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Bio, senza se e senza ma. Intervista a Sergio Rossi

marzo 7, 2011 Eventi, Progetti

Sergio Rossi - Ad di Fiere e comunicazioniFiere del turismo, Fiere del mobile, Fiere del libro, Fiere del cioccolato. Eppure mancava. A grande rischiesta, come si usava dire nei vecchi show, arriva a Milano la Fiera del biologico. BtoBio Expo, la nuova biennale internazionale del biologico certificato, riservata agli operatori del settore, debutterà a maggio, esattamente dall’8 all’11, nel padiglione 18 di Fieramilano-Rho Pero.

“Bisognava colmare un vuoto”, racconta l’amministratore delegato di Fiere e Comunicazioni, Sergio Rossi. “Così abbiamo pensato di organizzare una rassegna dell’eccellenza della produzione, dei servizi e dell’informazione sul mondo del biologico certificato, di caratura internazionale, esclusivamente professionale, che dia grande impulso alla contaminazione del mercato tradizionale e dei suoi canali da parte del biologico”.

D) Qual è stato lo stimolo per la nascita di BtoBio?

R) La richiesta martellante di alcuni importanti protagonisti del comparto, che ci hanno chiesto di progettare un nuovo modello di fiera per il biologico. Lo hanno chiesto a noi perché in Italia siamo stati gli antesignani della promozione del biologico. Sarà a Milano perché Milano garantisce un affaccio privilegiato sui mercati internazionali. E sarà in sinergia con un’altra fiera, Tutto Food, dedicata all’eccellenza dell’agroalimentare tradizionale. Le decine di migliaia di buyers italiani e stranieri che verranno troveranno da noi il biologico certificato, in Tutto Food il tradizionale. Due fiere che si completano, due progetti che si affiancano, una sola grande visione d’insieme. Gli oltre 30.000 operatori garantiti da Tutto Food entreranno gratuitamente nel nostro padiglione, alla ricerca di una offerta unica da proporre al loro mercato di riferimento. E poi, c’è tutta la nostra attività di invito in fiera ai compratori e ai decision maker di tutto il mondo della distribuzione, italiana e internazionale.

D) In questi mesi di scandali alimentari sono cresciuti i consumi dell’alimentare bio?

R) Sì, certo. Anche se occorre dire che gli scandali alimentari ne sono responsabili in piccola parte. Il trend di crescita del biologico, a livello italiano e internazionale, è costante da anni. Noi lo notiamo da quando Fiere e Comunicazioni, già negli anni Ottanta, inventò la prima fiera dedicata al biologico. Una fiera che nacque come incubatore di un settore che aveva davanti a sé un enorme potenziale di crescita, sviluppo, ricchezza e contenuti. Anche valoriali: non solo business, ma anche un ‘buon business’ che poggiasse su valori etici sentiti e auspicati: la sostenibilità, la salvaguardia dell’ambiente, del territorio, delle biodiversità. Questo potenziale di mercato, a distanza di decenni, è ancora in costante crescita e sviluppo: +11,5%, a fronte di un calo del consumo tradizionale. I recenti scandali hanno fatto la loro parte: basti pensare che, secondo le stime di Federbio, l’export di uova biologiche italiane verso la Germania è aumentato del 70%. Nella stessa Germania, dove i consumatori e le autorità sono attentissime a questi discorsi, il bio ha registrato una grande impennata di vendite e consensi. È naturale: il principio fondamentale dell’alimentazione biologica è l’offerta al consumatore di prodotti sicuri, gustosi e genuini nel rispetto dell’uomo e della sua salute, dell’ambiente e degli animali. La produzione biologica ha, tra i propri valori aggiunti, quello della fiducia degli acquirenti e del minor impatto ambientale possibile.

D) Può tracciare una mappa del consumo in Italia?

R) In termini assoluti il Nord Ovest (quasi il 42% del totale), seguito da Nord Est (quasi il 30%). Le regioni centrali e la Sardegna valgono il 20% del mercato, Sud e Sicilia sono sotto il 10%. C’è da dire, però, che proprio le regioni meridionali e la Sicilia sono protagoniste negli ultimi tempi di performance di crescita notevolissime: il consumo ha registrato un bel +22,5% nel 2010 sul 2009. Complessivamente, il mercato italiano del settore ‘vale’ 3.000 milioni di euro circa e conta più di 48mila addetti. Siamo protagonisti a livello mondiale.

D) L’Italia è leader con qualche prodotto in particolare?

R) La leadership italiana non si limita a qualche voce ma è, direi, di sistema: è il primo esportatore al mondo (circa 900 milioni di euro), tra i primi Paesi al mondo per superficie coltivata bio (oltre 1milione e 100mila ettari), è ai vertici per numero di aziende votate al bio e per la produzione e trasformazione di ortaggi, cereali, agrumi, uva, olive bio. BtoBio è nata anche per questo: siamo stati sollecitati dal mercato stesso che, a più riprese e da più parti, ci ha chiesto di progettare una fiera finalmente internazionale, finalmente professionale, finalmente per i prodotti certificati. Perché l’eccellenza della produzione italiana, la sua leadership, ha ancora ampi margini di espansione, in Italia e nel mondo.

D) In molti sono convinti che “tanto gli imbrogli ci sono ovunque”. Perché dovremmo fidarci delle certificazioni del biologico?

R) I prodotti certificati ‘bio’ sono garanzia di procedure adottate dall’intera filiera, e sono sinonimo di qualità, freschezza, naturalezza, perché gli standard richiesti sono molto severi nel controllo degli additivi nei processi di produzione agricola, trasformazione, lavorazione e conservazione e impongono agli allevatori un tipo di allevamento più sano e genuino. Anche i prodotti esposti a BtoBio saranno rigorosamente certificati: a monte, noi effettuiamo un controllo, mentre a valle, durante i giorni di fiera, saranno dei rappresentanti della Sezione Certificatori di Federbio a controllare che i prodotti esposti siano certificati. Su questo siamo stati chiari sin da subito: BtoBio si regge su dei pilastri, e la certificazione del prodotto biologico è uno di questi. Per questo non si vedranno prodotti certificati bio in Tutto Food e prodotti non certificati bio nella nostra rassegna.

D) Esiste, rispetto ai prodotti tradizionali, un problema di distribuzione per il biologico?

R) BtoBio ha tra gli obiettivi principali proprio questo, di allargare i canali e dare ulteriore accelerazione al mercato. I negozi specializzati nel 2010 hanno registrato ottime performance di vendita: i dati che circolano parlano di +15-20% sul 2009. Intanto, i segnali incoraggianti ci arrivano dai consueti rapporti Ismea/Nielsen, che nel 2010, hanno registrato aumenti di vendita di prodotti biologici nei negozi tradizionali (+35%), superette (+25%), Iper (+20%), hard discount (+15) e Supermercati (+3%). Ma l’obiettivo è anche l’estero.Per questo stiamo organizzando operazioni di incoming di buyer internazionali, perché l’eccellenza delle produzioni bio italiane possa avere questa ulteriore opportunità di crescita. E poi, come dicevo, c’è la sinergia con Tutto Food, i cui visitatori entrano gratuitamente nella nostra fiera. Si tratta (parlo della passata edizione) di 30.000 buyer qualificati, 10.000 dei quali arrivano da tutto il mondo, in rappresentanza di tutti i canali distributivi.

D) Riguardo ai confronti con il convenzionale, i prezzi sono più alti, perché?

R) Non è sempre così, ma la questione del costo è uno dei temi caldi. Potrei dire anzitutto che l’agricoltura biologica ha dei costi a carico dei produttori sensibilmente maggiori. L’attività non è forzata, i tempi della natura sono rispettati, le certificazioni stesse sono un grosso impegno per i produttori: la certificazione bio prevede un costo ma garantisce il controllo delle produzioni, dell’ambiente, delle materie utilizzate. Sono tutti accertamenti che si sommano a quelli consueti che tutte le realtà produttive alimentari italiane devono affrontare. Inoltre, i dati a disposizione di tutti dimostrano che l’aumento dei prezzi degli alimenti in generale non coinvolge più di tanto quello dei prodotti bio. Tuttavia, parlerei di un prezzo che rispecchia il valore del prodotto: sano, con un ridotto impatto ambientale, utile alla salvaguardia degli agro-ecosistemi e la conservazione dei sistemi agro-zootecnici. Non è poco. Forse non siamo più in un’epoca di sprechi: occorre consumare meglio e meno, senza dilapidare le risorse.

D) Una buona alimentazione è fondamentale. La politica dovrebbe fare di più?

R) Soprattutto in termini di finanziamento alla ricerca, di stanziamento di fondi per le aziende del comparto. Non dimentichiamo che parlare di biologico certificato significa parlare di sostenibilità, di ecosistema, di salvaguardia e tutela delle risorse naturali, della conservazione dell’ambiente, di biodiversità. Anche la ricerca universitaria andrebbe sovvenzionata: in sostanza, la produzione biologica nasce da una sperimentazione sul campo, in senso letterale, da parte dei produttori. Un maggiore aiuto da parte delle istituzioni darebbe ulteriore sviluppo al comparto.

D) Expo 2015 dedicata all’alimentazione, cosa ci si aspetta?

R) È lecito attendersi una vetrina planetaria sull’eccellenza italiana. Nel 2015, BtoBio, con Tutto Food, inaugurerà l’Expo: una grande occasione perché anche l’eccellenza del biologico certificato made in Italy si apra al mondo intero, con prospettive di crescita clamorose.

Francesca Fradelloni

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