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1° Workshop IMAGE: concretezza e mix di saperi per uscire dalla crisi

maggio 30, 2011 Eventi, Idee, Progetti

33 relatori impegnati, per 2 giorni, in 12 ore di confronto serrato nel contesto di 7 tavole rotonde pubbliche, che hanno coinvolto quasi 300 persone. Il 1° Workshop Nazionale I.MA.G.E. – Incontri sul Management della Green Economy, si è chiuso venerdì pomeriggio a Torino con l’appassionato intervento di Pierluigi Manzione, rappresentante del Ministero dell’Ambiente, che ha riconosciuto l’eccellenza qualitativa del nuovo format realizzato da Greenews.info e .Eco, invitando a proseguire per questa strada di aggregazione dei saperi e delle esperienze. “La competitività – ha detto Manzione – non si inventa né si improvvisa, ma si costruisce grazie alla formazione. Eventi come IMAGE sono importanti perché aiutano a fare chiarezza e a dare input positivi”.

IMAGE ha saputo dunque dimostrare, alla prima edizione, come la green economy, per radicarsi, crescere e generare ricchezza diffusa abbia assoluta necessità di sinergie, scambio di buone pratiche e confronto concreto e diretto tra gli operatori del settore, troppo spesso ripiegati su sé stessi e ignari di cosa stiano facendo i “vicini di casa” degli altri settori produttivi.

L’elemento ricorrente, invocato in tutti gli interventi, è stata infatti l’esigenza di una maggiore interdisciplinarietà e multidisciplinarietà per le professioni della green economy, che non possono limitarsi a un sapere tecnico, ma devono disporre di una visione del mondo e di modelli di business completamente rinnovati perché, come hanno ricordato, da due prospettive diverse ma convergenti, Nicolò Dubini finanziere di Harebell, e Andrea Poggio, vicedirettore di Legambiente, “il mondo è profondamente cambiato e non sarà più lo stesso”.

Una considerazione non affatto banale, lontana da ogni catastrofismo e tono profetico, che i relatori del workshop – top managers d’azienda, funzionari pubblici, docenti universitari e liberi professionisti – hanno saputo interpretare, positivamente e pragmaticamente, come stimolo comune a “rimboccarsi le maniche” e imparare dai buoni esempi disponibili sul mercato, ampiamente rappresentati in sala.

Un esempio, citato da Marco Gisotti, autore della “Guida ai green jobs”: “nel 2008 c’erano 32 milioni di tonnellate di rifiuti nel circuito del riciclo, il 12% in più rispetto al 2000. Ma, afferma il CONAI, in meno di dieci anni il riciclo ha dato lavoro a 76.000 persone, consentendo di realizzare 325 discariche in meno su tutto il territorio nazionale”. Da problema a risorsa. Questione di come si guardano le cose, sottolinea Luigi Bistagnino, ordinario del Politecnico di Torino e grande sostenitore del design sistemico ispirato ai cicli naturali. “Nell’approccio sistemico – dice il professore – non esiste il mors tua vita mea del vecchio modo di fare impresa, ma l’output di un sistema è l’input di un altro”. E’una questione, anche qui, di visione e non di tecnologia. Il tecnologismo, concordano Bistagnino e Ippolito Ostellino, direttore del Parco del Po di Torino, è una droga pericolosa piuttosto che una soluzione e rischia di far passare in secondo piano l’elemento determinante della formazione umana.   

Anche Andrea Sasso, amministratore delegato di EDF – ENR Solare, joint venture italiana per il fotovoltaico del Gruppo EDF e main sponsor del workshop, pur arrivando da una formazione tecnica, spinge su questo aspetto olistico, raccontando come la sua impresa di famiglia, la E++, da PMI pioniera delle rinnovabili ha saputo, fondersi con un colosso multinazionale come EDF, grazie a solida conoscenza del settore, duro lavoro e visione imprenditoriale. “Riprogettare il futuro – dice Sasso – vuol dire sviluppare la creatività, non basta risolvere i problemi, non basta ridurre l’impatto ambientale ma bisogna sviluppare una nuova filosofia per non creare il problema all’origine. Occorre creare sinergia tra la scuola e le aziende. Occorre formare persone, giovani laureati e diplomati che possano essere reattivi in tempi rapidi: oggi purtroppo c’è troppo distacco tra scuola e azienda e questo porta inevitabilmente ad un rallentamento nella crescita.”

Bisogna sapersi mettere sopra le spalle dei giganti, per traguardare il futuro”, gli fa eco Giusppe Fano, corporate director del Gruppo Mossi & Ghisolfi, multinazionale famigliare che nel 2012 aprirà a Crescentino, nel Vercellese, la prima bioraffineria al mondo per biocarburanti di seconda generazione, che consentiranno di avvicinare gli obiettivi europei al 2020 senza sottrarre terreni fertili all’agricoltura. Terreni che serviranno, al contrario, ad aumentare la superficie coltivata a biologico in Italia, un settore cresciuto, nel 2011, di un ulteriore 11%, come ricorda il presidente di Federbio Paolo Carnemolla, dipingendo la vastità di scenari che si potrebbero aprire per un giovane agricoltore se solo potesse aver accesso al credito – nodo irrisolto del sistema italiano.   

Basti pensare a tutte le forme oggi disponibili di integrazione al reddito agricolo, dalla produzione di biogas da scarti e reflui zootecnici, illustrata da Roberto Manzoni, direttore generale di Sebigas, al passaggio successivo di raffinazione del biometano che, se la normativa di immissione in rete lo consentirà, aprirà la strada al cosiddetto “distributore del contadino” citato da Michele Ziosi, direttore di NGV System, l’associazione di filiera del gas naturale, che raggruppa i principali produttori italiani del settore, da Fiat a Landi Renzo.

Queste opportunità vanno però adeguatamente comunicate e il cittadino informato correttamente. Qui l’aiuto arriva da Colin Beavan, il celebre “no impact man” ospite internazionale di IMAGE che, grazie alla collaborazione con il Consolato Generale degli Stati Uniti, parla alla platea in videoconferenza da New York, invitando i giovani a non lamentarsi se i media non danno spazio alle loro buone idee, ma a cercare, piuttosto il modo di raccontare storie che arrivino al cuore delle persone e aprano la strada ai progetti che stanno dietro.

E’quello che fa, nella tavola conclusiva sulle “Professioni delle 5 R” (rifiuti, riciclo, riduzione, riqualificazione, recupero) anche Francesco Carcioffo, non uno scrittore, ma un ingegnere che oggi è amministratore delegato di Acea Pinerolese, azienda 100% a capitale pubblico che, in tempi di brutta politica e mala gestione amministrativa, può raccontare invece tutt’altra storia: quella di una realtà che, grazie alla ricerca e allo sviluppo di brevetti (che vengono oggi studiati con interesse da San Francisco a Tokyo) riesce a restituire 5 milioni di euro di dividendi all’anno ai 47 Comuni azionisti e impiegare, tra i 338 dipendenti, giovani ricercatori e tecnici che abbassano l’età media aziendale a 42 anni.   

A poche ore dai ballottaggi delle amministrative e pochi giorni dai referendum di giugno, emergono tra i relatori anche alcune considerazioni politiche (significativamente bipartisan e trasversali), sotto forma di riflessione e non di sterile polemica politica, come richiesto dal format del workshop. Edoardo Croci, direttore di ricerca dello IEFE Bocconi e candidato in una lista civica ambientalista che appoggia la Moratti, interviene a difesa della propria creatura, l’Ecopass, ricordando come sia “irresponsabile” proporne la soppressione. “Oggi sui milanesi pesa una tassa occulta di 5 miliardi di euro all’anno a causa dei costi dell’inquinamento e della congestione. Gli strumenti economici come ecopass, per contrastare questi fenomeni, sono efficienti nel ridurre i costi sociali, generano risorse da reinvestire nella mobilità sostenibile e creano occupazione nei nuovi servizi di trasporto pubblico, come bike sharing, car sharing, bus di quartiere, piste ciclabili e aree pedonali”. Per Nicolò Dubini, invece, che negli anni ’80 era serenamente a favore del nucleare, riproporre oggi questa tecnologia è “semplicemente assurdo, perché fuori tempo massimo, proprio quando la Germania e la Svizzera si apprestano a smantellare i propri impianti. In Italia ci sono 20 milioni di motori elettrici con un’efficienza così bassa da generare 20 TWH di dispersione energetica – il consumo dell’intera Irlanda! Lavorare per migliorare questi aspetti può generare occupazione e un risparmio di 15 mld.di euro da qui al 2020”. 

L’edizione 2011 di IMAGE chiude con il plauso del Ministero dell’Ambiente, rappresentato da Pierluigi Manzione, e l’annuncio delle date della prossima edizione, che il 24 e 25 maggio 2012 ruoterà intorno al tema Verso la nuova PAC: agricoltura e sistema alimentare. “Proprio ieri – ricorda Andrea Gandiglio, direttore editoriale di Greenews.info e organizzatore dell’evento – la Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo ha licenziato un testo sulla Politica Agricola Comune che sarà discusso a giugno e probabilmente approvato entro l’autunno, aprendo una nuova fase di riorganizzazione del mestiere agricolo in Europa. Il nuovo contadino non lavorerà solo più la terra ma, come emerso già durante il workshop, diventerà produttore di energia, gestore di rifiuti e forse anche erogatore di carburanti come il biometano”. Questo, conclude Mario Salomone, docente dell’Università di Bergamo e co-organizzatore di IMAGE attraverso .Eco, “porterà, di conseguenza, a ridefinire anche tutto il sistema alimentare e la filiera del cibo, dai campi alla distribuzione. Un tema sconfinato, che cercheremo di trattare con la stessa passione e il livello di approfondimento raggiunti in questa prima edizione, come contributo di riflessione a pochi giorni dalla Conferenza sullo Sviluppo Sostenibile Rio+20, che aprirà in Brasile dal 4 al 6 giugno 2012”.      

Ilaria Burgassi

NB – Il numero monografico ”La formazione per le professioni della green economy”, in carta 100% riciclata certificata FSC, con le interviste ai relatori del workshop IMAGE sarà in distribuzione dal 31 maggio in’occasione del Festival Cinemambiente di Torino.  

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