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Ecocartoons: i nuovi eroi che salveranno la Terra

febbraio 24, 2010 Idee, Progetti, Recensioni

Capitan Planet, Cuortesy of Dic“Captain Planet, He’s our hero
Gonna take pollution down to zero
He’s our powers magnified
And he’s fighting on the planet’s side
Captain Planet, He’s our hero
We’re the Planeteers
You can be one, too
Cuz saving our planet is the thing to do”.

Così recitava la sigla di un indimenticato e indimenticabile cartone animato di stampo ambientalista trasmesso agli inizi degli anni Novanta da Raiuno. Prodotto da Dic a partire da un’idea di Ted Turner, Capitan Planet and the Planeteers racconta le avventure di cinque giovani scelti da Gaia, lo Spirito della Terra, stanca di tollerare i disastri causati dallo sfruttamento dell’ambiente e dall’inquinamento.

Gli Ecodifensori (Planeteers in originale) scelti da Gaia rappresentavano singolarmente uno dei cinque principali gruppi etnici umani, e ognuno possedeva il potere di un elemento naturale (acqua, aria, terra e fuoco più il quinto che rappresentava il cuore, inteso come capacità d’empatia con la natura e l’ambiente). Unendo questi poteri i cinque giovani erano in grado di evocare il supereroe noto, appunto, come Capitan Planet.

Ancora più interessante era però il piccolo gruppo di antagonisti del nostro supereroe, noto come Ecovillians, che rappresentavano i diversi pericoli che minacciano il pianeta Terra: Mister Virus, paradigma del consumismo e dell’avidità, Looten Plunder avido capitalista, Sly Sludge ovvero il dissipatore di rifiuti, Duke Nukem, mutante radioattivo, che metteva in guardia dai rischi del nucleare, Lady Veleno a simbolo della scienza priva di morale e della tecnologia incontrollata, tutti uniti per richiamare Capitan Flagello (in originale Capitan Pollution), alter ego dell’eroe buono e difensore di un mondo più eco sostenibile.

Dopo 65 puntate, il solito proliferare di costumi di carnevale e gadget di ogni tipo, il mondo dei cartoni animati ha però smesso di essere salvato dall’avanzare dell’inquinamento e ci ha lasciato senza eroi. Solo di recente, nel 2008, la Pixar Studios Animation ha realizzato un lungometraggio che riporta all’attenzione del grande pubblico le tematiche ambientali: Wall e, storia dell’ultimo robottino rimasto sulla terra dopo che gli umani l’hanno abbandonata perchè invasa dall’immondizia. E poco prima nel 2006, il secondo episodio della fortunata trilogia dell’Era Glaciale (Blue Sky Studios), sfiora il tema dello scioglimento dei ghiacci a causa dell’effetto serra intitolando l’episodio Il disgelo e raccontando le rocambolesche avventure di un gruppo di animali che tentano di salvarsi la pelle prima che le acque sommergano  la conca in cui avevano scelto di vivere.

E oggi? Qualcosa timidamente pare muoversi. Ne è convinto Daniele Panebarco, affermato fumettista, che credendo profondamente nel linguaggio dei cartoon e nell’amore che esso può suscitare per la natura, ha realizzato, grazie alla sua piccola società di multimedia, la Panebarco & C., con il patrocinio della Regione Emilia Romagna e la collaborazione del Prof. Enzo Tiezzi dell’Università di Siena, Il Sacco dell’energia-una semplice fiaba ecologica, un cartone animato ma soprattutto una fiaba, un’eco-favola che tratta i temi dell’ecologia, dello sviluppo sostenibile e del rispetto dell’ambiente utilizzando un linguaggio chiaro e divertente.

Un popolo di “Maestri Sapienti“, il cui compito è creare “Universi Perfetti“. Un allievo pasticcione che, lasciato solo, combina un disastro dietro l’altro dando vita proprio a un pianeta simile alla Terra in cui consumismo e avidità travolgono i suoi abitanti. Questa la trama del cartoon, volutamente realizzato con un finale aperto, per far riflettere sul fatto che il futuro è nelle nostre mani e in quelle dei nostri figli.

Un progetto indirizzato in particolar modo alle scuole che possono, richiedendo un incontro attraverso il sito ufficiale, decidere di far vedere ai propri studenti il cartone animato o la versione in concerto-spettacolo dal vivo. Una bella e positiva idea per sensibilizzare e continuare a sperare, non tanto negli eroi del futuro chiamati a salvare l’universo, ma nei gesti quotidiani degli (oggi piccoli) uomini del futuro.

Elena Marcon

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