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Finanza e green economy a Milano. Terni: “non abbiamo nulla a che fare con la decrescita”

La green economy è una vera opportunità di investimento? VedoGreen, nato come osservatorio del mercato dei capitali, snocciola dati su dati. Numeri, ma non solo. Al workshop di questa mattina alla Borsa di Milano, il mondo della finanza si è riunito intorno all’evento organizzato da TerniEnergiaRinnovabili, efficienza energetica. Waste management, Green Startup alla sfida dell’internalizzazione“. Al centro dell’iniziativa le nuove occasioni per l’industria verde italiana, di cui il gruppo Terni è uno degli esemplari meglio strutturati.

“L’identikit dell’azienda green Europea nel 2011 – racconta l’amministratrice di VedoGreen, Anna Lambiase – è molto interessante da osservare perché ci fa intravedere le prospettive future. I ricavi si aggirano intorno i 241 milioni, market cap di 83 milioni, mentre il margine reddituale che misura l’utile di un’azienda prima degli interessi, delle imposte, delle tasse, delle componenti straordinarie, delle svalutazioni e degli ammortamenti è di 19,5 milioni e l’Ebitda margin, invece, del 16%. Le aziende denunciano però le difficoltà finanziarie, l’incertezza sull’andamento del business, la forte pressione sui margini e il riposizionamento strategico del core business alla luce del mutato contesto normativo. Poi ci siamo chiesti, quali fossero le strategie delle società. Sei società green hanno annunciato nuovi piani industriali triennali, mentre la linea strategica principale è l’internazionalizzazione. Abbiamo misurato il sentiment del mercato borsistico e i ricavi di 50 società italiane green eccellenti selezionate,  ma non ancora quotate, ricavi che si aggirano intorno ai 43 milioni e un numero di dipendenti medio di 106 unità. Più del 90% degli investitori intervistati considera il green investing tra le proprie scelte di investimento e il 75% lo considera un obiettivo di business. Gli ostacoli per l’85% degli investitori è l’incertezza normativa, ma ’80% vuole investire nei prossimi tre anni con il green”, conclude la Lambiase.

Secondo Stefano Neri, Chairman & CEO TerniEnergia, l’obiettivo è generale e non riguarda solo Terni, bisogna cioè fare gruppo e cambiare lo strato industriale italiano. “Siamo un po’ fuori tempo, mi riferisco alla politica. Se non ci organizziamo noi non si organizza nessun altro, è questa la questione di cui si fa portavoce TerniEnergia. Mi soffermo ancora sull’acqua. L’acqua è un’opportunità. Se nel settore del trattamento delle acque c’è qualcuno che vuole fare business, noi siamo pronti ad ascoltare perché quello è un settore che a noi interessa molto. Il settore idrico può essere letto in maniera più evoluta rispetto al passato: trattamento e conservazione dell’acqua. In Europa il settore si sta sviluppando, ma ha il limite del peso della storia. E poi, oggi dobbiamo evitare un rischio, la tentazione della decrescita. Per noi questo è un danno incredibile. Questa filosofia associa l’idea del green a un idea di sacrificio, di risparmio, a me terrorizza, a me piace vivere bene. Dobbiamo relegare ai margini questi approcci filosofici e amatoriali, questo dobbiamo fare. Bisogna dire che il settore green è il settore dell’industria e se lo è dell’industria lo è anche della finanza”. Nessun appello dunque per le idee di Latouche e Pallante, nonostante si giochi “in casa”, nella casa della green economy.

Ma la grande novità di questa mattinata densa di interventi è la nascita del portale on line italeaf.com, nel quale sarà possibile pubblicare progetti, idee e attività che si candidano ad assumere una dimensione industriale e intendano localizzarsi negli spazi dell’azienda, contribuendo a creare il primo vero polo italiano della green economy. Anche Federico Zacaglioni, Head of Corporate Communication T.E.R.N.I. Research, presentando il progetto web, se la prende con la decrescita felice. “Noi siamo stufi della retorica della decrescita felice, noi la decrescita non la leggiamo sui libri, noi la viviamo sulla nostra pelle con il contesto del declino: meno posti di lavoro e meno opportunità di crescita.” Zacaglione parla di un’economia, quella italiana, col freno a mano. “L’Italia è un paese in cui è difficile fare impresa e non è un Paese per giovani”, dice Zacaglione. “I numeri sono preoccupanti: siamo al 77esimo posto per start up, 84esimo per la protezione di proprietà intellettuale. Ma la sostenibilità ci salverà: c’è una previsione di aumento di fatturato per 68% delle imprese”.

Ma quali sono le leadership del Made in Italy? La Fondazione Edison ha svolto, a questo proposito, un’approfondita analisi dell’export italiano. Tra le 4 A del Made in Italy, il settore automazione-meccanica-plastica-gomma detiene il 74% del totale del saldo commerciale. “Non solo manifattura e moda, questo è il Made in Italy”, sottolinea Zacaglione. “E Italeaf è una startupper company che supporta e sostiene la creazione d’impresa Made in Italy nel green. Italeaf è il connubio tra sostenibilità e prodotti dal marchio tricolore. Italeaf è un ecosistema, è la piattaforma in cui si sviluppa un’azione innovativa di intermediazione su più fronti: a servizio delle imprese insediate e non solo. Nasce a sostegno di progetti di nuove imprese e di vecchie. I settori di interesse: smart grid, solar, energy storage, communication, transportation, air & environment, biofuel & biomaterials, wind, agri & bio, water & wastewater, energy efficiency. I luoghi? Il governo ha realizzato una road map per la valorizzazione delle aree industriali dismesse in zone urbane. Obiettivo: il recupero di aree strategiche per lo sviluppo. La nostra area è già pronta e si chiama Nera Montorno (TR). Il business model è un cocktail, gli ingredienti si trovano tutti dentro il portale www.italeaf.com: servizi di assistenza, facilitazione di incontro con gli investitori, comunicazione integrata d’impresa, mentoring. I punti di forza sono l’appartenenza a un gruppo, un management team qualificato, localizzazione industriale plug&play (ndr, la location esiste già, è Nera Montorno) e un target ambizioso di 50 iniziative in 24 mesi”. Una sfida continua che sembra aprire le porte a nuovi e giovani imprenditori.

Francesca Fradelloni

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