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La casa verde “Med in Italy” dell’Università di Roma

aprile 12, 2011 Eventi, Progetti

Consuma poco più di un sesto dell’energia che produce, tutta rigorosamente fotovoltaica.  Raccoglie l’acqua piovana fino all’ultima goccia; è costruita in gran parte con materiali naturali, a partire dai particolari involucri che ne garantiscono l’isolamento, e si integra perfettamente con l’ambiente circostante. È questo l’identikit di Med in Italy, la casa ecosostenibile progettata da un team di professori e studenti delle università Roma Tre e la Sapienza, che il prossimo anno parteciperà al Solar Decathlon Europe, una specie di Olimpiadi dell’architettura verde organizzate dal Dipartimento Energia degli Stati Uniti. Il concorso tra abitazioni sostenibili alimentate a energia solare esiste dal 2002, ma questa è la prima volta che un prototipo italiano viene ammesso alla competizione finale. Una bella soddisfazione (il progetto ha ricevuto anche l’Alto Patronato del presidente della Repubblica) e un ottimo biglietto da visita per il nostro Paese, visto che la casa, spiega la team leader Chiara Tonelli, «sarà la vetrina di tutte le tecnologie migliori dell’industria e della ricerca italiane».

Ma come è fatta questa originale abitazione? Immaginatevi una struttura rettangolare, a un solo piano. L’elemento principale, ciò che permette alla casa «di essere passivamente ecosostenibile» è l’involucro, formato da due strutture. Una parte interna, in legno, che funziona da struttura portante, riempita con sabbia che accumula calore durante il giorno e dà freschezza d’estate, e una parte esterna propriamente isolante, separata da quella interna da uno strato di aria, costituita da piante intrecciate (come si usava nell’Antichità) e riempita di pietre vulcaniche, facilmente reperibili in tutte le zone del Mediterraneo. Una casa che unisce le tecnologie contemporanee a una tradizione architettonica millenaria, nel segno di un «Mediterranean way of life». Concetto che si sposa perfettamente anche con le opere «termoacustiche, fonoassorbenti e biodegradabili» di Massimo Catalani, che affrescherà una parete della casa. «È la prima volta che una casa bioclimatica viene progettata con maggiore attenzione all’isolamento dal caldo piuttosto che a quello dal freddo. L’architettura verde ha avuto negli ultimi decenni caratteristiche più nordiche che meridionali, ma noi mediterranei abbiamo una tradizione antichissima, che abbiamo recuperato e reinterpretato nella progettazione. Così la nostra casa resterà isolata dall’esterno nelle ore più calde e si aprirà quando il sole cala, mentre uno spazio aperto a patio funzionerà da zona di raffrescamento», spiega orgogliosa Chiara Tonelli.

E molto efficienti sono anche le prestazioni energetiche di questa “casa dei sogni”: ogni anno Med in Italy produrrà 11.400 kilowattora con i pannelli fotovoltaici, ma consumerà solo un sesto di questa energia, potendo così mettere in rete quasi 9.500 kilowattora, per un risparmio in bolletta dell’84%. Rispetto a un abitazione costruita con i criteri dell’edilizia convenzionale, Med in Italy consumerà in un anno il 73% in meno di energia elettrica: 1.974 kilowattora contro 7.379. Una performance in linea con l’idea, per usare le parole del direttore dell’agenzia Casaclima Norbert Lantscner, che «la migliore energia è quella che non viene consumata». In 20 anni saranno 121 le tonnellate di CO2 risparmiate, come se gli abitanti avessero piantato un piccolo bosco di 120 alberi. «Med in Italy è stata l’occasione per far incontrare il tema dell’abitare con l’alta tecnologia, considerando che in Italia il settore delle costruzioni è quello a più basso contenuto tecnologico», sottolinea Tonino Paris, industrial designer e docente alla Sapienza.

A Madrid, dove si terrà la versione europea di Solar Decathlon, il prototipo italiano gareggerà con altre 19 case provenienti da 14 Paesi: Brasile, Cina, Danimarca, Egitto, Francia, Germania, Gran Bretagna, Giappone, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Romania, Spagna e Ungheria. Dei progetti, però, non si valuterà soltanto il risparmio energetico, ma saranno considerati molti altri aspetti relativi al comfort e agli elettrodomestici, alla facilità di costruzione e alla replicabilità, ma anche alla comunicazione e all’approccio con le altre squadre in gara. La temperatura della casa, per esempio, dovrà essere compresa tra 23 e 25 gradi e la lavatrice dovrà garantire un pulito ottimale senza mai superare i 43,5 gradi. Tra le prove, sono previste  anche tre cene che i team partecipanti dovranno preparare e offrire agli altri concorrenti, da cui saranno giudicati.

La casa Med, sottolinea Chiara Tonelli, «si presta a una composizione modulare, non l’abbiamo pensata come isolata» e potrebbe essere utilizzato per molti scopi. È un progetto adatto ad appartamenti e alberghi dedicati al turismo consapevole e sostenibile, ma anche ad alloggi di prima accoglienza in caso di calamità naturali o emergenze umanitarie. E se Roma si aggiudicherà le Olimpiadi 2020, scommette qualcuno, anche gli atleti dormiranno in casette Med in Italy.

Veronica Ulivieri

 

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