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Madamina, il catalogo è questo. The Plant List

gennaio 5, 2011 Progetti

Courtesy of theplantlist.orgNon è stato proprio un gioco da ragazzi, ma alla fine il più grande database di tutte le piante del mondo ha visto la luce. I ricercatori dei Kew Gardens di Londra e del Missouri Botanical Garden di St. Louis, dopo dieci anni di duro lavoro, sono riusciti a raccogliere oltre 1 milione e 250 mila nomi di fiori, alberi, muschi, felci e arbusti in un unico grande contenitore, chiamato The Plant List, disponibile on line.

Un risultato importante, che conclude in modo positivo l’anno della Biodiversità. La banca dati è infatti uno strumento utile per sostenere tutte le azioni di protezione delle specie a rischio.

Un labirinto ordinato di parole che suonano misteriose, esotiche e affascinanti. Si scopre così che la specie dal nome più lungo è la Ornithogalum adseptentrionesvergentulum, che include la Stella di Natale e appartiene alla famiglia delle Asparagiaceae. La voce più corta è invece Poa Fax, che indica una specie di fiori dell’Australia occidentale.

Nel grande orto botanico virtuale, tutti i vegetali conosciuti sono classificati in gruppi, a loro volta divisi in 620 famiglie, 16.167 generi e oltre 1 milione di specie. I gruppi sono quattro. Il più ricco di biodiversità è indubbiamente quello delle piante con fiori, dette Angiosperme, che si dividono in più di 352 mila specie, includendo alberi, erbe, piante acquatiche, bulbi ed epifite (piante che crescono su altre, usate di solito solo come sostegno).  Le famiglie più grandi del gruppo, caratterizzato dal fatto che il seme non è mai nudo, ma sempre protetto da un ovario, sono le Orchidee, le Compositae (margherite) e i Legumi. Ma ne fanno parte anche gli alberi più comuni (ad eccezione dei pini e delle altre Conifere), le piante grasse e quelle carnivore. Segue, per numero di specie (20.000), la famiglia dei Muschi, o Briofite. «Giocano un ruolo vitale nel regolare gli ecosistemi, esercitando un effetto tampone per le alter piante, che vivono intorno e beneficiano dell’acqua e dei nutrimenti raccolte dalle Briofite», spiegano gli esperti su The Plant List. Sono piante importanti anche perché funzionano spesso da indicatori della qualità di un habitat, essendo molto sensibili ai livelli di umidità nell’atmosfera. Livelli che, spiegano i ricercatori, «sono più bassi negli habitat turbati, dove c’è meno ombra». Al contrario delle Angiosperme, le Briofite non hanno semi e fiori, ma si riproducono grazie alle spore.

Segue, con 13 mila specie, il gruppo delle Felci, chiamate Pteridofite. Piante che si riproducono tramite le spore e che possono arrivare ad avere fronde lunghe anche sei metri. Molte, soprattutto tra quelle che vivono nelle foreste pluviali, sono epifite: crescono cioè sopra ad altre piante. Esse recuperano l’acqua dall’aria umida o dalle gocce di pioggia che cadono dai rami e dai tronchi degli alberi più alti. Ci sono anche felci acquatiche.

Troviamo alla fine, con solo un migliaio di specie, il gruppo delle Conifere e dei diversi tipi di palme, dette Cicadofite. Chiamate anche Gimnosperme, sono caratterizzate dai semi nudi, distribuiti sulla superficie della pigna. Oltre a pini e cipressi, fa parte del gruppo anche il Ginkgo, un albero antichissimo, vecchio di almeno 250 milioni di anni, originario della Cina.

«Per la prima volta – ha spiegato Peter Wyse Jackson del Missouri Botanical Garden – c’é una lista di tutte le piante presenti nel pianeta, che può essere usata per diversi scopi, a partire dai piani per la conservazione della biodiversità. Grazie al database si possono mettere insieme tutte le informazioni su una data pianta, in modo da decidere rapidamente quali sono quelle più a rischio». In futuro, il database verrà aggiornato e ampliato. I ricercatori si impegneranno anche a trovare una classificazione per le oltre 200 mila voci “unsolved”. Casi cioè in cui non è chiaro se la parola indichi una specie nuova o sia sinonimo di un’altra voce. Gli scienziati aggiungeranno anche informazioni più precise sulla provenienza geografica delle singole piante. Già si pensa infatti alle versioni future della banca dati, che sarà continuamente nutrita curata.

Uno degli obiettivi delle versioni future del grande orto botanico virtuale è il coinvolgimento di altri ricercatori ed esperti, che possono scrivere direttamente al team di The Plant List a questo indirizzo: contributors@theplantlist.org. Le istituzioni che hanno partecipato al progetto sono già molte: con i Kew Gardens e il Missouri Botanical Garden hanno infatti collaborato banche dati come Tropicos, Catalogue of Life e la Biodiversity Heritage Library.

Veronica Ulivieri

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