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La patata bollente del nucleare

gennaio 19, 2010 Progetti, Rassegna Stampa

Courtesy of Greenpeace.itLa questione del nucleare, a 23 anni dal referendum abrogativo del 1987, si riconferma un tema capace di spaccare il paese in due, tra nuclearisti e anti-nuclearisti altrettanto convinti, tra promotori degli interessi economici e difensori della sicurezza dei cittadini.

Questa mattina, a Roma, gli attivisti di Greenpeace, saliti sul Colosseo Quadrato dell’EUR, hanno srotolato sulla facciata del Palazzo della Civiltà Italiana uno striscione di 300 metri quadrati con la scritta ‘Stop alla follia nucleare, Stop Nuclear Madness‘, proprio mentre, nell’adiacente palazzo di Confindustria, Enel presentava alle imprese italiane il “Supply Chain Meeting-Progetto Nucleare Italia”.

Secondo Andrea Lepore, responsabile della campagna nucleare di Greenpeace, “Enel presenta il nucleare come un affare che per i due terzi è riservato alle imprese ma, a parte le norme sugli appalti di queste dimensioni, che prevedono gare internazionali, gli impianti EPR proposti da Enel sono un affare solo per il costruttore francese a corto di ordinazioni e non certo per l’economia italiana”.

Enel, di contro, sostiene che le imprese italiane godranno del 70% degli investimenti necessari per costruire quattro reattori nucleari in Italia, per una quota pari a 12 miliardi di euro. Affermazione che Greenpeace ritiene in contraddizione con i dati pubblicati dall’azienda elettrica francese EDF (alleata di Enel nel riportare il nucleare in Italia), per cui “la quota degli investimenti per le parti non nucleari degli impianti EPR è pari al massimo al 40% del totale. La parte prevalente delle commesse andrebbe quindi alle imprese francesi e non a quelle italiane”.

Nel dibattito – fortemente a rischio di strumentalizzazione da entrambe le parti - si sono dunque inseriti gli esponenti dei due principali schieramenti politici.

Il Ministro “ombra” dell’Ambiente Ermete Realacci, PD, ha infatti presentato al Parlamento un’interrogazione facendo proprie le perplessità di Greenpeace circa il comportamento di Enel e ha invitato il Ministro Scajola a spiegare con chiarezza i costi del ritorno all’atomo, come immaginato dal Governo.

L’Italia dei Valori con Domenico Scilipoti ha invece puntato il dito sulla generalizzata contrarietà dei cittadini Italiani al nucleare, sottolineando inoltre l’importanza dell’alternativa rinnovabile: “Le stime del Ministero dello Sviluppo Economico ci dicono che la produzione di energia elettrica derivata da fonti rinnovabili è arrivata a coprire un quinto del fabbisogno nazionale e ha contribuito alla riduzione delle emissioni nocive nel nostro Paese. Si tratta di dati molto indicativi”, ha ribadito il deputato, “perché dimostrano che la scelta nucleare del Governo, già impugnata da 11 regioni, non é condivisa nemmeno dai semplici cittadini, orientati in maniera sempre più massiccia verso le energie alternative“.

Pronta la risposta del vice ministro allo Sviluppo Economico, Adolfo Urso, PDL, che rispondendo, alla Camera, ad un’interplellanza di Giorgio La Malfa in cui si sottolineava l’importanza dell’”acquisizione e interiorizzazione di tecnologia nucleare da parte di imprese italiane“, per poter sviluppare un adeguato  know how tecnologico nazionale, ha ribadito che le commesse per ciascun reattore Epr sono destinate a creare un indotto significativo, soprattuttto per tutto ciò che riguarda le opere civili, le parti meccaniche, l’informatica e la parte elettrica ed elettrostrumentale.

Affrontando il tema della sicurezza degli impianti, della gestione dei rifiuti e della realizzazione dei reattori di quarta generazione, oltre a quello della fusione nucleare, Urso ha poi ribadito che ”sono temi su cui l’Italia sta lavorando con le proprie componenti scientifiche ed industriali, in un ottica di crescente collaborazione sul piano internazionale e bilaterale, come dimostrano gli accordi governativi con Francia, Stati Uniti, Russia e Giappone stipulati lo scorso anno. Da tali attività di ricerca si stanno concretizzando delle ricadute, dirette ed indirette, particolarmente positive per il sistema industriale nazionale”.

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