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Global Forest Watch: una “nuvola” di dati per proteggere le foreste

maggio 13, 2013 Idee, Internazionali, Politiche, Progetti

Sarà la “nuvola” a salvare le foreste del pianeta? Pare di sì, o almeno sarà di grande aiuto. L’ultima frontiera nella lotta alla deforestazione passa infatti per le nuove tecnologie di raccolta ed elaborazione dei dati – il cloud computing –  che, unite a sistemi satellitari all’avanguardia, saranno in grado di fornire un monitoraggio costante e quasi in tempo reale sullo stato di tutte le foreste della Terra.
Il Global Forest Watch,  messo a punto dal World Resources Institute e presentato in anteprima a Istanbul durante l’ultimo Forum delle Nazioni Unite, sarà in sostanza una piattaforma interattiva, che combinerà dati satellitari, informazioni ufficiali dei vari enti e organi forestali e indicazioni inviate dagli stessi utenti, per offrire un quadro sempre aggiornato sulla perdita di aree forestali, consultabile da chiunque e in qualunque momento.

La trasparenza e soprattutto la tempestività che si vogliono ottenere sono cruciali: “Oggi è possibile tracciare quotidianamente le informazioni finanziarie di un’azienda, ma i dati sulle foreste sono spesso indietro di anni – scrive il World Resources Institute – Nel tempo che occorre perché le immagini di un satellite siano rese disponibili, analizzate e diffuse, nuove aree verdi saranno già state distrutte. I taglialegna abusivi avranno cambiato zona, il bestiame starà già pascolando in mezzo ai tronchi tagliati e nuove coltivazioni di palma da olio saranno già state impiantate. Noi semplicemente lo avremo scoperto troppo tardi”.

I dati ufficiali più recenti sulla deforestazione globale sono quelli diffusi dalla FAO e relativi al decennio 2000-2010 . Si parla di 13 milioni di ettari all’anno di area forestale convertita ad altro uso o persa per cause naturali, con una perdita netta nell’arco dell’intero decennio di 5,2 milioni di ettari: una superficie pari a quella del Costarica, ma comunque minore di quella distrutta nel corso degli anni ’90 (8,3 milioni di ettari). Il tasso di deforestazione sta dunque rallentando, grazie soprattutto a politiche concertate a livello locale e internazionale. E si potrà fare ancora di più, una volta che si avranno a disposizione dati aggiornati in tempo reale: “Il Global Forest Watch – ha dichiarato Wu Hongbo, vice-segretario generale dell’ONU – è un importante strumento che darà la possibilità a governi e comunità di prendere decisioni sulla gestione sostenibile delle aree forestali sulla base di informazioni affidabili e puntuali”.

Un esempio di efficacia dei sistemi di monitoraggio lo offre il Brasile, che già da qualche tempo sta investendo su nuove tecnologie di controllo e studio delle aree forestali e che, infatti, ha potuto annunciare una sensibile diminuzione del tasso di deforestazione dell’Amazzonia. “Tasso che si è ridotto dell’80% dal 2004 – ha spiegato Nigel Sizer del World Resources Institute – anche grazie al miglioramento della qualità e accessibilità delle informazioni, rese rapidamente disponibili a chi ha il potere di prendere decisioni concrete”. Così Imazon,  l’istituto brasiliano di ricerca no-profit che da oltre vent’anni studia la foresta amazzonica, ha messo a disposizione la sua esperienza sul campo diventando partner del progetto Global Forest Watch con le tecnologie del suo Amazon Alert System.
Tra i vari partner, insieme al Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite (Unep), c’è inoltre il Google Earth Engine, che si è adoperato per ottimizzare l’accesso alle informazioni tramite il cloud computing. Grazie ai software open source e all’internet veloce, poi, i dati raccolti dal satellite potranno essere processati a costi ridotti utilizzando server sparsi in ogni angolo del pianeta. Un bel vantaggio, se si considera che il problema maggiore nel monitoraggio delle foreste è stato finora quello dei costi: “I singolo paesi – ha ricordato Sizer – spendono milioni di dollari per reperire e analizzare i dati, quando potrebbero utilizzare quel denaro per interventi concreti”.

Ma è l’integrazione nel sistema di smartphone, crowd sourcing e social media a rendere davvero rivoluzionario il progetto. Utenti da ogni parte del mondo, giornalisti e attivisti potranno inviare segnalazioni e condividere fotografie georeferenziate delle distruzioni forestali in corso, e nello stesso tempo documentarsi su ciò che avviene dall’altra parte del pianeta attraverso mappe, numeri, immagini. Non è però solo il potenziale aiuto alla raccolta dati o lo scambio di informazioni a fare la forza delle reti sociali. Più importante ancora è il potere di coinvolgimento che i social media mettono in campo, la capacità di mobilitare la gente, di incoraggiare l’auto-organizzazione in gruppi e comunità per sostenere un’istanza. Insomma, di promuovere la partecipazione.Dal download di una mappa aggiornata della deforestazione globale alla stesura di una petizione per il proprio governo il passo diventa così più corto. E forse ci condurrà su una strada di azioni concrete per la salvaguardia dei nostri polmoni verdi.

Giorgia Marino

 

 

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