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ECOmpanies, le aziende green piemontesi provano a fare rete

marzo 3, 2014 Aziende, Pratiche, Progetti

Il Piemonte eccelle anche nel settore delle rinnovabili ed è sempre più importante e necessario che queste competenze siano messe in rete, sistemizzate e valorizzate per essere spese e vendute anche a livello internazionale”. Questo il messaggio lanciato da Giorgio Garelli, della Regione Piemonte, in apertura della giornata tecnica “Fonti di energia rinnovabile: opportunità e best practices. Idroelettrico, waste-to-energy, efficienza energetica” che ha avuto luogo il  26 febbraio presso il Centro Congressi Torino Incontra.

Inserito all’interno del Progetto Integrato di Filiera ECOmpanies, gestito dal Centro Estero per l’Internazionalizzazione (Ceipiemonte) per conto della Regione, Unioncamere Piemonte e Camere di Commercio del Piemonte, il seminario aveva il duplice obiettivo di mostrare alcune esperienze pilota a livello nazionale e internazionale e di offrire opportunità di scambio e confronto tra le aziende multinazionali intervenute e le realtà piemontesi aderenti al programma.

Il progetto rientra nelle attività di internazionalizzazione delle imprese che il Ceipiemonte gestisce in linea con il Piano Strategico per l’Internazionalizzazione varato da Regione Piemonte e Sistema Camerale Piemontese nel 2013, e lo fa principalmente attraverso due strumenti di promozione:  i Progetti Integrati di Filiera (PIF) che selezionano una filiera per accompagnare le imprese del settore su mercati idonei, e i Progetti Integrati di Mercato (PIM) che partono dalla selezione di un mercato per accompagnarvi imprese di settori diversi.

Abbiamo aperto le candidature per i 16 PIF dedicati alle imprese di Piemonte e Valle d’Aosta”, spiega Rosanna Viola, project manager di ECOmpanies, “che possono presentarsi entro il 13 marzo, e così avere l’opportunità di partecipare a tavoli di discussione di alto livello, di ricevere assistenza personalizzata e di entrare in sinergia con altre realtà per poter, insieme e in rete, varcare i confini nazionali”. Sono 60 le aziende che fino ad oggi hanno partecipato ai PIF per il settore Energia e Ambiente, alcune delle quali presenti al seminario per lo scambio delle best practices.

Negli ultimi cinque anni, commenta Alessandro Totaro, responsabile fonte eolica e affari regionali per AssoRinnovabili, nella sua introduzione alle direttive e ai contributi europei, “c’è stata una evidente esplosione di aziende produttrici di energie rinnovabili, complici anche le normative comunitarie e – a cascata – locali e gli incentivi messi a disposizione per la ricerca e la sperimentazione”. I dati parlano chiaro se si considera che l’incidenza delle rinnovabili in Italia è passata dal 13,6% del 2003 al 24,5% del 2011 e 27% nel 2012 e che lo scorso 16 giugno per due ore le rinnovabili hanno soddisfatto il 100% dei consumi. Numeri confortanti se si pensa al salto rispetto agli anni passati e a paesi cugini come la Germania, dove la quota di energia elettrica nel 2012 è stata del 23%; ma da considerare solo l’inizio di un processo che deve guardare agli obiettivi vincolanti 2020 e a quelli, in fase di elaborazione proprio in questi giorni, al 2030. In alcuni settori – prosegue Totaro – la richiesta di incentivi ha superato il contingente messo a disposizione al 2015, ma per non interrompere l’andamento virtuoso stiamo lavorando per la definizione di un nuovo piano di investimento e contributo“.

A maggior ragione allora è obiettivo e necessità mettere in sinergia le esperienze e competenze locali per concorrere anche alle opportunità estere: “fare squadra per valorizzare il made in Italy e fare business, chiosa Marco Baldini di Tractebel Engineering Italia, una delle aziende che si sono presentate durante la mattinata, lanciando l’interesse verso alcuni paesi come Brasile, Cile, Perù e Panama in America Latina; Algeria e Sud Africa nel continente africano e India, Cina, Indonesia, Turchia, Emirati in Asia, dove tra l’altro avrà luogo la prossima Expo dopo quella milanese.

Proprio in Sud Africa, a Mkuze, la Tractebel Engineering, insieme al partner Building Energy SpA, ha progettato l’impianto a biomasse Waste-To-Energy, per la trasformazione di più di 100mila tonnellate all’anno di residui derivanti dalla lavorazione della canna di zucchero che andranno ad alimentare l’impianto fino a generare energia elettrica per 16,5 MWel. Un investimento di 75 milioni di euro e che ha previsto il coinvolgimento della popolazione e delle professionalità in loco, “condizione da cui non possiamo prescindere nella nostra progettazione e cooperazione, continua Baldini.

L’Africa Subsahariana viene riproposta anche da Chiara Di Silvestro di MWH, azienda multinazionale che fornisce consulenza  nei settori dell’acqua, dell’energia dell’ambiente e delle infrastrutture, che ha progettato 120 nuovi impianti per una produzione complessiva di 70mila MW, e che sul Tekeze, fiume tributario del Nilo, in Etiopia, ha progettato la diga più alta d’Africa (188 m), che genera 300 MW di energia e garantisce luce, calore e acqua a 80 milioni di persone. “Il nuovo mercato emergente dell’Africa Subsahariana è particolarmente interessante visto che il PIL è in continua crescita, come la popolazione e l’urbanizzazione. Solo il 3-10% della popolazione ha accesso all’acqua potabile il 5-10% di potenziale idroelettrico non è ancora sfruttato“.

Esperienza tutta italiana, invece, quella presentata da Antonino Rapisardi, business manager di 3V Green Eagle, azienda che si occupa della progettazione di impianti per processi industriali e tecnologie ambientali. “In Italia vengono prodotti 170milioni di tonnellate di rifiuti all’anno e lo stesso processo di trattamento produce comunque un 20% di ulteriori rifiuti. Soffermandosi sui rifiuti liquidi e i fanghi industriali e civili, la cui depurazione per processo chimico-fisico-biologico prevede comunque la formazione di fanghi di scarto che, a parte il riutilizzo parziale in agricoltura (per 85% in Inghilterra, ma mediamente solo per il 40% in Europa), vengono scartati come rifiuti, prosegue Rapisardi, “sono tre le tecnologie tradizionalmente usate, l’inspessimento e conferimento a discarica; l’essiccamento e incenerimento; la digestione anaerobica; ma tutte e tre problematiche. Da qui l’applicazione di due tecnologie innovative, TOP e Dual TOP, di ossidazione in fase liquida, che consentono di trattare i rifiuti liquidi con un recupero del 100% (non vengono prodotti ulteriori rifiuti e la frazione inorganica viene recuperata per produrre conglomerati bituminosi) e una sostenibilità adeguata”. In Italia ne è testimonianza il centro di trattamento di Grassobbio, che, operativo dal 1990, è oggi il più grande centro di trattamento per acque e fanghi industriali con una lavorazione di 400mila tonnellate all’anno e oltre 200 aziende servite.

Conclude la mattinata Stefano Dotta con la presentazione dei progetti di Environment Park, Parco Scientifico Tecnologico per l’Ambiente di Torino, che, tra le altre cose, offre consulenza e supporto a enti pubblici e privati nel settore della bioedilizia. “Due paesi tra quelli in cui stiamo lavorando sono potenzialmente interessanti, spiega: il Marocco e la Bosnia”. Il Marocco è infatti in piena fase di crescita, economica e demografica, e sta lavorando su una nuova pianificazione urbanistica, che prevede la formazione di 15 nuove città entro il 2020. “Nel 2010 è stato elaborato un regolamento sull’efficienza energetica, che ha preso spunto dalla regolamentazione europea, e abbiamo ottimi motivi per pensare che sarà lasciato grande spazio al green building e alle nuove tecnologie in edilizia. Per conto della Regione Piemonte,  Environment Park ha già portato avanti diversi studi di fattibilità nella regione di Rabat, applicati per la costruzione di nuovi complessi “intelligenti” e la progettazione del nuovo quartiere di Quasbat a Tamesna (provincia di Rabat). Il parco scientifico torinese ha anche messo in campo le proprie competenze per l’ideazione della ville nouvelle di Lakhyayta, alle porte di Casablanca, e di due concerie nella periferia di Fez, volute e pensate fuori dal centro storico per evitarne l’inquinamento e più innovative nonostante il rispetto delle lavorazioni tradizionali.

La Bosnia Erzegovina, continua Dotta, è un altro mercato molto interessante, che abbiamo conosciuto lavorando per la diagnosi, analisi e proposta su edifici esistenti in ristrutturazione“. A parte alcune linee guida piuttosto generiche, qui manca completamente  una normativa sull’efficienza energetica in edilizia, che però sarà un settore in forte espansione vista la volontà del paese a candidarsi per entrare in Europa. Il  Ceipiemonte – conclude Dotta – ci ha informati che la Banca Mondiale in accordo con i Ministeri metterà a disposizione 32milioni di dollari per dimostrare i benefici dell’efficienza energetica nel settore dell’edilizia pubblica. Anche questa potrebbe essere l’occasione per lavorare insieme e fare emergere l’eccellenza italiana.

Alfonsa Sabatino

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