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In Sardegna nasce il Parco di Tepilora, una vittoria dei sindaci

Circa 6.500 ettari di territorio su cui sono presenti oasi di protezione faunistica, quattro Comuni coinvolti e un futuro costruito sulla base dello sviluppo sostenibile. Sono le caratteristiche del nascente Parco di Tepilora, Sant’Anna e rio Posada, nella Sardegna nord-occidentale, presentato in questi giorni alla comunità e alla stampa, alla vigilia della Giornata europea dei parchi che si tiene domani. “Con questa iniziativa “Benvenuti nel Parco” – spiega Roberto Tola, sindaco di Posada – si chiude la fase di sensibilizzazione che ha coinvolto i quattro comuni interessati all’istituzione del parco di Tepilora. È stato un percorso coinvolgente che ci ha fatto scoprire, se ancora ce ne fosse bisogno, le bellezze naturalistiche e le potenzialità che possiede il nostro territorio interessato dal Parco. Come Comune siamo ancora più determinati a proseguire nel percorso istitutivo dell’area protetta”.

Di essa fa parte anche la foresta Sos Littos – Sas Tumbas, una delle foreste storiche della Sardegna, acquisita del demanio fin dal 1914. Meta di visitatori per via delle sue bellezze naturali e di sentieri che conducono a luoghi di particolare pregio ambientale. Si segnalano popolazioni di daini, cinghiali, volpi, gatti selvatici, martore, lepri, donnole. Inoltre il complesso ospita un recinto per il ripopolamento dei mufloni. Ma dal punto di vista faunistico l’elemento di maggior interesse è dato dalla presenza dell’aquila reale, il cui sito di nidificazione è localizzato nei pressi del Monte Tepilora. Non è comunque difficile avvistare il falco pellegrino, lo sparviero e la poiana.

“Un cammino di grande successo che ha permesso alla popolazione locale di comprendere a pieno i vantaggi derivanti alla comunità dall’istituzione del Parco, soprattutto dal punto di vista economico-ambientale”,  racconta Antonella Dalu, sindaco di Torpè. “Le iniziative che abbiamo proposto, tutte di grande interesse, hanno infatti consentito anche ai più scettici di guardare al Parco in un’ottica positiva, premiando così la nostra lungimiranza e l’impegno profuso in questi due anni per la realizzazione del progetto. Oggi sono orgogliosa di poter dire che Torpè dice di sì al Parco Tepilora”.
 I turisti potranno visitare le località montane con paesaggi mozzafiato, dove “la “purezza” dei luoghi con attività sorgive, luoghi di interesse paesaggistico, la presenza di attività pastorizia con i prodotti diretti del “pastore” renderanno il soggiorno degli stessi più funzionale e alternativo alle grandi e caotiche città. Il Parco diventerà poi un elemento fondamentale per le varie comunità esistenti e per le generazioni future sarà, oltre che un’occasione lavorativa ed economica, una riscoperta delle tradizioni”, commenta Graziano Spanu, sindaco di Lodè.

I sindaci dei paesi coinvolti sono tutti d’accordo: l’istituzione del Parco, per usare le parole del primo cittadino di Bitti Giuseppe Ciccolini,”rappresenta un’occasione prestigiosa e irripetibile per lo sviluppo sostenibile dell’economia turistica e agricola dell’area che ruota attorno al monte Tepilora”. E, aggiunge Sebastiano Venneri, responsabile Territorio e Innovazione di Legambiente, “potrebbe essere un’occasione anche per la Regione Sardegna, che non istituisce parchi regionali da oltre 20 anni, di mostrare il suo interesse alla politica ambientale”.

Il disegno di legge per l’istituzione del parco è stato approvato dalla giunta regionale nel dicembre 2005, mentre è del febbraio 2008 la firma di un’intesa tra la Regione Sardegna, l’Ente Foreste, la provincia di Nuoro e i quattro Comuni su cui si estende il parco: Bitti, Lodè, Torpé e Posada. Ora si attende che la Regione Sardegna dia la veste istituzionale al Parco. “Spero che non ci siano intoppi - dice Antonio Nicoletti, responsabile Nazionale Aree Protette Legambiente -. Questo parco testimonia la buona volontà delle amministrazioni locali per stare nel sistema delle aree protette. E’ il risultato di un lungo percorso, col tempo la sensibilizzazione dei Comuni è cresciuta e qui il parco è nato proprio dalla volontà degli amministratori locali di non perdere una grandissima ricchezza. Questo è un parco molto speciale. E’ uno di quelle aree che negli anni ’70 sono state snobbate dagli appetiti speculativi, perché povera e marginale così da scampare alla cementificazione selvaggia. Si tratta di una zona miracolosamente fuggita alle brutture del turismo di massa. Oggi chi visita questi luoghi si immerge in territori preservati al massimo, in un’agricoltura fatta da appezzamenti piccoli. Perché serve fare un Parco? Ma perché così si dà un marchio a questo territorio e a qualificare l’offerta turistica”.

Francesca Fradelloni

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