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Tesla, l’auto elettrica più veloce di una Porsche. Intervista a Cristiano Carlutti

novembre 24, 2010 Prodotti, Prodotti

La Tesla Roadster sotto una tettoia solare, Courtesy of Tesla MotorsPerchè le auto devono bruciare benzina?”, è la domanda, provocatoriamente innocente, che ci si pone sul sito di Tesla Motors, l’azienda americana di auto sportive elettriche che, ad oggi, costituisce un unicum mondiale. Ad avvalorare la sensatezza della domanda basterebbero due considerazioni. La prima, più banale, ma cara a noi ambientalisti, è che la tecnologia per muovere auto che non brucino carburanti fossili già esiste, da tempo. La seconda, per appassionati d’auto, è che questa tecnologia, nel caso di Tesla, garantisce un’efficienza del motore dell’88%, contro il 20-25% delle auto tradizionali. Una differenza non da poco.

Ne abbiamo parlato con Cristiano Carlutti, l’italiano, ex manager Fiat con esperienze in Germania, Russia, Irlanda e Stati Uniti, a cui, da qualche mese, è stato affidato l’incarico di Vice President Sales & Operations Europe, con la missione di creare un network di saloni dedicati alla vendita di Tesla Roadster, Model S e dei futuri modelli costruiti a San Carlos, in California.

D) Tesla ha un approccio all’auto elettrica unico al mondo perché si propone di conciliare “l’impatto zero” (a livello di emissioni) con eccezionali prestazioni sportive e design, sfatando il mito che velocità, ripresa e bellezza siano dominio esclusivo di auto inquinanti di grossa cilindrata. Come è nata questa intuizione? Pensate che possa aiutare una più ampia diffusione delle auto elettriche presso un pubblico spesso scettico riguardo a prestazioni e autonomia di viaggio?

R) Una delle ragioni per cui la prima vettura di Tesla Motors, la Roadster, e’ estremamente veloce è proprio per sfatare lo stereotipo delle vetture elettriche simili a golf cart, ecologiche ma lente, incompatibili con un uso “normale” e decisamente non belle. L’intuizione, se così la vogliamo chiamare, deriva dal fatto che in verità un powertrain elettrico ha naturalmente un potenziale sportivo, in quanto la coppia del motore è al massimo già a zero giri: Tesla è partita da questa caratteristica che potremmo definire “abilitante” e ha saputo sviluppare un’automobile che è estremamente divertente ed eccitante da guidare e anche molto efficiente. Il grande successo è stato quello di raggiungere questi risultati e, allo stesso tempo, di ottenere un’autonomia di 340 km, che è molto più di quanto normalmente sia necessario in un uso quotidiano di una vettura sportiva. Per esaltare al meglio queste caratteristiche, crediamo sia molto importante che la Roadster partecipi a eventi in circuiti come Monza, il Monte Carlo Alternative Energy Rally, il Goodwood Festival of Speed e altri importanti eventi automobilistici in tutta Europa.

D) Come pensate di conciliare, però, la grande diffusione con i prezzi sicuramente non accessibili ai più? Può fornirci qualche numero sulle vendite attuali e quelle stimate – specialmente in Europa?

R) Tesla Motors è stata fondata per portare i veicoli elettrici ad un pubblico sempre più ampio. Il motivo per cui abbiamo iniziato con una vettura appartenente ad un segmento premium – e quindi relativamente costosa – è che, come avviene sempre con le nuove tecnologie, i primi prodotti ad arrivare sul mercato si portano dietro investimenti importanti, in termini di ricerca e sviluppo, e si indirizzano ad un gruppo di consumatori molto aperti verso le nuove tecnologie, in altre parole, leader di pensiero che cercano i prodotti al vertice della tecnologia. Questi pionieri contribuiscono allo sviluppo e alla diffusione della tecnologia in segmenti di mercato piu’ ampi, grazie alle progressive economie di scala. E’ avvenuto lo stesso con la telefonia mobile, i televisori a schermo piatto, i computer portatili e via dicendo. Avverrà anche con i nostri modelli, che saranno via via meno costosi e rivolti a un pubblico più ampio. Da questo punto di vista non bisogna dimenticare che Tesla Motors è una società della Silicon Valley, il cui business model è  più simile a quello del settore tecnologico che a quello dell’industria dell’automobile. In totale abbiamo venduto nel mondo 1.400 vetture e in Europa circa 340. Le consegne ai clienti sono inziate a metà 2008 in USA e a settembre 2009 in Europa.

D) A breve è previsto il lancio della Model S, ci può anticipare qualcosa?

R) Model S sara’ introdotta, in realtà, a metà del 2012. Prevediamo di comunicare molti più dettagli riguardo a questo modello durante il 2011…

D) Ho letto che avete previsto un accordo con un’azienda che realizza impianti fotovoltaici per favorire l’installazione domestica di pannelli che riducano i costi di ricarica. E’un’iniziativa unicamente americana o anche per l’Europa? Avete dei riscontri sull’apprezzamento da parte dei vostri clienti?

R) Per il momento non abbiamo in previsione delle partnership dirette con società operanti nel fotovoltaico in Europa: i nostri tecnici lavorano con i fornitori per garantire che le Roadster dei nostri clienti possano essere facilmente ricaricate tramite l’infrastruttura fotovoltaica. Numerosi nostri clienti, in verità, sono dei grandi supporter delle energie rinnovabili: in stati come la Svizzera, Spagna, California, abbiamo clienti che ricaricano le loro vetture solo con energia eolica, mentre in Islanda, Irlanda o Scozia ne abbiamo altri che ricaricano tramite altre fonti rinnovabili, come l’energia geotermica. In questo modo adottano delle soluzioni veramente a zero emissioni, e ci fa molto piacere che la Roadster stimoli alcuni clienti a riconsiderare il loro modo di utilizzare l’energia. Detto questo, va ammesso che alcuni acquistano la Roadster principalmente perchè accelera più rapidamente di molte Porsche!

D) Tra i finanziatori di Tesla compaiono i fondatori di PayPal, di Google e di eBay, tutte aziende estremamente innovative di grande successo. Cosa avete acquisito del loro DNA?

R) E’ chiaro come l’approccio tipico dell’industria high tech sia quello che guida la strategia di Tesla, e una visita al nostro quartier generale a Palo Alto lo renderebbe molto evidente. Credo però che uno dei migliori esempi di questo approccio sia quello che Tesla ha in termini di selezione del personale: l’azienda assume i migliori talenti da qualsiasi settore, non solo dal settore automobilistico. Per quanto riguarda l’area della produzione, Tesla ha scelto un top manager proveniente da Toyota con oltre 20 anni di esperienza nei migliori impianti produttivi. Ma per quanto riguarda l’interazione e il design rivolto verso il cliente si è scelto di assumere un manager proveniente da Apple. Per i sistemi di batterie ha scelto professionisti provenienti da Panasonic e da altre aziende leader nel settore. Questo dà a Tesla un vantaggio competitivo unico e le consente di avere al suo interno il meglio, sia nel campo automobilistico che tecnologico.

D) Avete delle iniziative per la sensibilizzazione dei dipendenti sui temi dell’ambiente?

R) Naturalmente sì. Facciamo tutto il possibile per facilitare l’attività di riciclaggio e riduzione della quantità di rifiuti, dai programmi per il riciclo della carta alla disponibilità di acqua alla spina. Su una scala più ampia, l’azienda ha fatto la scelta anticonvenzionale di non realizzare un nuovo quartiere generale da zero (il cosiddetto green field), ma di riadattare e recuperare un impianto inutilizzato della Hewlett Packard, nel mezzo della Silicon Valley. Questo ha ridotto in maniera significativa l’impatto ambientale della nostra sede e ha consentito di localizzare l’azienda nel cuore della maggior concentrazione di talenti del mondo tecnologico.

D) E lo stabilimento di produzione previsto a Albuquerque, che fine ha fatto? Avete in previsione stabilimenti in Europa per il futuro?

R) Avevamo preso in considerazione l’ipotesi di realizzare un impianto produttivo ad Albuquerque, ma alla fine abbiamo fatto una scelta diversa per svariate ragioni: dall’impatto, in termini di emissioni, che avrebbe generato la realizzazione di un nuovo impianto ai vantaggi fiscali offerti in California dal governatore Arnold Schwarzenegger. La ragione principale, però, per la quale l’azienda ha scelto di riconvertire la struttura Hewlett Packard e l’impianto Toyota è stata quello di consolidare le nostre risorse nella Silicon Valley. Questo ci consente un flusso di comunicazione tra le varie divisioni molto veloce ed efficace.

Andrea Gandiglio

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