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Mercato dell’energia: il 44% degli Italiani vorrebbe forniture rinnovabili

luglio 18, 2012 Prodotti, Servizi

Bolletta più leggera o energia più pulita? Certo, l’ideale sarebbe averle entrambe, ma non è affatto detto che, al momento della scelta, il risparmio economico sia la sola discriminante, nemmeno in momenti di crisi.

Lo dimostra una recente ricerca di Accenture sul rapporto fra consumatori e fornitori di energia elettrica nel mondo. Condotta su un campione di 10mila utenti in 19 paesi a regime di mercato libero, l’indagine si è concentrata su abitudini di consumo e grado di soddisfazione per i servizi ricevuti. Ma se, prevedibilmente, il 90% degli intervistati ha dichiarato che una fattura più “snella” sarebbe un’importante spinta per cambiare fornitore, un buon terzo ha manifestato anche un deciso interesse per soluzioni basate su energie rinnovabili. Ed è un ottimo segnale che, in Italia, questa percentuale cresca ben oltre la media mondiale, arrivando addirittura al 44%.

Certo, manifestare interesse e passare ai fatti non sono la stessa cosa. Ma tra il dire e il fare, in questo frangente, può essere risolutiva una buona informazione. Da quando l’Unione Europea ha introdotto, nel luglio 2007, la liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica, in Italia il monopolio pubblico è stato sostituito da un regime di concorrenza che conta – secondo l’ultimo monitoraggio dell’AEEG (Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas) – circa 300 operatori. Di questi, alcuni hanno come mission aziendale la fornitura di energia rinnovabile, altri rimangono esclusivamente legati alle fonti tradizionali, ma la maggior parte adotta formule ibride, con proposte commerciali che accostano energia “verde” e tradizionale.

Districarsi in questa selva di alternative diventa dunque impegnativo, soprattutto se si è stati abituati, per anni, ad accettare passivamente un’unica soluzione. E qui entra in gioco l’informazione. Come ha recentemente sottolineato il Ministro Clini, perché un regime di concorrenza funzioni davvero è necessaria un’informazione “corretta, libera e non orientata dai produttori”. Informazione che gli italiani cercano soprattutto su internet. Il già citato studio di Accenture ha dimostrato infatti come il web sia il canale preferito dai consumatori per interagire con i fornitori di energia e ricevere notizie e aggiornamenti sui servizi.

E anche in questo caso le percentuali relative agli utenti italiani sono più alte della media: il 66% ha dichiarato di utilizzare la rete per informarsi su nuovi servizi e offerte, il 57% la usa per cambiare fornitore e ben l’82% preferisce le fatture via internet piuttosto che la spedizione postale. Inoltre – e il dato a questo punto non dovrebbe sorprendere, visto il boom di Facebook nel nostro Paese – il 43% degli italiani intervistati ha in programma di intervenire sui social network per dialogare con i fornitori di energia elettrica, postando commenti o tramite tweets.

Ma come rispondono gli operatori a questo crescente bisogno di interazione telematica? Un esempio arriva proprio dall’AEEG, che ha attivato sul suo sito un “Trovaofferte” : servizio che, dall’aprile 2009  ad oggi, ha raggiunto più di 1.360.000 contatti, con una media di circa 1200 accessi al giorno. «Si tratta – spiegano – di un sistema che permette di trovare in pochi secondi l’offerta di energia più adatta alle proprie esigenze». È sufficiente inserire il codice di avviamento postale (per selezionare i fornitori nell’area di riferimento) e i dati relativi ai consumi annui (dei quali il sistema può anche calcolare un’approssimazione in base ad alcuni parametri, come la grandezza dell’abitazione e gli elettrodomestici usati), per ottenere un elenco delle offerte più convenienti per le proprie necessità. A quel punto, però, chi è interessato alla fornitura di energia pulita, dovrà leggere i dettagli delle varie offerte e selezionare da sé le eventuali proposte “verdi”, tenendo presente inoltre che il Trovaofferte comprende solo le società di fornitura – 21 soggetti – che si sono volontariamente iscritte al servizio.

Rimane dunque fuori una larga parte di operatori, dei quali tuttavia il consumatore attento può trovare notizia su blog e forum di vari gruppi d’acquisto e associazioni e su siti specializzati come lo sportello online curato da Legambiente. L’importante è, sempre, guardarsi dal greenwashing: per garantire ai consumatori che l’energia venduta come “verde” provenga effettivamente da fonti rinnovabili, l’Autorità per l’Energia ha infattti stabilito una disciplina precisa e vincolante per gli operatori, riconoscendo come unico sistema di certificazione valido quello previsto dalla direttiva europea 2009/28/CE e rilasciato dal Gestore dei Servizi Energetici.

Giorgia Marino

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