Home » Idee »Normative »Prodotti »Prodotti » Piva (CCPB) risponde: “Le parole vuote rischiano di banalizzare il biologico”:

Piva (CCPB) risponde: “Le parole vuote rischiano di banalizzare il biologico”

novembre 26, 2012 Idee, Normative, Prodotti, Prodotti

La questione sollevata da Greenews.info il 12 novembre scorso nell’articolo “Vini e cibi liberi. Dalla semantica e dalle certificazioni” continua a far discutere, ma soprattutto – come auspicavamo – a far riflettere sul tema, con spirito costruttivo e non semplicemente polemico. All’intervista del presidente di Slow Food Italia, Roberto Burdese, risponde oggi Fabrizio Piva, amministratore delegato dell’ente di certificazione del biologico CCPB. Che lancia l’allarme sul rischio “di banalizzare il termine “biologico”, quando al suo posto vengono usate, impropriamente, altre parole.

D) Dottor Piva, lei ha a che fare tutti i giorni con aziende che producono alimenti biologici. Cosa pensa dei cibi e vini definiti, di volta in volta, “liberi”, “sostenibili”, “veri”?

R) Penso che a volte si rischi di banalizzare il termine “biologico”, ritenendo che sia meglio usare al suo posto altre parole. In realtà, dietro a questo termine, come è stato ricordato, ci sono un regolamento comunitario e dei disciplinari di produzione; mentre “sostenibile” è una parola vuota. Prendiamo il marchio “Vino libero”: si dice che contiene il 40% in meno di solfiti rispetto alla dose consentita dalla legge. Ma come è stato scelto questo numero? Si dice anche che questo vino è libero da erbicidi e concimi chimici, ma guarda caso non si parla di pesticidi, che sono più difficili da eliminare. Il biologico, invece, è un concetto più complesso, che prende in esame tutte le fasi di produzione dei cibi e, nel caso del vino, non regola solo l’anidride solforosa, ma anche tutti gli altri additivi.

D) Vede il rischio che prodotti definiti “liberi” o “sostenibili” possano essere confusi con quelli biologici certificati?

R) Più che confondere i prodotti, si confondono le idee. Dispiace che importanti realtà che contribuiscono a diffondere la cultura del cibo trovino soluzioni più facili con lo scopo di aggirare l’ostacolo. La cosa mi lascia molto perplesso. L’Italia è il primo Paese europeo per produzioni biologiche, e mi preoccupa la confusione che questi prodotti possono causare nella testa dei consumatori.

D) Nella sua intervista, Burdese rivendica l’esigenza, per un’associazione internazionale come Slow Food, di mantenere una prospettiva globale e di non “chiudersi nel recinto” lasciando fuori chi si sta già muovendo – magari in maniera ancora imperfetta – sulla giusta via. Condivide questo messaggio di apertura?

R) Secondo me, un settore regolato dalla legge, in cui tutti possono competere in parità, è libero, non è un recinto. Cina, India, Giappone, Brasile, i Paesi del Nord Africa e persino il Bhutan hanno una normativa sul biologico, e la Russia ne sta producendo una nuova in questi mesi. Nell’Africa Nera effettivamente gli ettari a biologico sono pochi, la produzione locale è molto limitata. Credo che Slow Food abbia sicuramente, nelle sue corde, il biologico, che però va presentato senza rischiare di dare un’idea distorta: non si tratta più di un fenomeno per pochi appassionati, ma di una tendenza di consumo di massa. Slow Food ha la possibilità di sostenere lo sviluppo del biologico a livello mondiale, però deve sapere come si muovono i circuiti commerciali.

D) Qual è invece la sua opinione rispetto ai prodotti biologici che fanno migliaia di chilometri per arrivare nei punti vendita italiani?

R) Certamente è possibile ridurre gli spostamenti delle materie prime. Certi prodotti, come  caffè o banane, devono per forza fare molta strada per arrivare da noi, ma in generale, far viaggiare le merci il meno possibile è una questione di buon senso, economica prima ancora che ambientale.

D) Slow Food, come noto, punta su un cibo che non sia solo buono e pulito, ma anche “giusto”. Pensa che ci sarà mai una certificazione che garantisca un biologico prodotto nel pieno rispetto dei diritti dei lavoratori?

R) Se ragioniamo di Paesi con una forte struttura normativa, qui la sostenibilità sociale non deve essere garantita da una certificazione, ma direttamente dalla legge. In caso contrario, rischiamo di addentrarci in operazioni mistificatorie che poi hanno effetti solo a macchia di leopardo. La certificazione, infatti, ha un impatto più ridotto rispetto a una scelta politica o normativa. Per i Paesi dove non c’è una legislazione su questi diritti, esistono delle certificazioni, come la Social Accountability 8000 o la ISO 26000. Queste certificazioni, che sono importanti da applicare, si aggiungono al biologico per garantire, insieme alle tecniche di produzione, anche il rispetto dei diritti dei lavoratori. Tuttavia, sarebbe più facile ottenere dei risultati se, per esportare i propri prodotti nell’Unione Europea, fosse necessario per le aziende straniere dimostrare il rispetto dei diritti di chi lavora.

Veronica Ulivieri

 

Share and Enjoy:
  • Print
  • PDF
  • email
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • del.icio.us
  • Digg
  • Twitter
  • LinkedIn
  • Current
  • Wikio IT
  • Netvibes
  • Live




PARLA CON LA NOSTRA REDAZIONE

Newsletter settimanale


Notizie dalle aziende

Come diventare eco-istruttori di windsurf. Il nuovo corso AICS

maggio 21, 2018

Come diventare eco-istruttori di windsurf. Il nuovo corso AICS

Si chiamano eco-istruttori di sport da tavola e rappresentano l’ultima frontiera dell’unione tra sport professionale, ambiente e alimentazione. Nella pratica, i corsi di formazione oltre a prevedere temi rigorosamente didattici per lo svolgimento dell’insegnamento sportivo, includeranno elementi di cultura ambientale ed alimentare. Sono quindi riservati a chi vuole fare del brevetto di istruttore di surf [...]

Il MAcA di Torino inaugura il nuovo “guscio” per le mostre sui temi ambientali

maggio 18, 2018

Il MAcA di Torino inaugura il nuovo “guscio” per le mostre sui temi ambientali

Il Museo A come Ambiente – MAcA di Torino ha inaugurato, il 16 maggio, il Padiglione Guscio, la nuova area del Museo destinata ad accogliere le mostre temporanee e le iniziative pensate per il grande pubblico. Progettato dall’architetto Agostino Magnaghi, il “Guscio” è una struttura a quarto di cilindro che occupa un’area di 245 mq [...]

“Aree interne”: come contrastare spopolamento e carenza di servizi?

maggio 16, 2018

“Aree interne”: come contrastare spopolamento e carenza di servizi?

La comunità delle “aree interne”, di cui fanno parte più di mille Comuni in tutta Italia, ha scelto quest’anno la Val Maira per il proprio incontro annuale. Ad Acceglio (CN), il 17 e 18 maggio, sono infatti attese circa duecento persone, per discutere insieme l’avanzamento nell’attuazione della Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI), che la [...]

“Green Apple Days”: GBC Italia entra nelle scuole per parlare di sostenibilità ambientale

maggio 15, 2018

“Green Apple Days”: GBC Italia entra nelle scuole per parlare di sostenibilità ambientale

Anche quest’anno GBC Italia, il Green Building Council di Rovereto, ritorna nelle scuola italiane con Green Apple Days of Service, un’iniziativa lanciata, in origine, negli USA da USGBC per approfondire i temi della sostenibilità, con attività e workshop volti ad educare bambini e ragazzi al rispetto della natura e al risparmio delle risorse naturali. Con più di 700 milioni [...]

Kloters lancia RepAir, la t-shirt che cattura l’inquinamento

maggio 14, 2018

Kloters lancia RepAir, la t-shirt che cattura l’inquinamento

Ogni anno nel mondo si vendono miliardi di t-shirt. Cosa succederebbe se tra queste ne esistesse una in grado di pulire l’aria? Se lo è chiesto Kloters, start up di moda maschile, 100% made in Italy. La risposta è RepAir, una maglia genderless in cotone, prodotta interamente in Italia, che pulisce l’aria utilizzando un inserto [...]

ADSI: accordo a quattro per la tutela dei beni artistici e architettonici italiani

maggio 14, 2018

ADSI: accordo a quattro per la tutela dei beni artistici e architettonici italiani

ADSI – Associazione Dimore Storiche Italiane ha annunciato oggi di aver siglato accordi di partnership con tre importanti aziende italiane, a diverso titolo impegnate nella salvaguardia del patrimonio culturale del nostro Paese: Mapei, Repower e Urban Vision. Obiettivo delle partnership è promuovere iniziative comuni che contribuiscano a diffondere la consapevolezza e le competenze necessarie a proteggere e tutelare i beni [...]

“I Venti Buoni”: al mercato Testaccio di Roma api e scoperte scientifiche

maggio 7, 2018

“I Venti Buoni”: al mercato Testaccio di Roma api e scoperte scientifiche

Inaugurata al mercato Testaccio di Roma l’istallazione fotografica “I Venti Buoni” che vede come protagoniste 20 arnie scelte per rappresentare alcuni dei più importanti scienziati della storia. Dal padre del metodo scientifico Galileo Galilei fino al recentemente scomparso Stephen Hawking, passando dalle pionieristiche scoperte di Marie Curie (unica donna ad aver vinto due premi Nobel) [...]

Visualizza tutte le notizie dalle Aziende