornamentali coltivate in vaso Vipot inizialmente da aziende specializzate di Albenga, in provincia di Savona, seguendo i criteri dell’agricoltura biologica o riducendo al minimo l’utilizzo di pesticidi e fitofarmaci. Le piante vengono fatte crescere senza forzature come ripetute esposizioni a luci artificiali o riscaldamento elevato”.

La prospettiva, continua Baudino, è di trasformare Eutopia da brand a un progetto integrato: “Stiamo presentando alla Regione Piemonte un progetto del valore di 20 milioni di euro per realizzare, in combinazione con lo stabilimento per la produzione dei vasi, delle grandi serre per la coltivazione delle piante Eutopia, che utilizzino elettricità e calore prodotti da un impianto a biogas realizzato ad hoc. Il progetto potrebbe trovare realizzazione anche in provincia di Latina, dove ci sono molte serre vecchie che potrebbero essere sostituite, o in Bulgaria, Paese produttore di riso dove abbiamo già individuato 6.000 ettari di terreno. Nel frattempo Eutopia cresce, includendo altri produttori italiani in linea con la nostra filosofia”.

Veronica Ulivieri

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