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Due visioni del verde per la Darsena di Milano: oasi o porto della città?

gennaio 30, 2013 Nazionali, Politiche, Progetti

Cinquecentonovantamila euro stanziati dal Comune di Milano e la Darsena dice definitamente addio all’oasi a favore dell’area portuale: spazi verdi, viabilità modificata e un ponte mobile alla confluenza del Naviglio Grande. La decisione del Comune, dopo mesi di braccio di ferro con le associazioni ambientaliste, è nero su bianco dalla direzione centrale Mobilità, Trasporti e Ambiente. Una firma che dà il via libera alle operazioni per rimuovere la vegetazione spontanea cresciuta in luogo “non compatibile”, secondo l’Amministrazione, con “le esigenze di navigabilità e di funzionalità portuale della Darsena”. Amsa si dovrà occupare, ora, del “taglio, sfalcio e pulizia dell’area” nella prima fase dei lavori. In attesa di quando partirà la vera riqualificazione della Darsena e dei Navigli compresa nel Progetto di Expo che aspira a far tornare i Navigli porto di Milano.

Il progetto Bodin-Rossi-Guazzoni, che entro il dicembre del 2014 cambierà la faccia della Darsena e della piazza XXIV Maggio, è stato illustrato alla cittadinanza venerdì scorso alla riunione sollecitata dai Consigli di Zona 1,5 e 6. Gianni Confalonieri, del Gabinetto del Sindaco, ha accennato ai costi e al ritardo con cui stanno partendo i lavori e sulla necessità di aprire al più presto il cantiere per il recupero della Darsena. L’architetto Sandro Rossi (dello studio Rossi-Guazzoni, che con Bodin aveva vinto nel 2004 il concorso internazionale), è poi entrato nel vivo, rivelando come cambieranno gli aspetti urbanistici del quartiere e come verrà recuperata la Darsena. E’ stata illustrata sinteticamente la planimetria descrittiva del piano “monumentale” dell’area, con particolare riferimento alla pedonalizzazione quasi totale di piazza XXIV Maggio, con la valorizzazione della Porta del Cagnola e spostamento del traffico su gomma verso la parte est della piazza. I percorsi delle linee tranviarie rimarranno però invariati, intralciando di fatto la pedonalizzazione della piazza. Una pavimentazione in pietra Serizzo, alternata con mattoncini in cemento autobloccanti scandirà tutta la zona pedonalizzata. Alcuni platani verranno abbattuti, ma un filare di piante più giovani verrà piantato al margine di quella che diventerà un’area per “esposizioni, concerti, ritrovi”.

Nella conferenza di presentazione si è fatto anche accenno al mercato che verrà trasferito in una nuova struttura in acciaio, vetro e legno occupando il cuneo di terra, debitamente allargato a scapito dello specchio d’acqua, verso l’imbocco del Naviglio Pavese. Si è parlato del riassetto della sponda nord della Darsena e del verde integrativo di quello già esistente, secondo una nuova proposta a seguito dell’intervento di alcune associazioni. L’attuale edificio adibito a ristorante lascerà il posto ad un giardino che con un lieve declivio, porterà dalla strada fino a tre pontili che circondano l’acqua. Pontili ai quali sarà possibile ormeggiare le barche. “I lavori partiranno ai primi di febbraio”, ha dichiarato l’architetto Tancredi, direttore del settore Progetti Urbanistici Strategici, responsabile del cantiere del Progetto Bodin.

“Nulla è stato detto, se non in linea generale, della risistemazione della Darsena quale porto della città ed area ecologica e della riattivazione idraulica e paesaggistica del sistema dei Navigli milanesi sulla base di uno specifico percorso progettuale di fattibilità, come recita il 5° quesito dei Referendum di MilanoSìMuove per l’ambiente e la qualità della vita a Milano, approvato dalla stragrande maggioranza dei milanesi il 12 aprile 2011”, afferma Alessandra Mauri a nome di Darsena Pioniera. “Non è stato spiegato come sarà realizzata l’area portuale soprattutto nelle sue linee tecniche”, conclude la Mauri.

La partita per il Comune è chiusa. Ma la discussione e il confronto continuano. “Sono convinto che il Comune di Milano abbia perso una buona occasione per dimostrare che natura e decoro, fauna selvatica e spazi cittadini possano convivere”, ha subito dichiarato Ermanno Giudici presidente Enpa Milano. “Sentir dire che la presenza di isolotti e vegetazione compromette la navigabilità della Darsena è davvero ridicolo, considerando che stiamo parlando di spazi così esigui – prosegue – Il non avere voluto sentire nemmeno le associazioni, magari convocando la neonata consulta per i diritti degli animali, non può essere considerato un modo partecipato di gestire. E’ un’occasione perduta per poter gestire un piccolo polmone di natura, gradito a uomini e animali, e costituirà sicuramente un pessimo segnale verso associazioni come la nostra che avevano fatto un’apertura di credito verso questa amministrazione”.

Molti gli interrogativi espressi anche da Legambiente. La battaglia riguarda una striscia di terra che forse non misura neanche duemila metri quadrati, ma che ha una grande importanza, soprattutto politica. Dai tempi della Giunta Albertini, che aveva intrapreso lavori preliminari per realizzare un grande parcheggio sotterraneo. A seguito di ricorsi giudiziari, opposizione dei comitati e ripensamenti successivi, i lavori furono bloccati e ora c’è un’avifauna inedita per una zona centrale di una città. Per questo, già nel 2009, è sorto il gruppo Darsena Pioniera che ha lavorato sull’ipotesi di far sopravvivere l’oasi anche nel necessario ripristino della Darsena. Come isola o isolette protette dall’acqua.

Dall’altra parte, invece, hanno polemizzato contro Darsena Pioniera e contro l’oasi i veterani del Comitato dei Navigli, legati all’idea di ripristinare la Darsena “come era”, cioè navigabile. La Darsena, sostiene il Comitato, è storicamente il porto di Milano, uno dei simboli dell’identità milanese, crocevia di un sistema di vie d’acqua artificiali da cui la città trae origine, un “monumento idraulico” tutelato dalla Soprintendenza che oggi però, necessiterebbe di un restauro. Sicuramente uno dei nemici principali del restauro e quindi di questa posizione è proprio la variante proposta da Darsena Pioniera. L’inserimento di un elemento paesaggistico di tale importanza (3 isole, per un totale di 1.000 mq, con piante ad alto fusto), risulterebbe secondo il Comitato, incompatibile, oltre che con la storia e il paesaggio della Darsena (in 600 anni non sono mai emerse isole), anche con il vincolo ambientale della Soprintendenza, che prevede la conservazione di forma e dimensioni dello specchio d’acqua originale del vecchio porto e la continuità visiva fra le sponde. Inoltre, sempre secondo i detrattori dell’Oasi, le isole previste rappresenterebbero un oggettivo ostacolo alla funzione portuale che si vuole ripristinare (come richiesto dal 95% dei cittadini nel referendum del 2011). “La vegetazione che si è formata in Darsena, poi, non rappresenta nessuna eccezionalità ecologica e non rappresenta neppure un contributo alla ‘biodiversità’, in quanto formata dalle stesse essenze che si riformerebbero automaticamente in qualsiasi altro cantiere o terreno abbandonato in ragione del climax potenziale della vegetazione zonale”, afferma Matteo Garzonio dell’Associazione Navigli Live – Vivere i Navigli Club, nominato dal sindaco Pisapia nella Consulta Cittadina per l’Attuazione dei Referedum. Una contrapposizione irrisolta, quella di Milano, che sembra dunque far rivivere quell’antagonismo, non ancora conciliato, tra ambientalismo e green economy.

Francesca Fradelloni

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