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“Camp di Grano”, zappa e social network per l’innovazione in agricoltura

Courtesy of Camp Di Grano and Rural HubIn una mano la zappa, nell’altra un mobile device. A volerlo sintetizzare, è questo lo slogan che più si addice a #Camp di Grano, una settimana, quella dal 13 al 20 luglio, di alfabetizzazione rurale e innovazione sociale a Caselle in Pittari, paesino di quasi 2000 anime all’interno del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, a cui partecipano 25 ragazzi provenienti da ogni parte d’Italia selezionati attraverso un contest on line (iscrizioni aperte fino al 10 luglio). L’intento è di parlare – e soprattutto praticare – di agricoltura con un approccio partecipativo e ragionato, con l’ambizione di redigere per la prima volta, insieme ai partecipanti, una “Magna Carta della Ruralità Contemporanea”.

L’idea è nata alcuni anni fa dalla Pro Loco di zona per arricchire la tradizionale festa paesana di Caselle in Pittari, vero e proprio palio tra rioni denominato Palio del grano. La gara della mietitura tradizionale a mano di questa piccola località a forte vocazione agricola si è tramutata, di edizione in edizione, in un laboratorio teorico-pratico con dibattiti e riflessioni sui temi dell’agricoltura biologica e sinergica, della permacoltura, della biodiversità, dell’architettura rurale e della rural social innovation.

Tre anni fa la svolta in chiave social con un contest on line a cui i partecipanti potevano iscriversi attraverso un form sul sito del #Camp di Grano. Un’iniziativa, questa, che grazie alla “rete globale” ha suscitato molto interesse anche fuori dal Cilento. «Le persone vengono selezionate in base alle loro motivazioni e il gruppo è perciò molto variegato – spiega Antonio Torre, giovane informatico e presidente della Pro Loco di Caselle in Pittari – L’anno scorso c’erano giovani, adulti, persino una famiglia. C’è chi viene dalla città e ha voglia di recuperare il contatto con la terra, chi da esperienze agricole o da start up. Per tutti non è soltanto importante l’aspetto del rapporto con la terra ma anche la dimensione di innovazione sociale in agricoltura e di come questa può diventare motore di sviluppo del territorio».

Il programma prevede al mattino una serie di attività manuali, come la mietitura, autocostruzione di edifici in paglia, la panificazione, la preparazione dell’aia, sotto la guida dei Maestri della Terra, gli anziani contadini cilentani, e nel pomeriggio coadiuvati da dei facilitatori una parte di confronto “orizzontale”, come lo hanno definito gli organizzatori, che si concluderà con la stesura di un report giornaliero, tassello di quella che sarà la Magna Carta. Si tratta di un documento che cercherà di far sintesi dei temi e delle soluzioni individuati durante la settimana di preparazione, ma allo stesso tempo sarà “aperto” alla discussione sui social network, in eventi successivi o nell’ambito di Rural Hub, rete di ricercatori, attivisti, manager interessati a nuovi modelli di sviluppo economico per le giovani imprese rurali. Qualcosa di più ampio di quello che potremmo definire “cultura agricola”.

«Nello specifico, per “ruralità contemporanea” intendiamo tutte quelle pratiche agricole che oggi vengono eseguite da chi fa l’agricoltore in maniera non intensiva, con un ritorno nei territori interni e isolati e con un approccio progressista che si serve tanto degli avanzamenti tecnologici ecocompatibili ed ecosostenibili in agricoltura, tanto della rete e delle tecnologie web per comunicare», commenta Benedetta Giudice, project manager di #Camp di Grano. Una rete insomma che è sia su web che diretta, di base, senza che una escluda l’altra.

Scordatevi che si tratti soltanto di una settimana un po’ freak, evoluzione in chiave ecosostenibile della cultura hippie anni Sessanta. L’impianto di #Camp di Grano è servito a promuovere e creare opportunità concrete nel territorio. «Abbiamo individuato nell’agricoltura il motore di sviluppo di un territorio, primo tra tutti il nostro. Un territorio critico, periferico, dove manca lavoro e da cui molti, soprattutto giovani, se ne vanno – continua Torre – Mettere l’agricoltura in connessione con l’informatica, con i social network, con i temi che vanno dal concime organico fermentato ad Arduino fino ala filosofia del rifiuto zero, solo per fare alcuni esempi, serve a creare innovazione, a fare sinergie, a portare sviluppo. In altre parole, a fare sì che si resti a vivere qui».

Dal tema del recupero delle sementi antiche, ad esempio, in paese è stata creata dapprima la cosiddetta “Biblioteca del grano”, una riserva di semi autoctoni, quindi la Comunità del Cibo Slow Food Grano Caselle, mettendo in moto la rete dei ristoratori locali e dei produttori di farine del Basso Cilento, ed è nata “Terra di resilienza”, cooperativa sociale di giovani cilentani che si occupa di agricoltura sociale ed ecoturismo, promuovendo nel territorio i temi dell’agricoltura organica rigenerativa e del recupero di genotipi locali. Sulla scia della rete e del coworking è nata invece CumpaRete, una struttura territoriale informale di relazioni socio-culturali incentrata su rapporti di condivisione e collaborazione interpersonale nell’ottica della reciprocità. E ancora è stato avviato un progetto di artigianato per utilizzare la crusca nella tessitura.

Come dire, think globally, act locally, perfetta sintesi in chiave cilentana della glocalizzazione. E, a ribadirlo, la prossima edizione di #Camp di Grano diventerà internazionale.

Alessandra Sgarbossa

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