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Eco schools: un programma per studiare e praticare la sostenibilità

marzo 7, 2014 Progetti

La sostenibilità ambientale dovrebbe essere considerata un asse trasversale nelle politiche, nelle programmazioni, nella progettazione di qualunque tipo; un po’ come le pari opportunità. E dovrebbe partire da subito, nell’educazione, essere parte integrante del percorso di crescita e studio fin da piccoli.

Eco-schools è un programma internazionale dedicato alle scuole, lanciato nel 1994 dalla Fondazione per l’Educazione Ambientale – FEE con il supporto della Commissione Europea, sulla base delle esigenze emerse durante la Conferenza delle Nazioni Unite su Ambiente e Sviluppo (Rio de Janeiro, 1992), che ha l’obiettivo, da una parte, di educare e consapevolizzare studenti e studentesse sui temi ambientali, dall’altra di diminuire l’impatto ambientale della comunità scolastica. Sono 43 nazioni nel mondo, 40mila le scuole e 11 milioni gli studenti coinvolti ogni anno dal programma, che prevede un percorso di “sette passi” per migliorare il comportamento della scuola e il comportamento dei partecipanti, grandi e piccoli, a scuola e nel mondo, alla fine del quale all’istituto virtuoso verranno riconosciute, solo se meritate, la certificazione e la bandiera green.

In primo luogo è necessario costituire un Eco-comitato composto da studenti, docenti e rappresentanti di tutti i livelli scolastici, ma anche dalla parte civile, genitori, assessori: “è la modalità partecipativa il punto forte e interessante del programma”, sottolinea Andrea Rinelli, operatore nazionale del Programma Eco-schools. Il comitato ha il grande ruolo di programmare e monitore le attività, di pensare o valutare iniziative e progetti, di promuovere e comunicare internamente e verso l’esterno. Il secondo passo consiste nella realizzazione di un’indagine ambientale che riproponga il quadro diagnostico dell’istituto partecipante: importante punto di partenza per l’elaborazione del piano d’azione. Il programma offre tutti gli strumenti per l’elaborazione nell’analisi (oltre alla presenza di un operatore FEE al comitato tecnico costituito), proprio perché deve essere particolarmente dettagliata, esaustiva, raccogliere dati reali, statistiche, foto, filmini e testimonianze sulla percezione dei consumi e dei comportamenti. Il piano d’azione è lo step successivo, il vero e proprio progetto di intervento che deve definire in modo preciso obiettivi, tempistiche, modalità, responsabilità e risorse (di denaro e competenze) da seguire per il miglioramento effettivo delle prestazioni ambientali e per il risparmio dei consumi nelle scuole.

Le fasi dopo prevedono il costante monitoraggio e la valutazione delle azioni messe in campo e un piano di informazione e comunicazione per far conoscere l’iniziativa in modo efficace sia internamente che all’esterno (media, amministrazioni, opinione pubblica) e anche per questo il coinvolgimento di più soggetti e più realtà può essere determinante. “Eco-codice” è il nome dato al momento di chiusura, di redazione del nuovo stile di vita e di comportamento dell’edificio e di chi lo vive. “Da quest’anno, continua Rinelli, sarà tutto informatizzato. Nel sito del programma è stata creata una sezione-piattaforma riservata a cui si può accedere per consultare tutto il materiale  tecnico che mettiamo a disposizione del gruppo di lavoro e per creare una propria bacheca, più snella e più facilmente valutabile anche per la commissione”. Il settimo punto riguarda un impegno politico più che una fase operativa: “Integrazione curriculare” si chiama, e significa inserire il piano ambientale in modo sistematico nella programmazione scolastica, coinvolgendo tutte le discipline, focalizzarlo e finalmente considerarlo in quanto tema imprescindibile.

“Partecipare al percorso ambientale non garantisce la certificazione e l’assegnazione della bandiera, che vengono vinte solo a seguito di un’attenta valutazione, fatta con dati alla mano, perché alla fine a noi interessa il reale risparmio, oltre alle buone pratiche e alle sperimentazioni virtuose”. L’adesione al programma, l’implementazione, la certificazione e la bandiera hanno un costo annuale minimo, spesso garantita dalle amministrazioni locali se le scuole non hanno sufficiente disponibilità per coprire la quota.

Qualche esempio? La Scuola Primaria Castillo ha ricevuto la prima bandiera verde della città di Sanremo (seconda della provincia dopo quella di Vallecrosia) lavorando per un anno sulla cura e sul recupero del giardino scolastico. La scuola ha costituito il proprio Eco-comitato e dopo una prima analisi ambientale sugli spazi esterni dell’edificio e alcune informazioni più teoriche, hanno preso il via le attività di giardinaggio e allestimento dell’orto, che hanno visto il coinvolgimento di tutte le classi e dei genitori. Il percorso interdisciplinare (Scienze naturali e sperimentali – Italiano – Matematica –Tecnologia – Arte e immagine – Storia e geografia) ha toccato anche i temi dell’alimentazione e dell’educazione alimentare,  ampliando il concetto di filiera corta e cibo biologico. Oltre ad un effettivo miglioramento delle condizioni e dello stato di fatto dell’edificio, questa iniziativa ha realmente avuto una ricaduta sui comportamenti e sull’assunzione di responsabilità da parte degli alunni.

Rimaniamo in Liguria per un progetto di rete. Tutte le scuole di Loano hanno partecipato alla realizzazione di un progetto integrato che ha visto la costituzione di tre gruppi di lavoro, costituiti  dalla Scuola per l’Infanzia S. Stella con l’Asilo Nido L. Grossi; dalla Scuola Primaria Valerga; e dalla Scuola Primaria Milanesi che ha lavorato insieme all’Istituto di Primo Grado Mazzini-Ramella. Il percorso, che ha voluto anche il coinvolgimento dei genitori, delle amministrazioni locali e del territorio (Polizia municipale), ha toccato principalmente il tema del riciclo-riuso, nei diversi livelli di difficoltà a seconda del grado scolastico. Giochi e videogiochi green per le scuole primarie, analisi più scientifiche per gli istituti superiori; per chiudere tutti insieme con “Occhio ai rifiuti”, una gara amichevole di raccolta differenziata.

“Un altro progetto interessante, continua il referente del programma per l’Italia, è stato realizzato dall’Istituto Comprensivo Albertini di Fregene (Fiumicino), che ha partecipato attivamente, attraverso l’Eco-comitato, alla progettazione di ristrutturazione della scuola”. Grazie al contributo del programma Eco-Schools, sulla scuola sono stati inseriti pannelli solari per il riscaldamento dell’acqua e aree destinate alla raccolta differenziata.“Sempre a Fiumicino, come a Roma nella scuola IC Largo Oriani, l’Eco-Comitato ha collaborato con il Comune per diffondere informazioni alle famiglie sull’attivazione della raccolta differenziata porta a porta”, ancora un po’ debole da queste parti.

Altra bandiera all’ILO di Torino, premiata per il miglioramento delle prestazioni ambientali del campus, che, da sempre attento e sensibile alla promozione di un approccio sostenibile all’apprendimento, si sta allineando anche con l’iniziativa Greening the Blue, un impegno mondiale lanciato dalle Nazioni Unite verso un clima neutrale e sostenibile. Partito nel 2011 con la costituzione del gruppo consultivo, a cui hanno partecipato i revisori esterni insieme a personale, partecipanti e fornitori di servizi, il percorso ha previsto, in ogni sua fase, l’istituzione di una task force dedicata “per rendere ecologico il Centro a diversi livelli, che vanno dal ridurre l’impatto ambientale delle sue strutture, fino alla realizzazione di un approccio di apprendimento più sostenibile attraverso la progettazione e l’attuazione di nuove attività di formazione”.

Primo centro di formazione professionale in Italia a ricevere la certificazione di eco school è l’agenzia Engim Artigianelli, che già nel 2012 è stata premiata per la sua cura e attenzione verso l’ambiente. Nell’Eco-codice redatto e ancora in uso, l’agenzia di formazione si impegna a gestire gli acquisti in modo intelligente (carta igienica riciclata, alimenti “attenti” per i corsi di cucina..), a sollecitare quotidianamente atteggiamenti virtuosi tra gli studenti e a fornire gli strumenti adeguati perché il green sia possibile (migliorando le isolette ecologiche, impostando le stampanti in modalità risparmio…). D’altra parte gli studenti e i dipendenti si impegnano a fare la raccolta differenziata, a riutilizzare la carta, a spegnere le luci e chiudere l’acqua se non servono, a muoversi in modo sostenibile utilizzando la bicicletta, il carpooling o i mezzi pubblici.

Ci si può iscrivere al programma in qualunque momento dell’anno e aderendo oggi si verrà inseriti nel prossimo anno scolastico. La certificazione vale un anno e poi va rinnovata, perché l’impegno sia costante, e perché comunque da fare ce n’è ancora molto.

Alfonsa Sabatino

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