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L’ONU dedica il 2013 alla cooperazione per le risorse idriche

gennaio 8, 2013 Internazionali, Politiche, Progetti

Il 2013 appena iniziato è l’Anno Internazionale della Cooperazione nel Settore Idrico. L’acqua è un bene sempre più prezioso e allo stesso tempo sempre più scarso, così l’Onu ha deciso di organizzare una mobilitazione globale: conferenze, incontri, proposte legislative legate a un tema che nei prossimi anni sarà decisivo.

L’acqua è imprescindibile anche nella produzione della tecnologia più avanzata, eppure, secondo le Nazioni Unite, nel 2025 almeno 1,8 miliardi di persone saranno colpite da una grave scarsità di risorse idriche. E senza una sicura disponibilità d’acqua non si può neanche parlare di sviluppo sostenibile, cura dell’ambiente, condizioni sanitarie adeguate e riduzione della povertà. Ma nonostante i problemi siano noti da tempo si è fatto ancora troppo poco per risolverli. E un po’ovunque nel mondo – Italia inclusa – la situazione ha raggiunto un punto critico. I problemi legati all’acqua si esauriscano nelle immagini di paesaggi inariditi e di donne che marciano per chilometri solo per raccogliere un secchio d’acqua.

Quelle sono situazioni drammatiche (ci sono Paesi come la Somalia dove meno di una persona su tre ha accesso all’acqua potabile), ma la crescente scarsità idrica è anche causa di conflitti fra Stati, rivolte e crisi internazionali. Durante gli ultimi cento anni la popolazione mondiale è cresciuta fino a sei miliardi di persone. Nello stesso periodo, l’utilizzo di acqua in percentuale è aumentato più del doppio degli abitanti del pianeta. La quantità totale di acqua disponibile non può crescere, così quella che c’è diventa sempre più rara e preziosa.

A questo si aggiunge che ben 145 Paesi si trovano a gestire e amministrare risorse idriche importanti in coabitazione con altri stati: fiumi, laghi o falde che attraversano frontiere e toccano più territori, spesso causando tensioni e conflitti anche gravi. Non c’è area del mondo che non sia toccato da simili problemi. In Medio Oriente Israele controlla e raziona l’acqua del Giordano a disposizione dei palestinesi, mentre Turchia, Siria e Iraq si scontrano per il Tigri e l’Eufrate. In Africa è il Nilo a essere conteso da Egitto, Sudan e Etiopia. In Asia l’India ha contenziosi aperti con il Pakistan e il Bangladesh per lo sfruttamento, rispettivamente, dell’Indo e del Gange, mentre la Cina con i suoi colossali progetti di dighe per l’energia idroelettrica minaccia di lasciare a secco il Vietnam e la Cambogia. Messico e Stati Uniti invece litigano per il fiume Colorado e il Rio Grande. In Sud America all’opposizione per il grande progetto Hydro Aisén (che vede coinvolta anche l’Enel) per la produzione di elettricità in piena Patagonia cilena, si aggiungono le manifestazioni popolari per i tentativi di privatizzare le risorse idriche locali: scontri violenti si sono avuti negli anni scorsi a Cochabamba, in Bolivia, mentre cresce la preoccupazione attorno all’acquifero del Guaranì – la terza più grande riserva d’acqua dolce del mondo al confine fra Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay – che diverse multinazionali e soggetti privati vorrebbero gestire a scopo di lucro.

Per gli stessi motivi un numero impressionante di persone si è mobilitato anche in Italia, in occasione del referendum del giugno 2011, quando 27 milioni di cittadini hanno votato contro la privatizzazione del servizio idrico locale. Ma nemmeno qui da noi i tentativi di mercificazione dell’acqua sono terminati. Il 29 dicembre scorso, infatti, l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas ha approvato il nuovo Metodo Tariffario Transitorio per la gestione dell’acqua: il secondo quesito del referendum negava la possibilità di fare profitto sul servizio idrico, ma il nuovo tariffario ribalta la situazione cambiando semplicemente il nome del guadagno in “oneri finanziari”.

Il fatto è che l’acqua è diventato un bene economicamente rilevante. Così, anche se l’Onu ha sancito il diritto per ogni abitante della terra all’acqua potabile, questo viene messo in discussione da alcuni progetti speculativi. Come ha recentemente scritto il professor Frederick Kaufman sulla rivista Nature è possibile che presto grandi banche e fondi d’investimento mettano a punto un sistema per fare scommesse finanziarie anche sull’acqua e sul suo prezzo. Un po’ come avviene per il cibo (grano e altri alimenti di base), attraverso lo strumento dei futures si potrebbero scambiare diritti sulla disponibilità idrica futura. Ed esattamente come è avvenuto e avviene per grano, riso e soia questo porterebbe a bolle speculative, aumento dei prezzi e, in definitiva, renderebbe l’acqua disponibile a chi si può permettere di pagarla di più.

Per tutte queste ragioni il 2013 sarà un anno così importante. Già dall’8 al 10 gennaio è in programma a Saragozza, in Spagna la UN-Water Annual Conference, che verrà seguita dall’inaugurazione ufficiale dell’anno dedicato alla cooperazione idrica l’11 febbraio, a Parigi. Il 22 marzo sarà invece il World Water Day mentre altri appuntamenti decisivi saranno la Conferenza Internazionale sulla Cooperazione Idrica di Dushambe (Tagikistan) ad agosto, e la World Water Week che si terrà a Stoccolma dall’1 al 6 settembre 2013.

Matteo Acmè

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