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Professionisti ambientali: il lavoro arriva, ma a passo di lumaca

maggio 5, 2014 Aziende, Idee, Nazionali, Politiche, Pratiche

Il settore green è vivo e vegeto, ma per i laureati l’attesa è lunga. Le professioni legate all’ambiente godono di un po’ più di fortuna rispetto a molte altre, cosa non da poco in un contesto occupazionale di crisi profonda come quello odierno. Eppure, se da un lato le aziende sono sempre più alla ricerca di certe figure, i “dottori” provenienti dai corsi di laurea di tipo ambientale devono armarsi di pazienza. Il lavoro c’è, basta saper aspettare.

Facile a dirsi, un po’ più difficile a farsi. Ma i dati di AlmaLaurea elaborati in esclusiva per Greenews.info parlano chiaro: in un orizzonte temporale di appena un anno dalla fine degli studi magistrali, il tasso di disoccupazione tra i laureati green è addirittura del 28,1 %. Quasi uno su tre è senza impiego, ma le cose cambiano se si considerano i numeri relativi a un periodo più lungo. Infatti, a cinque anni dalla laurea, i disoccupati provenienti dalle classi ambientali sono appena l’8,8%. Non male se raffrontato al dato Istat relativo allo scorso febbraio, che ci racconta di un 13% complessivo di disoccupati in Italia. Cifre che fanno di quello ambientale un settore moderatamente privilegiato, comunque sotto la media del dato nazionale, anche se i più fortunati sembrano non essere necessariamente i soggetti più qualificati. “E’ una cosa molto positiva – spiega Andrea Cammelli, fondatore di AlmaLaurea – ma non si può parlare di oasi felice. In questo Paese, purtroppo, c’è bisogno di tempi lunghi per riuscire a utilizzare a pieno le tecnologie e le capacità acquisite“.

Da un lato l’agente fotovoltaico, dall’altro quello eolico. In altre parole, venditori di energie alternative e rigorosamente rinnovabili. Sono questi i profili più ricercati in Italia dalle aziende che investono nella green economy a detta di InfoJobs.it, la principale realtà italiana ed europea nel settore del recruiting online per numero di offerte di lavoro, traffico Internet e mole di curriculum nel proprio database. La richiesta di profili professionali legati all’ambiente e alle energie alternative è aumentata di circa il 10% annuo, un trend che si è confermato negli ultimi cinque anni. Ma fa riflettere, appunto, la tipologia di figure professionali maggiormente richiesta. A primeggiare con il 34,8% degli annunci è proprio il settore delle vendite. A seguire, tra i più ricercati dalle aziende ci sono gli operai addetti alla produzione e alla qualità (20,6) e gli ingegneri (15,2). Tre categorie che insieme rappresentano oltre i due terzi delle offerte di lavoro green sul territorio nazionale, con in testa, oltre all’agente fotovoltaico e quello eolico, anche la figura dell’energy manager, dell’ingegnere ambientale, del montatore e del manutentore di impianti.

E’ il settore commerciale, dunque, a fare da traino all’intero sistema, e a risentirne è il tipo di formazione richiesta. Il 45,5% delle offerte per professioni green è infatti destinato a persone in possesso del solo diploma di maturità. Nel 13% dei casi non è richiesto addirittura nessun titolo di studio: sono le stesse aziende a occuparsi della formazione. Soltanto il 18,7% degli annunci richiede una laurea breve. La magistrale? Diventa d’obbligo in appena un caso su dieci. Ecco, in tutta probabilità, come si spiega il lento assorbimento dei laureati magistrali nel mercato del lavoro di tipo ambientale. La priorità è produrre nuova energia, e soprattutto venderla. Di conseguenza, in questa visione aziendale così fortemente orientata al commercio, non può essere l’alta specializzazione a fare la differenza sul fronte occupazionale.

Tra coloro che hanno completato gli studi da almeno cinque anni, poco più della metà (il 54,8% secondo AlmaLaurea) trova impiego nel settore dei servizi, in primo luogo per fornire consulenze o nel ramo dell’istruzione e della ricerca. Il 36,3 % trova sbocco nell’industria, soprattutto nel ramo della chimica e dell’energia (16,3), ma anche nell’edilizia (14,1). Numeri che, se confrontati con quelli degli altri corsi di laurea, dimostrano come il secondario resti tuttora un settore proficuo per chi decide di darsi una formazione di tipo ambientale.

“Pazienza”, dunque, sembra essere la parola d’ordine. Anche perché, sempre a detta di AlmaLaurea, il tempo dà i suoi frutti anche sul fronte del reddito. A un anno dalla fine degli studi il guadagno mensile netto è in media di 991 euro, ma a distanza di cinque anni aumenta fino a un valore medio di 1.350, tutto sommato in linea con i risultati conseguiti dai laureati non green. A migliorare nel tempo è anche la qualità dei contratti: mentre a distanza di dodici mesi dalla discussione della tesi soltanto il 32,1% può dire di avere una posizione di lavoro stabile (da autonomo o a tempo indeterminato), cinque anni dopo la percentuale s’impenna fino a toccare quota 70,8. In barba al precariato.

Simone Celli

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